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Luxuria: “I militanti FN temevano un libro”

Un articolo di Enrico Giordano
Fonte: coreonline.it

Vladimir Luxuria presenta “Eldorado” a Caracalla. E ci parla della contestazione subìta a Como

Atmosfera serena per la presentazione del libro di Vladimir Luxuria, a Piazza bella piazza, la festa CGIL a Caracalla. Il 5 settembre infatti è stato nuovamente presentato al pubblico  “Eldorado”, primo romanzo dell’autrice.

E’ la storia di Raffaele, un omosessuale anziano originario di Foggia, trasferitosi a Milano da molti anni. E’ un libro del ricordo, che spaziando continuamente tra passato e presente narra le persecuzioni di cui è stata vittima la comunità omosessuale, dalle leggi naziste del 1933 – che portarono al blitz nel locale Eldorado, “una specie di Muccassassina degli anni ’30” spiega Luxuria con toni scherzosi – alle minacce al circolo “Mario Mieli” di Roma, avvenute poco fa. Sul palco anche Paolo Patanè, presidente nazionale dell’Arcigay, Salvatore Marra e Maria Gigliola Tonollio, dell’ufficio Nuovi diritti della CGIL. Le chiacchiere rilassate del pubblico prima dell’inizio ci introducono ad una serata tranquilla, senza alcuna delle tensioni temute.

Nessuna contestazione dunque, come quella avvenuta invece pochi giorni prima a Como, dove un blitz dei militanti di Forza Nuova a Villa Olmo (dove stava per iniziare la presentazione del libro) ha portato ad un minuto di scompiglio. A parlarcene è la stessa Luxuria, attraverso la brillante ironia che la caratterizza: “Sono entrati sbandierando un grande Tricolore, mentre gridavano ‘Viva l’Italia! Orgoglio nazionale!’… Al che mi sono chiesta: ‘Ma non è che si son sbagliati, visto che siamo a Como, e volevano contestare un comizio della Lega?'”. Hanno poi srotolato uno striscione, con su scritto ‘Pervertiti': “Io per sbaglio ci ho letto ‘Pervèrtiti’ – continua l’autrice di “Eldorado”-, e credevo che fosse rivolto a me, ormai trans tradizionale, della porta accanto… Credevo mi invitassero ad iscrivermi a Forza Nuova, la cosa più perversa che esista!”.

I toni allegri di chi è abituato alle minacce, ma sa non prenderle troppo sul serio. Di chi non vuole cadere nel vittimismo, ma sfruttare il proprio diritto alla felicità, all’allegria. E’ in fondo anche questo, il tema del libro: una memoria presente, una minaccia costante, a volte lieve a volte meno, e una sempre rinnovata voglia di vivere, di esistere, di esserci. Anche quando la minaccia è meno tangibile e più sfumata, inquietante – come l’involuzione di una società, che tende ad arrogare solo ad una parte dei cittadini la legittimità della propria esistenza civica.

Abbiamo parlato di ciò direttamente con Vladimir Luxuria:

Questo blitz di Forza Nuova è un episodio isolato?
VL: Non è la prima volta che mi succede, a dire il vero.

A quali altri episodi si riferisce?
VL: Mi riferisco più che altro a quella volta nel 2006, quando per contestare la mia candidatura alla Camera sono venuti militanti di AN e FN a lanciarmi addosso dei finocchi. Ma con l’intento di colpirmi, eh? Farmi male. Ho saputo comunque rispondergli come sono solita, a tono, con ironia.

Ora si sente minacciata, per quanto riguarda la Sua incolumità?
VL: Ho imparato da tempo a lasciarmi scivolare addosso la paura. Voglio continuare a vivere, essere felice, e questo non possono togliermelo.

Nella contestazione a Como, secondo Lei, a cosa volevano giungere? Dove volevano arrivare?
VL: A giudicare dalla stazza e dalla loro pochezza, temevano più la cultura che i trans. Avevo l’impressione che ciò che li preoccupava davvero fosse soltanto un libro. E’ stato un oltraggio alla cultura, prima che un attacco transfobico.

Di episodi come questo, quanto dovrebbero davvero parlarne i media senza scadere nella spettacolarizzazione? Voglio dire, spiattellando l’argomento omofobia -come è avvenuto un paio di anni fa- non si alimenta il rischio di abituare i cittadini e snaturare la gravità di ciò che accade?
VL: Lo sdoganamento dell’argomento LGBT [Lesbo Gay Bisex Transgender, ndR] ha un prezzo da pagare. Fino a poco fa non se ne parlava affatto. Ora invece sì, e a volte lo si fa anche bene, mentre altre in maniera morbosa. Però vale la pena di rischiare, è sempre bene che se ne parli.