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Emozioni dal Pride

Un’articolo di Barbara D’Acerno

“Pride” non è un marchio registrato. cronaca di una giornata tutta da scoprire.

12.10 Napoli. tutti in fila per due ad attendere pazientemente il proprio turno al taxi.

(io che faccio i complimenti stupita a chi la gestisce questa fila…e mi vergogno del mio stupore).

piazza san nazzaro. niente più tavolini all’aperto ad occupare il suolo pubblico. bella sala interna. la vera margherita. piena di basilico.

nessuna maschera per proteggersi dalle esalazioni della “munnezza”.

nessuna strada bloccata dai bidoni straboccanti.

(e io che di nuovo mi vergogno del mio stupore per tutto questo).

14.00 piazza plebiscito….siamo in pochi….2 soli carri e un paio di suv.

noi li allestiamo.

quei movimenti che oramai dopo 15 anni di pride sono diventati quasi automatici…come ripercorrere la strada di casa in auto tutte le sere..è lei che ti guida e tu non sai come.

le nostre mani, le bandire, il nastro isolante, i palloncini….è tutto come sempre…

ma dentro c’è la domanda fissa (che nessuno di noi ha in realtà il coraggio di fare ad alta voce): ci sarà davvero la città a condividere con noi questa giornata?

intorno qualche decina di persone….penso al 28 giugno del ’69..al
documentario visto solo pochi giorni prima al cinema l’aquila. pigneto. roma. queering festival.

penso alla paura raccontata da chi c’era. quella paura di ritrovarsi in poche decine a sfilare per il loro orgoglio.

mi ci ritrovo. a pieno.

sono scesa in terra partenope più per essere vicina ai miei amici, alla mia famiglia. per essere una di quelle poche decine di persone che ci aspettiamo abbiano seguito il nostro sogno. la nostra caparbietà.

poi, d’improvviso, la magia.

15.45 alzo lo sguardo. la piazza si è riempita.

di corsa…ci chiamano..dobbiamo andare ad aiutare….

il sindaco, si lui, l’aveva detto, c’è. è lì con noi.

quasi contemporaneamente arriva vladimir. l’unica al di fuori di napoli ad averci creduto. l’unica.

16.00. siamo lì. pronti. si parte.

no. un attimo. prima di fare il primo passo una cosa è d’obbligo….parte come spontanea dalla folla “bella ciao”.

pugno in alto. chiuso. de magistris la intona con noi.

nessuna paura più. solo il sorriso. pieno. soddisfatto.

reggo lo striscione d’apertura, di fianco a me una ragazzina di 18 anni emozionata “onorata di reggere lo striscione…” mi dice.

è il suo primo pride.

e come per lei per tanti altri.

si perchè è stato anche, forse soprattutto, questo. il pride dei giovani.

le mie rughe intorno agli occhi, i miei capelli bianchi, il nostro aiutare le forze dell’ordine impacciate ed emozionate a capire come gestire l’avvio del corteo.

si. ero lì, con donata, con carlo, con marco, orgogliosa ed onorata di indicare la strada a tutti quei giovanissimi che partecipavano emozionati a quella giornata, fieri, nella loro città.

pensavo di avere già il cuore in gola…pensavo questa giornata non potesse aggiungere altro.

e invece…nuove emozioni.

via pertenope. il corteo si ferma. parte YMCA…si balla. tutti. il nuovo sindaco in prima fila. pugno chiuso. alzato.

anche qui, con orgoglio (quant evolte l’ho usata questa parola in queste righe???).

la camicia fuori dai pantaloni. non curante. non è importante. saluta una delle nostre mamme sul carro.

si riparte. riviera di chiaia. il vigile al mio fianco, lo stesso che ci avevo chiesto con cortesia dell’acqua qualche ora prima (non voleva lasciare il corteo ma il sole era alto), con orgoglio (anche lui) ci dice: ma lo sa lei che è la prima volta da 30 anni che chiudono questa strada per un corteo. per una manifestazione?

no. non lo sapevo. il cuore batte sempre più forte. sembra non volersi fermare più.

e poi così…si continua…mi volto..saremo mille…un numero che fin troppi ne richiama di simboli dal passato.

quegli stessi mille che applaudono sotto l’ambasciata americana alla giornata storica NYorchese, al matrimonio.

al “nostro” matrimonio.

quegli stessi mille che pochi metri più avanti si ritrovano alla rotonda diaz ad ascoltare, con la pelle d’oca, le parole di vladimir.

un discorso pieno. europeo. napoletano. italiano.

parole di unione. di consapevolezza. dure. intense. tenere.

si. perchè il pride non è un marchio registrato.

il pride è di chi lo vive. è della città che lo accoglie. è di tutti quei giovani che sono sicura domani sapranno fare molto meglio di tutti noi. sapranno andare oltre i personalismi di una poltrona.

sapranno marciare per i loro diritti. e ottenerli.

troppe queste righe sicuramente per una lettura mordi e fuggi da social network.

troppo precise le descrizioni dei luoghi, delle vie, per chi questa città non la conosce.

ma io non ho saputo trattenermi…no, perché è l’unico modo che conosco per dire:

grazie donata, grazie carlo, grazie marco per avermi costretta a superare la stanchezza ed esserci.