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Nessun uomo è un’Isola

Un’intervista di Sabina Donadio
fonte: leiweb.it 

Il Pigneto è un po’ il bronx romano. Una periferia a ridosso dei binari della ferrovia, pieno di senegalesi e negozi di kebab che si sta trasformando in un luogo “cool” dove vengono a vivere i giovani in cerca di emozioni forti. In una palazzina sbiadita, al primo piano di un edificio senza ascensore, c’è l’appartamento di Vladimir Luxuria, che ci vive da sempre. Da quando studiava Lettere all’università, da quando animava le notti di “Muccassassina” storico locale trans della capitale, da quando militava per i riconoscimenti dei diritti dei gay sfilando al Gay Pride, e perfino quando sedeva in Parlamento. Appena si varca la soglia si è avvolti dal colore e dal calore: giallo alle pareti dell’ingresso e delle camere, rosa nel salone. Il tavolo decorato, i mobili e i divani sono turchesi. Tutto sembra uscito dalla casa di una bambola, anche quel profumo di pulito che si sente nell’aria. Tutto sembra specchiato. Perfetto. E stride con la Vladimir che ho davanti, malata, afona, con una buffa vestaglia con il pelo intorno al collo, che la fa assomigliarea Crudelia De Mon, e con le pianelle ai piedi: «Mi sono ammalata a fare le prove degli abiti per L’Isola dei famosi, sono stata per ore in mutande ed ecco fatto, sto conciata». E lei è la fedele rappresentazione di se stessa: contrasti o, se si preferisce, alternanze. Estreme.

Come è iniziata questa nuova avventura televisiva? Riavvolga il nastro.
«Non ho mai perso i contatti con Magnolia, dopo la mia vittoria del 2008, ho fatto l’opinionista nella scorsa edizione, ma stavolta la proposta mi è arrivata direttamente da Pasquale D’Alessandro, il direttore di Rai 2».

La rivincita sulle femmine ce l’avrà comunque. Loro senza trucco e lei come una star a dire loro cosa fare.
«Devo comunque ricordarmi il corpo che ho e il fatto che la praticità forzerà le scelte estetiche: comunque è vero, sarò più femminile io perchè la natura allo stado brado non le aiuterà, poverette…».

Della sua esperienza sull’Isola, cosa è rimasto?
«La fame. Non riesco più a lasciare nulla nel piatto».

A 46 anni, con il suo vissuto, con una prospettiva professionale così importante, cosa prova?
«Ho attraversato così tanti mondi, conosciuto gli ambienti più disparati, fatto le esperienze più bizzarre… Più che provare una sensazione, vivo di una consapevolezza: se mi si chiude una porta in faccia, io devo sfondarla, come un ariete. Non mi arrendo mai. L’Isola è una medaglietta che mi appunto sul petto, ma oltre non vado».

Si vive di successi.
«Sono fin troppo conscia del significato di questa parola. Io non ho accanto qualcuno che mi scaldi il cuore, questa è la sconfitta».

Questa invece è una frase tipica delle donne.
«Non ho mai voluto essere vista dagli altri come una donna, io sono una trans e parlo e penso da trans».

A parte la connotazione strettamente fisica, mi aprirebbe uno spiraglio sulla mentalità trangender?
«In me vivono due componenti opposte: una impegnata e l’altra disimpegnata. È soprattutto la fusione delle sensibilità tipiche delle donne e degli uomini che mi identificano. Riesco a capire fino in fondo un uomo come nessuna donna riesce a fare e viceversa».

In più c’è l’aspetto fisico che salta agli occhi: donna oltre l’anagrafe.
«Io me la sono dovuta conquistare la femminilità, pagando prezzi altissimi. Quando sento una donna dirmi che nella prossima vita vuole nascere uomo, mi arrabbio moltissimo. Io adoro le donne, non mi sento mai in competizione con loro».

Ma lei è anche uomo: comportamenti tipicamente maschili ne ha?
«In passato ho ceduto molto facilmente a relazioni disimpegnate, credo che questo sia decisamente maschile. Ma ora mi annoio mortalmente a fare del sesso con chi non mi muove qualcosa dentro. Mentre faccio l’amore, mi domando: “Se mi sentissi male si prenderebbe cura di me o si vestirebbe e se ne andrebbe, lasciandomi sola?”».

Come viveva prima di accettarsi?
«Ho provato a reprimere la fanciullina che era in me, facendola quasi soffocare, ma veniva fuori il marcio di questo assurdo tentativo e l’effetto era che diventavo cattiva nei confonti delle donne. Terribile».

Le manca una famiglia sua?
«Mi mancano moltissimo le coccole».