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Vladimir Luxuria, memoria e diritti civili

Un’intervista di Elena Romanello
fonte:  nuovasocietà.it

Vladimir Luxuria, attrice, conduttrice, opinionista, ex parlamentare, attivista dei diritti GLBT, transgender, ha pubblicato il romanzo “Eldorado” per Bompiani, struggente vicenda di amore omosessuale sullo sfondo dei drammi della Storia, che pone tante tematiche ed interrogativi, tra la persecuzione nazista di ieri e le discriminazioni di oggi.

Nel tuo libro ci sono due tipi di omofobia all’inizio, quando l’anziano gay protagonista viene picchiato e derubato dalla persona con cui pensa di avere una storia e quando viene deriso dagli omosessuali più giovani. Quindi l’omofobia ha questi aspetti?

Oggi uno dei drammi delle metropoli è la solitudine, io rabbrividisco quando leggo notizie di anziani trovati morti perché i vicini hanno sentito l’odore, e uno dei motivi per cui dovremmo ringraziare gli stranieri è che grazie ai e alle badanti immigrati si evitano tante tragedie. Il mio protagonista è un anziano che esce non per cercare sesso, ma per fare amicizia, per trovare calore umano, e ho voluto far vedere come in un ambiente che non dovrebbe discriminare in realtà è molto discriminatorio. I gay invecchiano, io ho voluto parlare di gay anziani e dei loro problemi, anche solo a trovare calore umano.

Nel tuo romanzo c’è molta ironia e verve, pur parlando di cose tristi se non tragiche, per esempio quando fai dire al tuo protagonista “Se faccio sesso bisogna chiamare l’ambulanza”. Tu usi l’ironia anche contro la violenza e l’intolleranza?

Ho fatto vari esperimenti con le persone omofobe, ho visto che quando mi arrabbiavo vedevo da parte loro una grande soddisfazione, ma se rispondevo con una battuta di spirito li spiazzavo. Bisogna fare un doppio lavoro perché certi atteggiamenti diventino di una minoranza che si vergogna, perché l’omofobia oggi può fare molto male ai più giovani e fragili, e spesso ha il beneplacito delle istituzioni.

In un’intervista hai detto che quasi ti vergogni di essere italiana, ricordando di una volta che mentre eri a Berlino a parlare con una coppia di ragazzi spagnoli del loro matrimonio ti è arrivata l’ennesima notizia di un’aggressione omofoba. Davvero l’Italia è così indietro?

A Berlino c’è un museo e un centro di documentazione sugli omosessuali, dove si possono fare ricerche, e dove ho trovato tanto materiale per il mio romanzo, che tratta tra le altre cose dei gay uccisi nei lager nazisti e prende il suo titolo da un locale gay di Berlino degli anni Trenta, l’Eldorado, che era il Muccassassina di allora. Basta andare fuori dai confini italiani per vedere come siamo riconosciuti dallo Stato con diritti e doveri. In Italia non abbiamo diritti, ci sono esponenti politici che si permettono di fare continue battute contro di noi e non si vuole legiferare per riconoscere la nostra esistenza. Poi anche all’estero c’è l’omofobia, io sono stata aggredita in metropolitana a Londra da un gruppo di naziskin, ma la cultura è diversa, anche se gli stronzi ci sono ovunque. E io dico che non basta esprimere solidarietà ad Anna Paola Concia e alla sua compagna per gli insulti che hanno subito, ma bisognerebbe fare leggi concrete contro certi atteggiamenti, basterebbe anche soltanto inserire nella legge Mancino l’aggravante per l’omofobia.

Nel libro si parla degli esperimenti nazisti per correggere l’omosessualità, mentre oggi assistiamo a coming out di personalità politiche e dello spettacolo. In questo progresso c’è una necessità oggettiva di maggiore coming out?

Certo che se si vive in un Paese dove la violenza e le battuttacce omofobe non vengono sanzionate è difficile fare coming out, che poi è semplicemente una forma di sincerità, non ci si deve sentire ostacolati a raccontare, magari mentre si va al bar con i colleghi, le proprie cose personali senza vergognarsi.

È vero che vuoi cambiare l’articolo 3 della Costituzione?

Più che cambiarlo vorrei ampliarlo, ispirandomi a quello che ha fatto Nelson Mandela in Sudafrica, quando nel 1994 fece mettere nella Costituzione del suo Paese che non dovevano esserci più discriminazioni, aprendo poi la strada non solo all’abolizione definita dell’apertheid, ma ai matrimoni omosessuali.

Avresti voglia di ridarti alla politica?

Per ora non mi pronuncio, ho voglia comunque di continuare ad impegnarmi per quella che è una battaglia di civiltà. Ammiro molto il coraggio di Nichi Vendola, ritengo che sia importante che si vada presto a nuove elezioni, anche per ricostruire un tessuto sociale, di cui parlo anche in “Eldorado”.