Home » Articoli & News » Luxuria. Raffaele e il suo “Eldorado”

Luxuria. Raffaele e il suo “Eldorado”

Un articolo di NonsoloQuarrata

L’unica cosa che le si può rimproverare è forse un eccessivo opportunismo, parzialmente giustificato dal fatto che, in origine, probabilmente, il motivo scatenante della sua unnica calata in politica sia stata motivata da un’insopprimibile esigenza umana e morale. Vladimir Luxuria però è persona cara e gradita e se la sua breve, ma significativa e sfuggevole presenza in Parlamento, ha rappresentato qualcosa di utile per il cosmo gay, va bene lo stesso, anche se ogni tanto, qualche passo indietro, tipo commoventi partecipazioni a deliri televisivi, avrebbe fatto meglio a farlo.

Ed ora che è più vicina ai cinquanta di quanto non lo sia più ai quaranta, Vladimir Luxuria ha anche trovato il tempo –, dopo aver fatto sfoggio di delicata duttilità scenica con l’interpretazione teatrale di La donna uomo e Persone naturali e strafottenti – oltre che la lucidità e la forza, per affrontare un effetto collaterale di un problema che non dovrebbe esser tale, ma che lo è, eccome: la terza età omosessuale.

Lo ha fatto mandando alle stampe Eldorado, il suo ultimo lavoro editoriale, che presenterà venerdì, a partire dalle ore 18, preso la libreria Lo Spazio di via dell’Ospizio, a Pistoia, in un tardo pomeriggio affidato all’acume dello scrittore Bert D’Arragon.

La storia di Eldorado è quella, spudoratamente avveniristica e autobiografica, che parla di Raffaele, un anziano omosessuale foggiano che vive da tempo a Milano e che entra in tenero conflitto con se stesso, varcando la soglia di in un locale gay lombardo, scontrandosi con una realtà che potrebbe e dovrebbe esserle vicina, i giovani e baldanzosi frequentatori, ma che si rivela, invece, presto, ancor più tragica.

Da questo incidente narrativo nasce l’occasione per ripercorrere il calvario degli omosessuali nel mondo, un viaggio a ritroso che arriva fino agli anni dell’Eldorado appunto, il famoso locale gay di Berlino che venne chiuso e sigillato dalle truppe naziste che non si limitarono all’interruzione dell’attività commerciale del circolo omosessuale, decidendo di infierire ulteriormente rastrellando e deportando nei campi di concentramento tutti gli abituali frequentatori.