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Vladimir Luxuria: “Stasera ve le canto” e poi parto per l’Honduras

Un’intervista di Cinzia Crobu
fonte: recensito.net 

Frutto di un amore contrastato, figlio di un uomo di campagna che trasportava galline e di una ragazza borghese, convolata a nozze riparatrici in tailleur color crema, senza sfarzo ed abito bianco,  Vladimiro Guadagno nasce a Foggia, nel 1965. E’ lecito sospettare che fosse già Vladimir Luxuria. Nata da un parto difficile, complice la poca voglia di concedere la “prima uscita pubblica” senza avere a disposizione truccatore, parrucchiere e nemmeno un ‘occhio di bue’ – ma sotto un misero neon che conferisce ulteriore pallore-  Vladimir viene al mondo tra le  mani  rugose di un’ostetrica strizzata in collant contenitive.  A volte capita che la cicogna non ti porti ad Hollywood, ma nel Tavoliere e capita che  si esca da un utero per non rientrarci mai più.

“ Mi chiedono spesso: quelle come te –così- ci nascono o ci diventano? Non mi spiego perché certe domande le porgano a me e mai a Scilipoti”.

Constato, con piacere, che Vladimir è in forma smagliante e, nonostante la frenesia dei preparativi per la partenza in Honduras come conduttrice del reality show “L’Isola dei famosi” che lei stessa vinse  in veste di concorrente qualche anno fa,  continua a lavorare a teatro fino alla vigilia del debutto in prima serata su Rai2; instancabile.

“Devo  chiedere scusa ai sardi, perché ho dovuto cambiare la data del mio spettacolo e ringrazio il Teatro delle Saline per la disponibilità e per avermi permesso di anticipare la data che era prevista proprio nel periodo in cui io non sarei stata più in Italia, perché – a giorni-  partirò per l’Honduras, ma ci ho tenuto tantissimo a farlo: è stata una sorta di  prima nazionale”

Sfogli l’album dei ricordi, parlando di te e cantando, accompagnata al pianoforte dal Maestro Cofrancesco, in un racconto musicale semiserio… 

“Stasera ve le canto” è uno spettacolo confidenziale ed intimo durante il quale interagisco spesso con il pubblico; è l’occasione per mettermi a nudo e raccontare il mio passato, confidando cose che non ho mai detto prima. A differenza di “Si sdrai per favore” il mio precedente spettacolo, in cui proponevo una terapia di gruppo ad un pubblico di ‘pazienti’, stavolta la  paziente sono io e mi confido con il pubblico. Perché-diciamoci la verità- il modo più comodo per parlare di se è raccontarsi, ma facendolo dallo psichiatra rischi che poi ti presenti la parcella, mentre a teatro è gratis…anzi, c’è anche qualcuno disposto a pagare per ascoltarti. Cosa c’è di meglio? In “Stasera ve le canto” mi racconto con ironia, partendo dagli inizi -e quando dico  inizi intendo proprio dal grembo materno, quando ero feto e si faceva l’ecografia per capire a che sesso sarei appartenuta- fino al momento in cui mi sono trasferita dalla mia città a Roma.  Tutto quello che la gente sa, ovvero i trascorsi da direttrice di Mucca Assassina, il Circolo Mario Mieli, la militanza politica, l’elezione in Parlamento e L’isola dei famosi non lo racconto, lasciando posto a ciò che c’è stato prima”.

I racconti sono vividi e la voce squillante si fa corposa nel canto: un microfono e tante canzoni che si mescolano a ricordi ‘ingombranti’ da tenersi dentro. 

“La comicità e la leggerezza vengono temperate da momenti seri, più intimi e guidata da alcune foto che ho estrapolato dal mio album, ritorno con la mente ai tempi dell’infanzia, dell’adolescenza;per esempio ad un giorno in cui dopo aver bevuto il vino della messa,  in sacrestia, baciai il bambino che faceva il chierichetto insieme a me, o a quando annunciai ‘di me’ alla mia famiglia. Era una vigilia di Natale e salii sulla sedia per dare la notizia, provocando lo svenimento di mio padre; poi gli insulti a scuola – ancora non si chiamava bullismo, ma lo era eccome-. E’ stato un inferno. ”

Erano i tempi dei tuoi maglioncini rosso vergona e della camicette verde pisello, infilate rigorosamente dentro al pantalone, con tanto di cintino stretto in vita…
Il passaggio dal mocassino al tacco a spillo e alla piena consapevolezza? 

“Erano esattamente quegli anni: è aumentato il mal di piedi ma niente più solitudine e poi, stringendo quel cinto, mi veniva un cintino da vespa, invidiabile.

Ho  scelto una colonna sonora che guida questo racconto e comincio con la canzone che ha fatto innamorare i miei genitori  “Che vuole questa musica stasera” di Peppino Gagliardi, poi è la volta di una canzone che io amo cantare perché è un testo  in cui io mi identificavo moltissimo  ovvero “Un uomo, quel che si dice” di Charles Aznavour, passando per “Fermati” di Renato Zero, ma anche “Over  the Rainbow”,  “Bocca di rosa” …rivisitate e proposte per impreziosire quest’auto-narrazione.  Come dicevamo sono accompagnata al piano, dal vivo, dal maestro Gabriele Cofrancesco, regia e coautore Roberto Piana, produzione Teatro dell’Istante, nella persona di Stefano Mascagni.”

Esilarante il racconto delle infinite sedute di elettrocoagulazione… una vera e propria guerra ai peli!Un messaggio che hai ribadito a gran voce quest’anno… in un altro contesto.

“Ebbene sì: Il pelo non fa donna, già quando è il suo, immaginiamoci quello di un povero animale. Sono stata testimonial della campagna sostenuta dagli Animalisti Onlus, contro le pellicce ed a favore dell’uso dei tessuti tessili; ti ringrazio per darmi modo di ribadire la cosa anche ora.”

Vent’anni fa veniva a mancare lo scrittore Pier Vittorio Tondelli ( precursore della scena letteraria Pulp in Italia, sviluppatasi negli anni novantae tu a dicembre  hai commemorato questo anniversario sul palcoscenico.

“Amo ciò che è stato scritto da Pier Vittorio Tondelli; è come un violino, a volte racconta in maniera cruda la realtà e stride come se qualcuno facesse stridere le sue corde e a volte è dolcissimo come solo la musica suonata da un violino sa essere. Ha scosso l’Italia e l’ha resa più matura  raccontando di temi fortemente sociali come la tossicodipendenza, l’omossessualità e la malattia. Credo fosse doveroso risordarLo”

Lo credo anche io e credo fortemente anche in un altro progetto a cui hai prestato voce: il piccolo film sulla vita di Piergiorgio Welby “Ho sognato che volavi”, della regista Patrizia Santangeli all’interno del quale hai interpretato la canzone di Marco Turriziani.

“E’ necessario ricordare sempre il tema dell’autodeterminazione, della dignità della persona che deve poter decidere della propria vita ed è necessario regolamentare  in tema di testamento biologico. Ho conosciuto Mina, la moglie di Piergiorgio  ed il giovane autore che ha fortemente voluto far nascere questo progetto in cui ho creduto ed al quale ho prestato voce.”

Sempre in prima fila! Questi giorni ti sei recata a portare solidarietà ai lavoratori del Teatro Lirico di Cagliari, che vertono ormai da anni in una situazione lavorativa insostenibile, arrivando allo sciopero ed alla sospensione di alcuni spettacoli in calendario, per far sentire le proprie ragioni.

“Quei lavoratori hanno la mia più completa solidarietà, a partire dal conducente dei mezzi che trasporta le scenografie, dal falegname che le crea, alla sarta che cuce i costumi, giungendo ai musicisti, ai cantanti, agli attori e a tutti coloro che lavorano con dignità all’interno di questa istituzione che vanta numerose eccellenze, che devono essere tutelate e sostenute nella loro lotta.”

Condurrai dall’Honduras la IX edizione de l’Isola dei Famosi (dal 26 gennaio su rai2 ) mentre in studio in Italia ci sarà Nicola Savino

Non vedo l’ora di partire, sono calda, sono carica, fiduciosa, determinata e ottimista.  Sarò imprevedibile e ci sarà sia la Luxuria che Vladimir, ci sarà la mia parte ironica e divertente -pronta sempre a fare la battutina e a sdrammatizzare- ma, fatto per cui la scelta è ricaduta su di me, nel caso dovessero affiorare dei temi sociali ( io ovviamente non forzerò la cosa ) lì interverrà Vladimir e quindi il mio spessore e il mio percorso.  Fino ad ora ho avuto assoluta libertà di parola da parte della rete Rai.