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Nikita Balli, TAR della Sardegna: Travestirsi non significa prostituirsi

Nikita Balli durante un'esibizione

Sassari. E’ una sentenza storica quella che accompagna il definitivo annullamento del foglio di via erogato a Michele Cicogna, in arte Nikita Balli, nel Luglio del 2009 dalla Questura di Sassari. Arrestato in una retata di prostitute extracomunitarie, mentre, vestito da drag queen attendeva un amico all’ingresso di Sassari, nel suo primo giorno di vacanza in Sardegna, Michele dovette passare tutta la notte in carcere per poi venire espulso, la mattina dopo, con un foglio di via che gli vietava il ritorno a sassari per tre anni. Il Movimento Omosessuale Sardo, di cui Nikita era già stata ospite in alcune feste passate, impugnò il provvedimento attraverso l’avvocato Pietro Diaz. Inizialmente, il TAR respinse la richiesta di sospensione e, solo nel 2010, Il Consiglio di Stato diede ragione al ricorrente, riformando la decisione del TAR e sospendendo il foglio di via. Era passato un anno dal fattaccio e Nikita potè finalmente fare ritorno a Sassari per esibirsi, come dj, in un Queer Party che la salutò clorosamente. Ma il ricorso andò avanti e, finalmente, il TAR ha emesso la sentenza definitiva che da ragione a Michele e sposa appieno le motivazioni portate dall’avvocato Diaz.
Una sentenza storica, quella del TAR, che non solo riconosce che, comunque, l’attività di meretricio in sè, non essendo vietata dalla legge, non sarebbe stata una motivazione sufficiente a motivare l’arresto e l’allontanamento. Ma sopratutto che il solo fatto di travestirsi non può essere confuso con la prostituzione. Si legge nella sentenza “Il sig. Cicogna non è stato colto nell’atto di prostituirsi, né, va con forza sottolineato, la passione personale, l’attività artistica e, comunque, la libertà di autodeterminarsi indossando gli abiti della drag queen possono in alcun modo essere legati o confusi con l’attività di meretricio“.

Una doppia sconfitta per la Questura di Sassari, condannata per le modalità con cui ha condotto l’arresto e l’espulsione, in maniera “frettolosa e superficiale”, ma anche per la cultura fortemente “transfobica” che porto poliziotti e Questore a confondere il travestitismo con la prostituzione. Più avanti nella sentenza leggiamo infatti “dall’esame dei fatti appare solo che il sig. Cicogna, lungi dall’esercitare l’attività di prostituzione, era semplicemente vestito da drag queen; drag queen altro non è se non un termine inglese per definire attori o cantanti anche denominati drag singer, che si esibiscono in canti e balli, indossando abiti femminili. Tale attività è artistica e, ovviamente, perfettamente lecita;”. Dal Movimento Omosessuale Sardo esprimono grande soddisfazione e particolare apprezzamento per le parole usate dai giudici nel sottolineare che l’autodeterminazione individuale, come ad esempio nel travestimento, nulla ha a che vedere con eventuali attività criminali, equazione che invece viene fatta, spesso, da esponenti delle forze dell’ordine che più che la legge cercano di far rispettare i propri personali pregiudizi. “L’omofobia e la transfobia sono purtroppo ancora presenti nelle forze dell’ordine e questa sentenza, così come quella che condannò i poliziotti autori della perquisizione a Massimo Mele e Paolo Giuliani, sono un ottimo segnale ed un monito contro la discriminazione e l’omofobia che troppo spesso guida l’operato di poliziotti come di politici” scrivono dal MOS. Ma poi sottolineano”La sentenza del TAR ci da ragione su tutta la linea e condanna la Questura, ovvero il Ministero, al pagamento delle spese. Ma se il MOS non si fosse accollato l’onere delle spese legali, con un ricorso al TAR e uno al Consiglio di Stato, che notoriamente hanno costi altissimi, e se la difesa non fosse stata sostenuta dall’avvocato Pietro Diaz, uno tra i più bravi avvocati della nostra città, Michele Cicogna avrebbe visto cancellati illegalmente e per sempre i suoi diritti civili e le sue libertà solo in nome di una cultura discriminatrice e omofobica ben rappresentata dall’ex Questore di Sassari. Sottolineamo anche che, in difesa del proprio operato, la Questura emanò un comunicato pieno di falsità e di calunnie contro la persona di Nikita Balli e contro lo stesso Movimento Omosessuale Sardo che criticò il gravissimo trattamento inflitto a Michele con l’arresto e la detenzione. Una notte in carcere non è certo un’eperienza piacevole, sopratutto quando si è totalmente innocenti, e la discriminazione subita, per via dell’abbigliamento, da parte dei poliziotti in quelle ore, deve essere riconosciuto e punito. Per questo prevediamo di procedere con una richiesta di risarcimento di danni morali e materiali in sede civile e, questa volta, vogliamo che l’entità del risarcimento sia piuttosto alata in corrispondenza del torto subito. Facciamo anche appello al nuovo Questore al quale ci sentiamo di chiedere un incontro per prevenire, in futuro, atteggiamenti discriminatori da parte delle forze dell’ordine con conseguente limitazione delle libertà e dei diritti individuali.”
Dal MOS fanno sapere che, per festeggiare la sentenza, è in preparazione una grande festa con Nikita Balli per il 6 Agosto a san Teodoro e, per l’occasione, saranno invitati anche il Questore e i rappresentanti delle forze dell’ordine. “Forse con una conoscenza più diretta delle persone omosessuali e delle drag queen anche loro riusciranno a superare pregiudizi e omofobia”.

Leggi la sentenza integrale del TAR Sardegna

Massimo Mele
Presidente MOS

M.O.S. – Movimento Omosessuale Sardo
Via Rockfeller, 16/c – Sassari
Tel. 079.219024