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Ventotene

Sveglia all’alba, alle 5.
Un po’ di anni fa ci andavo invece a dormire a quell’ora!
Con gli occhi ancora assonnati prendo presto il treno per Formia, da lì il traghetto per Ventotene.
La costa si allontana e si è in mare aperto, la scia dietro sembra bagnoschiuma.
La prima isola che vedo è quella di S.Stefano e mi viene alla mente il grande Pertini che qui venne imprigionato durante i tristi anni del confino politico fascista, Un partigiano come Presidente cantava Toto Cutugno.
Sulla banchina trovo Angela, la Presidente di Albatros, progetto Paolo Pinto, i bagagli sul tre ruote e a piedi all’hotel Isola Bella, già, perché Ventotene è proprio bella, quella bellezza fragile del tufo che si sgretola, la bellezza non laccata della facciata scrostata di una casa di porto, la bellezza più vera, quella non conscia di esserlo.
Abbiamo i minuti contati! mi ammonisce Angela.
E’ vero, devo fare in fretta, devo imparare a immergermi… avevo imparato nella vita a emergere, adesso mi toccherà immergermi! Il grande istruttore Manrico Volpi, con gli occhi celesti come il mare, mi insegna la teoria, roba sconosciuta: gav, erogatore (e non è un Bancomat!), compensazione, la legge di Pascal.
Voglio immergermi se devo fare la madrina di immersione per sub desiderosi, curiosi, capaci, sportivi, e per inciso non vedenti.
Prima prova: che dolore alle orecchie, devo tapparmi il naso e sturare! Brava, ci riesco, 5 metri.
Accarezzo una stella, sfioro spugne di colori bellissimi, mi lascio solleticare dalla capigliatura folta e viva della Posidonia.
Passano i giorni, divento sempre più capace, 15 metri.
Sono pronta.
Tutti insieme tuffo all’indietro e poi ovattati dalle profondità marine ed amniotiche. Ricci, ombrellini di mare, una murena enorme e bellissima.
A un certo punto Manri mette la mia mano sulla mano di Toni, e da quel momento è lui che mi fa conoscere al tatto dei contorni le pinne nobilis, conchiglie, merletti di mare. Io ho la netta convinzione che Toni sia un non vedente-vedente, lui fotografa ciò che tocca e capisce di cosa si tratta. Anzi spesso ci sono specie che “ingannano la vista”, sembrano di una consistenza morbida e invece sono duri o viceversa.
Lo spirografo si ritrae al nostro passaggio e un paguro si rintana per prudenza.
Raggiungo Elisabetta entusiasta che continua a parlare facendo una caciara festosa. Siamo nei fondali e diventiamo due sogliole che fanno scrub con la sabbia, lei poi mi mostra i dettagli di una conchiglia liscia al tatto come marmo lucido e il velluto delle code di pavone.
Queste meraviglie le ho conosciute grazie ai loro occhi.
Grazie di queste emozioni.
Abbiamo ballato in piazza, ci siamo commossi, abbiamo riso, ci siamo scottati al sole e ci siamo coperti di notte di una trapunta di stelle tremule.
Abbiamo visto con gli occhi del cuore in un mondo troppo spesso accecato dal pregiudizio, dall’odio, dalla discriminazione.
Mi sento una di voi.

Vladimir Luxuria