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Alla ricerca di Eldorado, con Vladimir Luxuria

Un’intervista di Cinzia Crobu
fonte: recensito.net

Pubblico delle grandi occasioni al Festival Mauritano la manifestazione ideata dalla Luna d’Oriente Onlus. Vladimir Luxuria dosa, con sapienza, i toni della tragedia e dell’ironia e ci racconta il suo “Eldorado”. Un romanzo che tocca tanti luoghi dell’omofobia, dall’olocausto degli omosessuali alle minacce quotidiane.

Un tubino fucsia ed un leggero ritardo, come si addice ad ogni prima donna. Ci eravamo lasciate quest’inverno nei camerini del Teatro Delle Saline dove Vladimir Luxuria si era cimentata in un’esilarante terapia sessuale di gruppo, coinvolgendo il pubblico cagliaritano all’interno di una pièce unica nel suo genere. Ci ritroviamo a Sant’Antioco, nella piccola piazza del Bisso allestita a location, con estrema cura, appositamente per l’occasione. Dismessa la parrucca rossa e gli occhialini di scena, a Vladimir rimane la grinta, l’intelligenza e la voglia di comunicare delle vicende, in parte, tristemente accadute. L’ex parlamentare, dopo le numerose apparizioni televisive e l’affermazione nei teatri italiani, inanella il terzo successo editoriale, con “Eldorado”, il suo primo romanzo, edito da Bompiani. La presentazione è avvenuta nell’ambito del Festival Mauritano, svoltosi durante lo scorso agosto sotto la direzione artistica di Luca Murgia, (sempre sua la direzione artistica nell’estate 2010 del Festival Letterario Liberando, in occasione del quale Luxuria presentò ‘’Le favole non dette’’) ed alla presenza di un vasto pubblico. Ho raggiunto l’autrice per una chiacchierata che ci aiuti a capire qualcosa su questo romanzo e su chi l’ha scritto.

Che emozione ti ha dato presentare il tuo romanzo sulla soglia del Museo del Bisso ed alla presenza dell’Unico Maestro di bisso vivente, la signora Chiara Vigo?

Mi ha dato forti emozioni. Ho visitato il museo ed ho visto questa materia, prima che venisse pettinata e tessuta dalle sapienti mani di Chiara, per dare vita ad un filo prezioso e non commerciabile. Nel vederlo in quello stato mi è parso proprio una matassa di capelli e la mente è tornata indietro ad una delle mie visite in campo di concentramento, nel periodo delle ricerche da cui è poi scaturito “Eldorado”. Ho ricordato una montagna di capelli (quelli tagliati a donne e bambine prima di essere gasate, per ricavarne tela o sacchi) una piccola treccia, chiusa con un fiocchetto ed una signora che singhiozzava perché i suoi genitori erano stati uccisi entrambi in quel luogo.

Siamo entrate nel vivo di “Eldorado“: viaggio romanzato nella realtà storica, nella sua tragicità, ma anche inno alla vita, raccontato attraverso gli occhi di Raffaele ed i suoi ricordi. Come è nato?

“Eldorado” è nato da una foto su Internet: stavo facendo una ricerca sulla deportazione degli omossessuali nei campi di concentramento, perché ero stata invitata ad un dibattito per trattare quell’argomento, e mi sono imbattuta nella storia dell’Eldorado, appunto, un leggendario locale berlinese degli anni ’40. Leggendo mi sono imbattuta nella foto di questa ‘drag queen’ dell’epoca che è come se mi avesse guardato negli occhi e mi avesse detto –o almeno questo è quello che ho percepito io- racconta la mia storia. Quindi, da quel momento, scrivere è stato una necessità e un’ispirazione, partendo dal presupposto che una sofferenza non raccontata è una sofferenza che si perpetua.

I ‘triangoli rosa’ furono segni usati dai nazisti per distinguere gli omosessuali. 30.000 di essi sono finiti nei campi di concentramento, perché considerati socio-sabotatori della pura razza ariana. Tu hai da poco dichiarato: “Attenzione ai rigurgiti neonazisti”. Ti riferivi alla recente tragedia di Oslo?

Mi riferivo esattamente a quell’episodio; stranamente ci sono delle nazioni molto evolute come l’Olanda, la Scandinavia, la Norvegia, la Finlandia, la Svezia dove l’estrema destra xenofoba sta riscuotendo grandi consensi. Però mi riferisco anche ad alcuni elementi che si fanno fotografare con la mano destra alzata, o che espongono nei loro profili o sugli abiti svastiche, croci celtiche, come un vanto, come simbolo d’appartenenza ad un gruppo sociale, ma molto spesso non sapendo nemmeno che cosa significhi o simboleggi. Per queste teste rasate – o meglio teste vuote- proporrei una gita obbligatoria nei campi di sterminio.

E’ ripartita la campagna di adesioni al movimento neofascista creato dal leader dell’Msi-Dn, Gaetano Saya, già sotto processo per aver creato una polizia parallela. Nel programma, che ha suscitato sconcerto e proteste, viene prospettata la cacciata di immigrati e omosessuali, il ripristino della pena di morte e la censura preventiva per la stampa.

Perché non censurare preventivamente certi individui?

Mi auguro che, quanto prima, venga intrapresa un’indagine della Magistratura con capo d’imputazione ‘apologia di fascismo’, visto che comunque esiste la legge Scelba che dovrebbe vietare la rinascita o la diffusione di idee di quel tipo. La cosa triste è che, in questo periodo, questi individui si sentono politicamente protetti.

Raffaele ad un certo punto del romanzo dice –cito – << Quelli che come lui avevano avuto tutti un’esperienza in comune: l’ostilità di chi crede di essere superiore al punto tale di arrogarsi il diritto di decidere se accettarti o meno, comprenderti o disprezzarti, rivolgersi a te o insultarti, includerti o cacciarti via. Ebbe un’illuminazione: altro che gusti sessuali, era questa esperienza che rendeva comunità il popolo omossessuale, come la Shoah per gli ebrei, la schiavitù per i neri, il maschilismo per le donne, l’inquinamento per le api >>. Credo sia una bellissima definizione di comunità omossessuale.

Hai colto il punto, brava! La tragicità non risiede solo nella morte di oltre ventimila omossessuali o nelle numerose induzioni al suicidio, ma anche nell’assenza di memoria, per troppo tempo. All’epoca non esisteva un’istituzione come l’Arcigay ed, in Germania, l’omosessualità era considerata reato; anche in seguito, non si è voluto ricordare e ricostruire la memoria storica degli omosessuali perseguitati, è avvenuto solo di recente. Ho voluto creare un legame e questa definizione tende a racchiudere l’esperienza del popolo omossessuale. Ai primi di agosto è venuto a mancare l’ultimo omossessuale sopravvissuto alla deportazione in campo di sterminio, in suo nome era Rudolf Prazda ed aveva 98 anni. Pensa che quando quest’uomo si recava alle commemorazioni, veniva ignorato, proprio perché le altre vittime percepivano come un fastidio il fatto di ricordare che in quei campi ci fossero stati anche i gay. Negli ultimi anni le cose sono cambiate e, cinque anni fa, in Francia è stato insignito della Medaglia d’Onore dalla Legione Straniera; ha avuto almeno questa soddisfazione.

“Da dove vieni Raffaele?” gli chiedono “Foggia” “Questo spiega tutto, sarà un posto così noioso dove persino i travestiti in realtà sono donne.” Oltre a cogliere la grande ironia che permea tutto il romanzo, com’è oggi la situazione nella regione governata da Nichi Vendola?

Da poco un ragazzo a Cerignola (Fg) ha ucciso suo fratello perché omossessuale. Questo per far capire che di cose assurde ne succedono ancora, ma la situazione è di gran lunga cambiata e in meglio. Non può essere una regione arretrata quella che – in Italia- elegge un presidente dichiaratamente omossessuale.

Sorprende l’ ex governatore del Lazio Piero Marrazzo che, parlando con la Repubblica della sua vicenda con i transessuali, la spiega così: “I transessuali sono donne all’ennesima potenza” . Cosa puoi dirmi a riguardo?

Innanzitutto siamo persone e dunque non siamo omologabili. Ci sono transessuali molto curate, femminili, che hanno imparato ad affinare le armi della seduzione e della femminilità proprio perché le hanno dovute conquistare, non è stato qualcosa con cui sono nate. Molte di noi sono estremamente belle, alcune ormai donne a tutti gli effetti; ci sono anche trans più mascoline, meno slanciate, alcune non attratte dagli uomini ma dalle donne. E’ un mondo molto variegato: non mi piacciono dichiarazioni di questo tipo che creano una sorta di guerra civile tra donna e trans (basato sull’estetica), perché non deve essere così, anzi. Dovremmo solidarizzare e respingere nemici comuni quale il sessismo ed il machismo, perché spesso la misoginia si lega anche alla trans-fobia o all’omofobia; le nazioni che sono misogine, generalmente sono nazioni dove l’omosessualità è ancora punibile per legge. E poi non sempre l’essere belle è sinonimo di essere persone vincenti; sarebbe giusto avere la possibilità di realizzarsi nella società senza doversi – per forza- sentire bello o estremamente femminile e rassicurante. E poi, in quel frangente, ricordiamo, i rapporti erano a pagamento, si trattava più di scaltrezza che d’altro, non era un confessionale.

Per la seconda volta la Camera ha fermato la legge contro l’omofobia …

Ci sono degli stati, come quello italiano, in cui l’omofobia è espressa anche attraverso una volontaria poca voglia di legiferare. La maggioranza di questo governo ha sollevato dubbi di costituzionalità; spero solo che i tempi cambino, secondo me ci siamo vicini.

Sappiamo che hai trascorso qualche giorno di vacanza nel Sulcis Iglesiente: dall’Isola dei famosi all’Isola dei disoccupati?

La disoccupazione, purtroppo, è un problema di tutto il Sud. Sicuramente il Sulcis è un’area dove è particolarmente forte ed i dati ci parlano, in proiezione, di un’ulteriore peggioramento; c’è poca crescita e poca fiducia, in tanti sono stati costretti ad andare altrove e immagino sia doloroso lasciare un posto così bello; sto vivendo la stessa sofferenza perché mio fratello andrà via a breve per lavorare in Irlanda, non è facile. Credo che, negli ultimi anni, il peso della Lega Nord in Parlamento sia stato penalizzante e poi, a questo va aggiunta un’ incapacità ed anche un certo masochismo…nel far le cose.

Ti riferisci ai circa 100.000 devoluti dalla Regione Sardegna a Comunione e Liberazione qualche mese fa?

Eh sì, si sarebbe potuto pensare ai vostri problemi. E’ come darsi la zappa sui piedi da soli.

Ringraziandoti per la solita disponibilità e simpatia, torno al libro per l’ultima domanda: viene chiesto, più volte a Raffaele, in arte Wanda, come mai non si decida a diventare donna ‘del tutto’; perché non lo fa?

Innanzitutto – così ti avrebbe risposto Raffaele- si fa meno fila al bagno e non ci devi andare con le amiche, riesci ad aprire con più destrezza i barattoli sottovuoto, il bagaglio per andare in vacanza è più leggero, tutti gli orgasmi dell’uomo sono reali, (al massimo finge di amare o che gli piacciano i preliminari) ed -infine- i meccanici ti dicono la verità riguardo al guasto della macchina. Insomma –come dico sempre- essere donna è un regalo della natura, oppure un regalo che ti fai da sola.