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Vladimir Luxuria per Spiagge d’Autore con “Eldorado” si racconta a LSDmagazine

Un’intervista di Mary Divella
fonte: lsdmagazine.com

Vladimir Luxuria: difficile da racchiudere in un’unica definizione.Versatile, eclettica, ironica, come la sua vita. Oggi èla transgender piu’ famosa d’Italia. All’attivita’ nel mondo dello spettacolo, ha affiancato una grande partecipazione in favore dei diritti civili delle minoranze. Nel 2006, per Rifondazione Comunista, è stata eletta in Parlamento, prima transgender della storia. Nel 2008 ha vinto l’Isola dei Famosi, il reality show condotto da Simona Ventura. Nel 2009 ha pubblicato il libro “Favole non dette” (Ed. Bompiani). Oggi è presente al festival itinerante “Spiagge d’Autore”, progetto della Regione Puglia – Assessorato al Mediterraneo, Cultura e Turismo – ideato da Confcommercio Puglia, unitamente al Sindacato Italiano Balneari (SIB) e all’Associazione Libri Italiani (ALI), con il suo primo romanzo “Eldorado”, edito sempre da Bompiani, in due giornate, sabato 16 luglio, alle ore 21.00 a “La Sirenetta” di Margherita di Savoia e domenica 17 luglio, alle ore 20.00 allo “Yachting Club Porticciolo” di San Vito.

“Eldorado” è un romanzo sull’intolleranza, sull’omofobia di ieri e di oggi. Ma è anche un viaggio nella memoria personale e collettiva. C’è uno spaccato di storia in questo racconto, uno dei momenti più cupi e drammatici del nostro Novecento, quello segnato dall’odio istituzionalizzato, dall’ideologia, dal conformismo, dalla sottomissione all’autorità. Il nazifascismo fa da scenario a tutto il libro, con la sua violenza, gli abomini di cui può macchiarsi un uomo quando abbassa la guardia, quando dimentica di riflettere, quando si lascia irretire dagli slogan e dalle parole d’ordine. E, allora, doveroso diventa ricordare. Sono la narrazione, il racconto, il romanzo a farlo e a porsi come dovere di testimonianza e di memoria. E Vladimir Luxuria lo fa dosando con sapienza i toni della tragedia e dell’ironia. Lo fa con quel rispetto misto a intelligente leggerezza che la contraddistinguono. Ingredienti tutti che mette al servizio del suo ultimo libro. E lo fa attraverso la parabola del “tenero Raffaele”o “Nonna Wanda”, un anziano omosessuale di Foggia trasferitosi a Milano, vittima di un sopruso “quotidiano” che lo riporta con la memoria alle umiliazioni subite dagli omosessuali durante il nazifascismo. I flashback, di cui è ricco il libro, rimandano, infatti, a immagini struggenti e drammatiche da una parte, divertenti, appassionate e leggere, dall’altra. Come divertenti e ridicoli sono i monologhi con cui si diletta sempre Raffaele nel personaggio di Nonna Wanda.
Dunque un romanzo ironico, genuino, appassionante, non dimentico, però, dell’eredità pesante che deriva dal nostro passato. E con la speranza certa, che vibra in ogni pagina, che la vita riserva per tutti, fortunati e non, meritevoli e non, grandi e inattese sorprese.

Nell’incontro che Vladimir Luxuria ha riservato a noi di LSD Magazine, parla di se’ e del suo romanzo.

Chi è Vladimir Luxuria?

Vladimir Luxuria è una persona che giornalmente cerca un equilibrio tra le sue varie componenti, quella più impegnata e quella più ludica, quella più scherzosa e quella più malinconica, tra il femminile e il maschile. Che cerca anche di trovare l’energia, la forza, l’entusiasmo per continuare a credere di combattere contro tutte le ingiustizie.

Come si è scoperta scrittrice? E quale valore ha per lei la scrittura?

Ricordo che sin dalle scuole medie, scrivevo temi molto belli. Subito dopo la Laurea in Lingue e Letterature Straniere ho continuato con degli interventi all’interno dell’Università. Quindi ho cominciato a scivere articoli su giornali quali L’Unità e Liberazione. Ultimamente ho anche scritto editoriali per Sette-Corriere della Sera e per
un quotidiano calabrese chiamato Calabria Ora. Quindi questo tipo di scrittura giornalistica l’ho sempre coltivata. Poi ho avuto un approccio con una scrittura più creativa. Ho, infatti, scritto vari soggetti teatrali. Ho anche scritto testi di alcune puntate radiofoniche. Per arrivare, su proposta di Elisabetta Sgarbi, direttrice editoriale della Bompiani, a dedicarmi ad una scrittura più impegnata. E questo è il mio terzo libro, primo romanzo, sempre con la Bompiani. Sono estremamente contenta che la stessa Elisabetta Sgarbi, sorella di Vittorio, che ha creduto in me e mi ha voluta come scrittrice di romanzo, è la stessa donna che con la sua casa editrice Bompiani ha fatto vincere a Edoardo Nesi l’ultimo Premio Strega.

C’è una identificazione con Raffaele, il protagonista del romanzo? Se si, quanta?

In realtà, mi identifico in quasi tutti i personaggi, o, ad essere più precisa, in tanti personaggi del romanzo. Mi identifico in Raffaele, ma anche nelle sue due “sorelle” tedesche, Karl e Franz. Mi identificherei anche nella vita tranquilla, quotidiana di Vivien. Ovviamente, non mi identifico nei “cattivi” del libro. Però, Raffaele è il personaggio più tenero, non solo per la sua età. Certamente, quando si scrive la vita delle persone anziane si è colpiti da tenerezza, ma non e’ solo per questo che lo definisco un personaggio tenero, ma perché è una persona che ha sofferto molto nel corso della sua vita, che ha provato su di se l’ingiustizia della storia, che è stato vittima dell’omofobia di ieri, con il nazismo e dell’omofobia di oggi, attraverso l’aggressione che subisce a Milano da un ragazzo che lo picchia e gli ruba l’auto. Però, è come me. Una persona forte, una persona che fino alla fine riesce a resistere. E’ una persona dotata di grande umorismo. Nel libro ci sono pagine divertentissime, in cui Raffaele si diletta in ridicoli monologhi nel personaggio di Nonna Wanda. Ed è una persona che alla fine riesce a coronare il suo sogno d’amore. E questo, più che un aspetto autobiografico, è un auspicio che faccio anche a me stessa, magari prima di raggiungere la veneranda età di Raffaele.

Lei ha definito il suo lavoro come “il primo romanzo pop sull’olocausto gay”. Può spiegarci meglio cosa intende?

Non intendo banalizzare il tema dell’Olocausto. In questo libro, il termine pop va inteso nel senso di popolare. Nel senso che, credo di aver utilizzato una scrittura molto leggibile. E’ un romanzo che possono leggere tutti. Un romanzo che, nonostante la durezza dei temi, usa “il pugno e la carezza”. Il pugno, perche’ ci sono pagine che emozionano al punto da far scendere la lacrima a chi legge; la carezza, perché mitigo la sofferenza con ironia, battute e sorrisi.

Si è sempre contraddistinta per la sua partecipazione a favore dei diritti civili delle minoranze. “Eldorado” diventa la forma narrativa di questo suo pregevole impegno?

Credo di aver racchiuso, come in uno scrigno, le gemme preziose dell’esperienza della mia vita e dei miei ideali. Aprire e leggere il libro è come aprire questo scrigno che, per me, risulta essere assoultamente prezioso e trovarsi dinanzi alle mie gemme: reagire sempre davanti alle ingiustizie di chi crede che nella società debbano vivere persone solo in base a qualità che sono del tutto neutre, come il colore della pelle, l’orientamento sessuale, l’origine etnica o, ancora, l’età.