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Isola dei Famosi: Luxuria da naufraga a conduttrice

Un’intervista di Mariella Boerci
fonte: donnamoderna.com

Vladimir Luxuria

© Gian Mattia D'Alberto - LaPresse

Da naufraga (e vincitrice nel 2008) a conduttrice dell’Isola dei famosi. Con quel nome che già porta lontano, Vladimir Luxuria, Vlady per gli amici, sarà la prima (ex) parlamentare transgender della storia della Repubblica a condurre la nona edizione del popolare reality in partenza su Raidue il prossimo 24 gennaio. Dodici puntate in prima serata (undici di gara vera e propria e il Gran Gala finale, con la proclamazione del vincitore) condotte da Nicola Savino dagli studi di Milano e da Vladimir Luxuria dalla Cueva in Honduras, che presenterà anche una striscia quotidiana dall’Isola. Sono già pronti i primi dieci concorrenti (cinque new entry sono ancora da definire), tutti protagonisti delle passate edizioni: da Aida Yespica a Cristiano Malgioglio, da Carmen Russo a Rossano Rubicondi, fino a Valeria Marini ( guest star nella sesta edizione) e Alessandro Cecchi Paone.

Certo, per Luxuria deve fare un certo effetto tornare sul luogo del delitto quattro anni dopo. «In effetti…» sospira la Vlady, scavata e tutta cipria, oro e paillettes nonostante l’ora sia quella del cappuccino più che del cocktail. «Devo ammettere che l’Isola è un’emozione davvero molto forte. E autentica. La differenza è che ora ci torno in una confortevole villetta: al riparo dalla pioggia, dai mosquitos, dai morsi della fame».

D. Ultimamente, però, il genere versa in un certo affanno. Per di più, orfano di Simona Ventura, questo reality è a serio rischio flop.
R. «Il rischio esiste e ne sono consapevole. Ma sono proprio le sfide a intrigarmi di più, a regalarmi la giusta adrenalina: in fondo, ho sempre pensato che non si cresce con i compleanni, ma con le esperienze, col mettersi in gioco. Sennò, sguardo a terra e sputi in faccia, sarei rimasta a marcire nella provincia foggiana. Simona? Per il programma è stata sicuramente una perdita, ma io non voglio (né potrei) sostituirla o imitarla: cercherò di essere semplicemente quella che sono senza inseguire inutili paragoni. Anche quest’Isola, del resto, sarà diversa dalle altre, a partire dalle intenzioni degli autori: con il ritorno di alcuni ex naufraghi, senza i non famosi e con la doppia conduzione. Mi ci sto preparando con molta umiltà. E con la speranza di superare la doppia prova: quella della conduzione e quella degli ascolti. Perché – diciamoci la verità –, l’auditel conta, eccome, e a me piacerebbe continuare a fare televisione. Amo molto questo strumento popolare: mi ci sono già cimentata prima di entrare in Parlamento su una piccola emittente che si chiamava All Music. E mi sono divertita parecchio».

D. Nessuna paura, quindi.
R. «La paura c’è e si accetta. Però non è la stessa di quando ero naufraga. Là, davvero, era una sorta di roulette: o la va o la spacca. È andata, ma nessuno può capire cosa sia stata, per me, la fatica di mettermi a nudo in quel modo. Senza rete, dato che in situazioni così estreme non è affatto vero che ci conosciamo come crediamo di conoscerci. Anzi… Adesso il rischio è che non funzioni. Il programma o la mia conduzione. Mi dispiacerebbe, certo. Ma, alla fine, per me non cambierebbe più di tanto: la mia vita è stata tante cose: l’università, la strada, lo spettacolo, la militanza politica, la scrittura… Se fosse necessario, ho la voglia e il coraggio di farne molte altre ancora».

D. Tutti dicono che l’Isola cambia le persone. È successo anche a lei?
R. Sospettosa: «Che cosa vuole insinuare?». Ma subito ride, pronta a spazzare  il  giocoso sospetto con un lampo di ironia: «Be’, a ripensarci, a me ha cambiato la taglia: ho lasciato 17 chili sul campo, sette li ho ripresi  e, tre anni dopo, sembra ancora che sia appena uscita da una beauty clinic. Certo, mantenere questa linea mi costa un bel po’ di fatica: scarpe da tennis e musica nelle orecchie, cammino tutti i giorni a passo sostenuto per un paio d’ore. E faccio anche sport».

D. Nessun rimpianto per la politica?
R. «Non più, mi creda. Io, che non ho fatto politica per avere potere né per accumulare ricchezze, bensì per battermi a favore dei diritti civili, ho sofferto molto quando, nel 2008, candidata con Sinistra Arcobaleno, sono stata spazzata via dal Parlamento con tutto il partito, che non aveva raggiunto il tetto del 4 per cento. Però, mentre elaboravo un lungo lutto, ho capito che per portare avanti le proprie idee non occorre la Camera dei Deputati: si può fare ovunque. Su un palcoscenico, in televisione, sulla pagina di un giornale o di un libro. E, grazie a un fortunato incontro con Elisabetta Sgarbi, l’ho fatto, appunto, anche scrivendo un romanzo: Eldorado. Che è andato benissimo, tanto che stiamo già parlando di un nuovo libro».

D. Che cosa le è rimasto dell’esperienza politica?
R. «La certezza che i politici sono molto più ambigui di me».