Home » Articoli & News » Un Pacco a chi Ci Odia

Un Pacco a chi Ci Odia

Non è facile indossare i panni di Babba Natale: la barba bianca non solo è poco femminile ma è anche un segnale di vecchiaia… pardon, volevo dire di longevità.

Eppure mi è stato chiesto di consegnare dei pacchi a coloro che mi/ci odiano, generalmente definiti omofobi, lesbofobi e transfobi.

Gli ultimi episodi che mi hanno riguardata personalmente sono stati una pagina facebook “Abbattiamo Vladimir Luxuria” (rimossa dalla polizia postale su mia segnalazione), l’incursione di un gruppo di Forza Nuova a Como alla presentazione del mio libro… ma segnalazioni di violenze fisiche e psicologiche sono frequenti, e, per fortuna, c’è chi denuncia e c’è chi lo scrive.
Cosa consegno a queste personcine? Mai pensato a un pacco bomba, la violenza è contro-natura, contro almeno la mia di natura.

Allora mi è venuta un’altra idea. Innanzitutto non vado io da un omofobo a portare il regalo, ma deve essere lui a venire da me. Non frusto renne vestita di rosso con gli stivali, il sado è out.
L’appuntamento è in una foresta fitta fitta di alberi. Appena l’omofobo mi si presenta davanti gli dico: “Il pacco è sotto l’albero, cercatelo!”. Così mi prendo la prima soddisfazione di costringerlo alla ricerca del tesoro. Una volta trovato il pacco farà poco caso al fatto che è avvolto di carta fucsia con nastrino color rainbow, tutto preso dall’avidità di scartarlo per vedere cosa c’è dentro.
Assumerà lo stesso sguardo intelligente di un parchimetro rotto quando noterà il contenuto: “Ehi, ma il pacco è vuoto!”, “Cosa pensavi, adeguo i regali a chi li riceve e mi sono ispirata alla tua testa!”. Poi, per non deluderlo troppo svelerò: “Devi entrarci dentro al pacco, solo allora troverai la vera sorpresa!” All’inizio titubante ma poi deciso il mio omofobo entrerà gambe e corpo nella scatola che si rivelerà essere magica. Si illumina, ne esce polvere di stelle e lo risucchia trasportandolo in un’altra dimensione.

Un nuovo mondo è quello in cui si ritrova. Le strade sono le stesse, uguali i palazzi, automobili e alberi. Comincia a camminare, si chiede dove sia capitato, vede addobbi natalizi e scritte in italiano, e si rincuora di non essere all’estero. Incrocia una bellissima ragazza alta, formosa, con i lunghi capelli sciolti di seta. Si gira e fa un fischio di apprezzamento. La ragazza schifata lo liquida con un “A brutto etero!”. Lui lì per lì non capisce. Subito dopo gli passa accanto una coppia di due ragazzi mano nella mano che commentano ad alta voce: “Ma tu guarda questo se deve stare a ostentare la sua eterosessualità davanti a tutti, pensa se passa un bambino…” Lui adesso è frastornato, si mette a correre, alla ricerca di una via di uscita da quel brutto incubo. E invece si imbatte in un aggressivo gruppo di teppiste lesbiche eterofobe che lo accerchia e , prima comincia a sfotterlo “ti piace la gnocca vero? Zozzo pervertito!” e poi giù a calci e pugni. E’ lì dolorante sul ciglio della strada, ma arriva qualcuno a soccorrerlo: “Vieni con me, ti porterò al sicuro!”. Confuso dalla botte e dal mistero si ritrova in una piccola sede dove altri uomini e donne gli medicano le ferite e gli offrono un bicchiere d’acqua: “Benvenuto all’Arcietero, siamo un’associazione che lotta per la libertà e l’uguaglianza, per la richiesta di diritti civili anche per noi e per permettere che anche un uomo e una donna possano sposarsi, non deve rimanere un privilegio solo per gay, lesbiche e trans!” Adesso non è più confuso ma incazzato: “Ma cosa diavolo dite? E’ uno scherzo?” Nessuno gli risponde. A spezzare il silenzio l’ingresso nella sede di una giornalista accompagnata da telecamera che punta subito il microfono sotto il nuovo arrivato: “Buongiorno, mi può dire come si chiama?” “Me chiamo Alvaro” “Da quanto tempo ha scoperto di essere etero?” “Che cazzo di domanda è questa? Da sempre!” “Su, cerchi di sforzarsi, magari un trauma, genitori troppo premurosi o troppo assenti? Ha avuto il coraggio di confessarlo ai suoi?” “Ma confessà cosa?” “Bhè… ecco… diciamo… la sua diversità!” “Ma quale diversità io so’ normale!” A questa frase gli altri frequentatori della sede si mettono a urlare “Siamo normali, non siamo malati!” e alzano cartelli e striscioni con frasi tipo Basta discriminazioni eterofobe! Sono uomo e amo le donne, voglio essere accettato per quello che sono! Un uomo si traveste da idraulico, un altro da manager; una donna si traveste da hostess, un’altra da operaia. La giornalista commenta a caldo: “Ecco, potete vederli, stanno inscenando un ETEROPRIDE, con i loro travestimenti di dubbio gusto, spero che voi mamme lesbiche e papà gay abbiate già mandato a letto i vostri figli trans!”

E’ solo a questo punto che il beneficiario del mio pacco natalizio scoppia in lacrime: “Ti prego Babba Natale, fammi ritornare da dove sono venuto!” E io, che sono sempre stata buona, esaudisco questo suo desiderio e lo faccio ritornare nei nostri luoghi in questi tempi. Appena ricompare mi abbraccia tutto felice: “Grazie, non insulterò più i froci… ooops, no… se dice gay!” E scappa via gambe in spalla.

Morale della favola? Da Natale in poi o anche gli omofobi diventino più buoni o lo diventeremo meno noi!

Buone feste.