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Un piccolo fiore a Spoleto nel gelo dell’indifferenza e della transfobia

Un articolo di Fabio Fiorentin
fonte: personaedanno.it 

Nel carcere di Spoleto il giudice di sorveglianza riconosce  il diritto alle cure ormonali GRATUITE a una detenuta transessuale.

La giurisprudenza della magistratura di sorveglianza in materia di tutela dei diritti dei soggetti detenuti si arricchisce continuamente di nuovi apporti, che contribuiscono a delineare gradatamente con sempre maggiore precisione – se pure attraverso un cammino necessariamente sperimentale e non sempre lineare – l’ambito di protezione riconosciuto dall’ordinamento alle posizioni soggettive dellle persone ristrette in carcere.  Con l’interessante decisione che si sottopone all’attenzione del Lettore, si è riconosciuta l’immediata cogenza del principio costituzionale di tutela della salute e l’incidenza che l’eventuale compressione di tale diritto costituzionale ha sulla finalità rieducativa della pena, anch’essa soggetta al presidio costituzionale (art.27, Cost.). In conseguenza della ritenuta diretta valenza applicativa dei principi costituzionali, il Magistrato di sorveglianza, in assenza di una normativa di rango regionale che disciplini l’erogazione della terapia di ormoni di sesso opposto rispetto a quello biologico/anagrafico, ed anche in assenza di una espressa previsione nel livello essenziale di assistenza (LEA) di tale terapia, e tenuto conto che la salvaguardia dell’integrità psico-fisica della persona sarebbe stata garantita unicamente dalla prosecuzione delle cure ormonali già intraprese prima della detenzione dal ristretto transessuale; è stato disposto che la ASL territorialmente competente per la Casa Circondariale, eroghi a proprie spese le cure ormonali che i sanitari del predetto istituto penitenziario hanno ritenuto necessarie per tutelare la salute del detenuto transessuale. Si tratta di una decisione che farà certamente discutere, anche perché incide sui delicati confini tra la potestà legislativa e il ruolo intepretativo/creativo della giurisprudenza, ma che rappresenta, anche per la novità dei profili affrontati nella motivazione, una “tappa” importante di un cammino ancora non breve né facile. (f.f.)(…)
Il N., nel suo reclamo, raccolto dal Magistrato di sorveglianza di Spoleto a verbale il 10.11.2010, espone di non venire adeguatamente curato presso la Casa Circondariale di Terni, essendogli negate le terapie ormonali di cui ha bisogno e che vorrebbe gli fossero fornite gratuitamente dall’amministrazione penitenziaria o almeno mediante i familiari, poiché i loro costi non sono alla sua portata.Anche nell’imminenza dell’udienza è pervenuta memoria dell’interessato, nella quale il condannato ricorda di fruire da tempo di terapia ormonale volta al cambiamento del sesso, aggiunge di aver parlato tanto con il Dirigente sanitario del carcere, quanto con l’endocrinologo, che hanno concordato sulla necessità della cura, ma dicendogli che può fruirne solo a sue spese.

Il N., in conclusione, fa presente che l’interruzione delle cure, ormai da nove mesi, gli sta comportando notevoli disagi psicofisici e chiede perciò al Magistrato di sorveglianza di consentirgli di fruire al più presto delle cure di cui ha bisogno.

Occorre preliminarmente dichiarare l’ammissibilità dell’istanza proposta dal N. ed infatti, alla luce dell’orientamento espresso dalla Sezioni Unite della cassazione, i provvedimenti dell’Amministrazione, come nel caso di specie deve qualificarsi il rifiuto di fornire prestazioni sanitarie (cure ormonali a detenuto transessuale), in particolare a titolo gratuito per l’interessato, incidenti su diritti soggettivi, sono sindacabili in sede giurisdizionale mediante reclamo al Magistrato di sorveglianza che decide con ordinanza ricorribile per cassazione secondo la procedura indicata nell’art. 14-ter ord. pen. (cfr. S.U. Cass 26.02.2003 n. 25079 e successive conformi).

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