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Come si può odiare una figlia?

Un articolo di Vladimir Luxuria
fonte: Calabria Ora (PDF)

Non so se sia stato un sussulto di pietà o semplice ipocrisia aver voluto creare un eufemismo linguistico per di-chiarare “illegittimi” e non “illegali” i figli nati al di fuori del matrimonio. Definizione che poi si allarga agli stessigenitori, che non hanno fatto ricorso al matrimonio riparatore per cancellare la colpa e sentirsi liberati dal peccato.

Io stessa sarei stata una figlia illegittima se mia madre, appena 18enne, non si fosse sposata con mio padre 20enne dopo essere rimasta incinta di me. Lo scotto che dovette pagare fu un colore: non potette vestirsi di bianco, né avere l’abito da sposa tutto raso e merletti, ma unsemplice tailleur di colore crema. Altri tempi direte voi,eppure le cronache di oggi ci fanno capire che un certo retaggio fa fatica a scomparire. Lui, Giovanni Ruggiero di 83 anni, padre “illegittimo” di una figlia, e lei, Francesca di 24 anni, figlia non riconosciuta, sono i tragici protagonisti di una storia che ci fa capire come una certa mentalità non solo sia di stampo arcaico, patriarcale e familista, ma che sia anche figlia di tempi nostri.

Fino a non molto tempo fa, i figli che nascevano al di fuori di un matrimonio benedetto da un sacerdote e riconosciuto dallo Stato erano considerati “illegittimi” perchè la stessa legge non li riconosceva, non erano considerati nemmeno alla stregua di parenti e, sebbene non avessero la colpa diessere nati extraconiugalmente, su di loro gravava l’assenza di diritti, tra cui quello di non rientrare nell’asse ereditario alla morte dei nonni o dei genitori. È più o meno quello che accade oggi alle coppie conviventi omosessuali, dove il partner “illegittimo”, non riconosciuto dalla Chiesa e dallo Stato, anche se ha convissuto per decenni con il proprio compagno non merita neanche una briciola dei beni dell’altro.

La cosa che colpisce in questa vicenda  è anche il contesto in cui è avvenuto l’omicidio, ovvero la richiesta di un aiuto economico, non sappiamo se finalizzato al matrimonio o per altro. In realtà c’è qualcosa di più della semplice richiesta di soldi, sia che fosse stata una tantum oppure persistente, ovvero il disperato bisogno di questa ragazza di sentire di avere un padre capace di aiutarla e sostenerla materialmente e moralmente nei momenti più importanti della sua vita. La reazione così barbarica e contronatura, sebbene non si possa spiegare razionalmente, può indurci il sospetto di un padre (anche se post factum mi verrebbe da definire più un padre carnefice che un padre illegittimo) che abbia voluto cancellare un gesto da lui ritenuto inconsulto, come quello di aver generato una vita e di far sparire anche fisicamente e a colpi di coltello il frutto di uno sbaglio.

È un brutto segno quando un padre si vergogna dei figli, o perchè nati da una relazione extra o perchè di un altro orientamento sessuale o perché nati con disabilità fisica, ma anche viceversa; è deprimente quando un figlio si vergogna del genitore magari perchè meno ricco del papà delsuo compagno di classe. Proprio due settimane fa sono stata madrina di un campionato di nuoto per bambini down e ho messo al collo di questi ragazzi e ragazze, entusiasti e pieni di vita e energia, le medaglie del terzo, secondo e primo posto. Mi sarebbe piaciuto dare una medaglia anche ai genitori, ai parenti e agli amici che amano, sostengono e non hanno mai fatto sentire soli né inferiori questi figli.

Qualunque genitore che, invece di sentire la voce del cuore e del sangue, si preoccupa di quelloche possono pensare gli altri o di non meritare di averequel figlio o figlia lì è un genitore non “illegittimo” ma“innaturale”, perchè non c’è nulla di più malvagio cheodiare colui o colei che hai generato.