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Riflessioni sull’intervista di Marrazzo su Repubblica

di Vladimir Luxuria

Voglio togliermi un paio di sassolini dai miei tacchi a spillo… oops… preferisco dire dai miei sandali bassi, perché meglio non esagerare con la rivendicazione del nostro essere “trans fatale” dopo l’intervista rilasciata dall’ex Presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, su Repubblica. E già, perché quel suo averci definite “donne all’ennesima potenza” rischia di creare un clima di guerra civile estetica tra donne nate tali e chi lo diventa, il tutto (come sempre accade) sempre a vantaggio del potere maschile. Infatti.

Primo sassolino: se non fosse stato per lo scandalo la destra non avrebbe candidato la Polverini e la sinistra, per adeguarsi, non le avrebbe contrapposto la Bonino. Quote rosa, solita storia. Poche donne candidate alle varie presidenze regionali nelle elezioni del marzo 2010: a parte la sfida tutta al femminile in Umbria, la Bresso per la sinistra in Piemonte e la Bernini per la destra in Emilia Romagna, per il resto la sfida era tutta al maschile. E allora ecco il coniglio dal cilindro per conquistare il Lazio: candidiamo donne di origine controllata, la Polverini e la Bonino, certo femminilmente meno prorompenti di Natalie, ma dal pedigree a prova di equivoci. Perché “almeno a noi piacciono le donne!” come ebbe a dire Berlusconi per trovare attenuanti ai suoi bunga-bunga e alle accuse di prostituzione minorile e pedofilia; insomma, meglio pagare una minorenne donna che una trans adulta!

Secondo sassolino: l’affaire Marrazzo, per parafrasare Gabriel Garcia Marquez, è stato una “cronaca di uno scandalo annunciato”. Per dirla in altri termini, lo strumento per delegittimarlo era stato da tempo studiato. Sono andata a spulciare l’archivio dei quotidiani e in data 14 marzo 2006 (ben quattro anni circa del fattaccio) il Corriere della Sera titolava “Un viado per rovinare Marrazzo”. Di cosa parlava l’articolo? Erano stati arrestati degli investigatori privati, militari corrotti della Guardia di Finanza, con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata allo spionaggio politico. Inchieste illegali per screditare gli avversari dell’ex candidato Storace alla presidenza, uno scandalo a luci rosse, l’arruolamento di una trans per incastrarlo. Allora non ci riuscirono, qualche anno dopo, alla vigilia di nuove elezioni, sì.
I fatti sono noti, otto persone, tra cui tre carabinieri (i veri travestiti, indossavano una divisa che non meritavano), sono state rinviate a giudizio per tentata estorsione ai danni di Marrazzo, il quale, meglio ricordarlo, era vittima e non imputato e, a differenza di altri imputati, ha scelto, più o meno di propria volontà, di rassegnare le dimissioni e abbandonare la scena politica, almeno per ora.
Meno note e più misteriose le vicende attorno alle morti della trans Brenda (omicidio o suicidio?) e dello spacciatore di cocaina Cafasso.
Ancora oscuro è il ruolo della trans Natalie, rinviata a giudizio anche lei, ma per cessione di droga.
Nella lunga intervista su Repubblica Marrazzo parla della sua attrazione verso le trans, estremamente attraenti “donne all’ennesima potenza, esercitano una capacità di accudimento straordinaria” ma anche pericolose e fatali, come delle Madame Bovary.
Parla di errore, debolezza, scuse, analisi, ritiri spirituali e letture purificatrici.
E’ difficile pesare il questo caso quanto sia da considerare “aggravante” il fatto che il tradimento sia avvenuto con le trans e non con altre donne nate tali. Marrazzo era sposato, con figli, c’era di mezzo la droga e il fatto che aveva usato l’auto di servizio per andare in via Gradoli.
Comportamento sbagliato, non c’è dubbio. D’altronde anche io se fossi in coppia con un uomo mi arrabbierei molto se venissi tradita, e a me poco importerebbe se le corna me le facesse con un’altra trans come me o con una donna. Sempre di tradimento si tratterebbe. Ma non siamo tutte uguali: ci sono donne che la pensano come me e altre che invece considererebbero più grave e doloroso immaginare il proprio uomo tra le braccia di una trans.
Per quello che riguarda il suo rapporto con la famiglia è affare loro affrontare quanto successo. Alla figlia ha raccontato che è andato a “una festa sbagliata” e con la moglie c’è stata la separazione.
L’intervista non annulla la mia sensazione che in realtà la moglie già lo sapesse o lo sospettasse fortemente e che non sia rimasta davvero così sorpresa, infatti alla domanda “Sua moglie non sapeva niente delle sue abitudini?” risponde non rispondendo “Lei cosa pensa?”. Ma questa è solo una mia sensazione.

Non so se Marrazzo prima o poi ritornerà in politica (molti del PD lo vogliono ancora in quarantena), solo per alcuni inquisiti i capi di imputazione fanno curriculum.
Io so solo che lo scandalo è fumo negli occhi, non ci fanno vedere la vera sostanza della vicenda che è l’uso dello scandalo sessuale per far fuori l’avversario politico, ed è inquietante e intimidatorio leggere la conferma che Berlusconi sapesse del video e che avesse avvisato solo Marrazzo e non la magistratura.
Per il resto le cose vanno come vanno: qualcuno ci considera più donne delle donne, qualcun altro imitazioni malriuscite, qualcuno parla di noi al femminile e altri declinandoci sempre al maschile, qualcuno ci trova irresistibili altri disgustose (de gustibus).

Vorremo ancora essere rispettate come persone e non in base a un parametro estetico o una gara con le altre donne, con le quali preferiremmo sentirci meno rivali e più solidali, contro il comune nemico del sessismo, del machismo e della violenza.