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Foggia gay, la città che non ti aspetti

Il ritratto di una sorprendente Foggia LGBT scritto da Gianfranco Meneo, fondatore di Arcigay Foggia Le Bigotte, per ilgrandecolibri.com.

La città si candida a diventare un modello per tutte le realtà urbane di medie dimensioni del Sud Italia, grazie all’impegno di attivisti testardi e animati dal “desiderio di credere in una Foggia ‘buona’, che ama leggere, confrontarsi, capire. E che è pronta a rispondere positivamente a nuovi stimoli” e all’apertura di nuovi spazi (il circolo Arcigay, la caffetteria-libreria Tolleranza Zero, gli eventi della libreria Ubik…).

Foggia gay: bonifichiamo la città dall’omofobia

Foggia è la mia città ed io la amo perché sono legato a questa terra e a queste abitudini. La mia città, però, è sempre stata difficile da descrivere. Un detto popolare tremendo ci ha catalogato con un motto particolare: “Fuggi da Foggia non per Foggia ma per i foggiani“, un biglietto da visita angustiante ed enigmatico. Un motivo per non continuare a conoscere questa porzione d’Italia. Forse un alibi per non voler mai dimostrare di essere in grado di fare, di correggere una situazione. Eppure geograficamente abbiamo distese pianeggianti e dorate dai colori del grano, coste e perle di autentico splendore ma niente, siamo stati destinati ad essere classificati così… gente da cui fuggire.

La storia stessa ha condannato questa città a perdere la sua identità, distrutta e sepolta sotto terribili bombardamenti… L’economia, di fatto, non ci ha aiutato e negli anni siamo divenuti cenerentola tra le cenerentole nei risultati e nelle classificazioni.

Bene, in questo scenario non certo stimolante vi sono argomenti e temi che non hanno ottenuto la possibilità di essere sviluppati, anzi sono stati piuttosto trascurati e posti al confino… Tra questi, l’omosessualità – non significa che non si sapesse che ci fossero luoghi di battuage, non significa che non ricordiamo di essere la città di Vladimir Luxuria, che però da qui è dovuta andar via… Un luogo dove certe tematiche si sono sussurrate e gridate solo per etichettare come “frocio” o il più nostrano “ricchione“. Un posto dove esponenti politici hanno sempre provato assoluto disinteresse verso certe tematiche.

Quando lo scorso anno ho pubblicato il mio libro “Le sessualità disobbedienti”, ecco che è stato molto particolare muovermi, discutere di certi temi e l’ho fatto prima singolarmente poi muovendomi in associazioni sorte da poco come l’Agedo. Man mano che continuava la mia opera di diffusione di certi temi, qualcuno mi faceva notare che qui non si poteva fare. La cosa mi lasciava perplesso perché sul fatto che attorno a me ci fosse il deserto nulla quaestio, ma alla fine ecco che mi sembrava impossibile non poter parlare di questi temi.

Non parlo di una città arretrata perché gli eventi culturali non sono latenti come sembrerebbe. Di questo ho chiesto supporto ad un esperto e amico, Salvatore D’Alessio, libraio presso Ubik.

Cosa significa organizzare eventi cultuali a Foggia?

Prima di tutto una sfida stimolante contro il luogo comune che vede la nostra come una città morta e nostalgica, in grado di entusiasmarsi solo per Zeman e per il ricordo del Foggia in seria A. Vedere una risposta positiva e capire che vivi in una città diversa da quella che ti dipingono riempie di soddisfazioni. Vedere una sala piena per uno scrittore esordiente o famosissimo, per parlare di narrativa indipendente o di temi di grande attualità è gratificante.


In quattro anni, da quando è stata inaugurata la nostra libreria, abbiamo organizzato 200 presentazioni e instaurato una vera e propria rete con la realtà cittadina. Associazioni, insegnanti, scrittori, editori e lettori, tutti legati da un intento comune, quello di portare idee nuove e affrontare la realtà con un piglio diverso.  L’impegno mio, dei miei colleghi e dei titoli della libreria Ubik non si limita alla vendita di libri, riteniamo che parlare della realtà tutti insieme sia importante quanto la lettura e la riflessione individuale“.

Ed allora mi sono domandato se l’associazionismo LGBT non meritasse di arrivare nella terra dauna e, più conoscevo e diffondevo il mio sguardo sociologico sulle teorie, più ho pensato con un gruppo di amici di portare avanti, in silenzio e con determinazione, la nascita di Arcigay nella mia provincia. Non è stato semplice, in un momento di grande confusione nei rapporti interpersonali, decidere di far cultura LGBT. Alcuni hanno visto in questo movimento possibilità di emersione personale, altri hanno pensato ad un mio protagonismo, altri ancora hanno accarezzato l’idea di un territorio vergine da esplorare per riciclarsi in vista di nuovi appuntamenti elettorali.

Il mio intento con gli altri componenti del comitato era quello di privilegiare il dialogo, di portare l’acqua dove non c’era – frase magistralmente coniata da Paolo Patanè per descrivere la riottosità di questa terra. Abbiamo sostenuto con forza questa forma di tutela delle nostre ragioni confermando il taglio e il pensiero che volevamo dare a questa esperienza. Infatti, l’aumento di attenzione attorno a certi temi è tangibile nelle altre domande che ho posto a Salvatore.

Quale interesse desta a Foggia la letteratura LGBT?

??Abbiamo sempre avuto un bel riscontro, ci piace conoscere e approfondire libri attuali e che abbiano qualcosa da raccontare senza parlarsi addosso. I libri a tematica di genere rientrano appunto in questo filone. Con la presentazione dell’ultimo libro di Vladimir Luxuria abbiamo avuto il tutto esaurito riempendo un grande cortile nel centro cittadino. Stessa cosa per Ivan Scalfarotto, Ivan Cotroneo e Luca Bianchini: i loro libri continuano ad essere molto letti ed il passaparola continua anche a distanza di tempo, i lettori si affezionano ai libri che abbiamo selezionato per loro e scoprono nuove storie, amori diversi che non avrebbero mai trovato nello scaffale della classica narrativa rosa.


Certe volte questi libri sono finiti anche a scuola, ci sono insegnanti attenti che hanno capito l’importanza di parlare di sessualità e differenza, magari anche ‘rubando’ spazio al nozionismo dei libri di testo. Oltre alla narrativa ci piace affrontare l’aspetto ‘teorico': la ?saggistica a tema ha lo stesso spazio, abbiamo parlato spesso di sessualità, stigma, prostituzione e transessualità, argomenti spinosi quanto interessanti se non hai già una laurea in sociologia.

??Si avverte qualche mutamento nella trattazione e nell’approfondimento di temi inerenti l’omosessualità???

Sicuramente c’è una risposta meno bigotta e più pronta ad affrontare certe tematiche. ?Qualche polemica l’abbiamo tirata, abbiamo ricevuto a volte commenti isterici da anonimi sulle bacheche di Facebook o messaggi poco carini. La cosa comunque non ci tange, ci piace metterci la faccia nella cose che facciamo, sempre, rispondere a profili senza foto non rientra nelle nostre priorità. Abbiamo sempre invitato i dissidenti a presentarsi ai nostri eventi anziché intasare le pagine virtuali, ci piace il ‘pepe’. L’idea di un dibattito vivo ci entusiasma sempre, ma non hanno mai accettato. Quello che riscontriamo è sempre una certa armonia di base, vedi un interesse che fino a qualche tempo fa non aveva ‘sfoghi’ e che adesso viene alla luce e ti ridà un’immagine nuova della città che vivi“.

Leggo le parole di Salvatore e ricordo l’entusiasmo che mi ha dato apprendere che nella mia città era stato finanziato dalla Regione Puglia, nell’ambito del progetto “Principi Attivi”, l’apertura di una caffetteria-libreria specializzata nelle pubblicazioni dedicate alla comunità LGBT. Gli artefici del progetto sono Marta Manna e Davide Clara. Ho conosciuto prima Davide durante la presentazione del mio libro su Foggia. Un ragazzo che mi ha man mano descritto l’evoluzione del suo progetto con tutte le difficoltà e le emozioni che questo percorso ha visto mentre si intrecciava con il mio Arcigay.

A Marta e Davide ho chiesto di descrivere il loro progetto che vedrà la presentazione martedì 24 aprile alla presenza di una madrina quale Vladimir Luxuria (per un gioco delle coincidenze la stessa Vladimir ha presentato il Comitato promotore Arcigay Foggia).

Cos’è Tolleranza Zero?

E’ un progetto nato dal desiderio di creare a Foggia un ‘contenitore’ culturale che per la prima volta si occupasse esplicitamente e con cura delle tematiche GLBT. Nello specifico si tratta di una caffetteria-libreria che vedrà la luce a Foggia nelle prossime settimane. Per adesso è già attivo il nostro sito che funge da e-commerce e da portale GLBT e che teniamo aggiornato costantemente attraverso interviste e articoli d’attualità“.

Perché a Foggia sta creando rumore l’apertura di questa attività?

Finora si è trattato di un ‘rumore’ positivo: le persone che hanno saputo di Tolleranza Zero hanno mostrato grande interesse e attendono impazienti l’apertura. Per il resto, ha stupito la nostra volontà di investire nella cultura in una città per certi versi difficile, come Foggia, e di riservare particolare attenzione all’universo GLBT, che solo da poco, grazie alla nascita di associazioni come Agedo e Arcigay, ha cominciato ad uscire allo scoperto“.

In che modo si può spiegare concretamente ciò che realizzerete?

Sarà il posto giusto per rilassarsi di giorno, grazie all’ampia scelta di caffè e the, e divertirsi di sera. Più simile a un salotto che ad un semplice bar, al fine di stimolare la convivenza e l’apertura reciproca, superando pregiudizi e paure. Il tutto abbinato ad una libreria con un catalogo selezionato spulciando tra le case editrici più interessanti. Tanto spazio alle voci emergenti, ad una (contro)cultura di nicchia, ma sempre di qualità, e grande apertura verso la letteratura GLBT, vero punto di forza della libreria, grazie ad un’offerta che spazia dalla narrativa ai saggi, dai fumetti fino ai libri sull’omogenitorialità.

Ci proponiamo quindi come un centro di diffusione culturale a 360°, grazie ad un ricco calendario di eventi: presentazioni di libri, dibattiti, mostre, sempre con un occhio di riguardo alla realtà GLBT.? Insomma, un ambiente confortevole dove sentirsi sempre a casa“.

Alcuni lo definiscono un locale gay: è esatto?

Diciamo che potrebbe distogliere dal nostro obiettivo di rappresentare una sorta di zona franca, dove persone con esperienze di vita diverse – ma esistono persone con esperienze di vita uguali?! – possano incontrarsi e convivere . Come dice Nanni Moretti, ‘le parole sono importanti’ e le etichette, spesso, rischiano di confondere. Tolleranza Zero, al contrario, nasce con il proposito di eliminare categorizzazioni di qualsiasi genere. Al di là di tutte le definizioni che potranno essere coniate, il nostro interesse è quello di creare un posto accogliente, e siamo convinti di riuscire a farlo“.

Quali sono le aspettative in questo territorio?

Ultimamente in tanti ci hanno domandato meravigliati cosa ci avesse spinto ad agire in un territorio così ostico da tanti punti di vista: alla comprensibile insoddisfazione che caratterizza alcuni nostri concittadini intendiamo rispondere con il desiderio di credere in una Foggia ‘buona’, che ama leggere, confrontarsi, capire. E che è pronta a rispondere positivamente a nuovi stimoli“.

Ma a Foggia capita d’incrociare dei genitori che ti dicono molto su cosa può essere vivere l’omosessualità di un figlio senza avere la possibilità di poter concepire serenamente l’esistenza nel quotidiano. Ho avuto modo di incrociare Maria e Tonino. Quest’ultimo è stato un collega a scuola ed ho avuto modo di conoscerlo realmente dopo, durante il percorso associazionistico capendo lo spessore dell’uomo e del padre.

Maria, invece, è stata la scoperta dell’amore di una madre, dell’infinito coraggio che la sofferenza produce, della voglia di aiutare gli altri (chi non conosci), di divulgare confronto e tolleranza anche quando un figlio è ormai sistemato, lontano da una terra spesso arida. Il coraggio è riuscire a voler continuare la lotta per volti anonimi, per persone che non ti diranno grazie perché non sanno quante amare sono state quelle lacrime che Maria desidera tanto non solchino il viso di un’altra donna, di un altro padre. Con qualche domanda cerchiamo di conoscerli meglio.

Cosa significa essere genitori di un figlio omosessuale in una città come Foggia?

In una città come Foggia, essere genitori di un figlio omosessuale è faticoso e difficile. I pregiudizi e gli stereotipi radicati contribuiscono a far sentire i genitori circondati da un’atmosfera pregna di imbarazzi, derisioni e allontanamenti che offendono la loro dignità più profonda. Nel migliore dei casi sono oggetto di pietosa bontà. A nostro parere, comunque, l’omofobia a Foggia è simile a quella delle grandi metropoli. Però, essendo una piccola città, è più semplice ghettizzare, quasi per allontanare da se stessi la paura dell’omosessualità“.

Che cosa è rimasto nella vostra memoria dell’adolescenza di vostro figlio?

A volte, e solo a volte, ripensiamo all’adolescenza di nostro figlio con amarezza e sofferenza. Appaiono nitide solo immagini molto dolorose: derisioni ed aggressioni fisiche e verbali gratuite. Ogni volta che nostro figlio ci chiedeva il perché di tutto questo, i nostri sguardi rimanevano immersi gli uni negli altri senza poter trovare una plausibile risposta“.

Che cosa rispondereste a chi pronuncia il famoso motto: “Fuggi da Foggia”?

Quando ci siamo resi conto che la vita di nostro figlio era troppo stressante, abbiamo pensato anche noi di fuggire da Foggia, ma sarebbe stato solo un gesto di debolezza. La vita va affrontata a viso aperto. Oggi sappiamo che quel motto non ha più valore. Come Foggia  è stata bonificata dalla malaria, così potrà essere liberata dall’omofobia“.

Che cosa spinge i genitori di un figlio ormai adulto a scendere in prima linea per difendere i diritti della comunità LGBT?

Siamo scesi in prima linea per vari motivi: per riscattarci dei nostri pregiudizi pregressi, per  difendere i diritti di nostro figlio e di tutti i figli i cui genitori non hanno ancora trovato la forza e il coraggio di sostenerli apertamente, per dare voce ad una minoranza che ancora non ha voce nella società odierna, per sostenere ed incoraggiare i genitori che vivono nella solitudine la sofferenza per la diversità dei loro figli, perché crediamo fermamente che ogni persona ha una dignità che va rispettata a prescindere da qualsiasi diversità“.

Che cosa accadrà in questa città?

Accadrà ciò che noi saremo capaci di fare. Parliamone, usciamo allo scoperto e sosteniamoci reciprocamente senza nulla temere. Siamo noi i cittadini che formano questa città e siamo pronti a metterci in discussione e a provare. Cambiamo noi la società prima che la società cambi noi“.

E con le parole di Maria, speranzoso di poter con gli altri contribuire a cambiare questa comunità, io dico con forza: Io non fuggo da Foggia. E a tutt* dico invece: Benvenuti nella mia città! Qui si può vivere!