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Io sindaco di Foggia? Quando sarò “vintage”

Un’intervista di Tony Corcia
fonte: viveur.it

È stata la vera vincitrice dell’ultima edizione del reality “L’isola dei famosi”. Vladimir Luxuria archivia positivamente questa esperienza e si racconta a Viveur.it. Sull’amore, sulla politica. E a chi la vorrebbe sindaco di Foggia risponde…

Avrà anche vinto Antonella Elia, ma la vincitrice morale dell’ultima edizione del reality “L’isola dei famosi” non era tra i concorrenti: in questo senso ha già dato, vincendo, nel 2008. L’ultima isola (non in senso poetico, o metafisico) non partiva sotto i migliori auspici: era la prima edizione orfana di cotanta conduttrice (la Ventura, transfuga approdata a Sky), e non erano in troppi a scommettere su un risultato positivo. Invece, Vladimir Luxuria (che ha condotto con Nicola Savino) si porta a casa un altro successo. Come commenta l’esito, decisamente felice, con cui si è conclusa questa esperienza televisiva?

Rispondo con un’espressione onomatopeica, tipica dei fumetti: pfui! E faccio il gesto di asciugarmi il sudore sulla fronte, come a dire “pericolo scampato”! La fifa c’era, non posso negarlo. Su di me c’erano pregiudizi sessuali e politici, e in molti aspettavano di darmi addosso e di celebrare il mio funerale; il genere televisivo dei reality, complice anche l’esito dell’ultima edizione del Grande Fratello sembrava tramontato; Giorgio Gori aveva abbandonato Magnolia e Simona Ventura aveva lasciato la conduzione della trasmissione; non avevo mai lavorato con Nicola Savino e la nostra accoppiata era una scommessa… Insomma, questa edizione dell’Isola era una grandissima sfida, quasi un azzardo. Eppure…

Nel 2008 hai partecipato all’Isola come concorrente, vincendo. Pur essendo impegnata nelle vesti di conduttrice, immagino che tu abbia provato una certa compassione nei confronti dei partecipanti.

La fame la riconosci, ho avuto molti déjà vu, ti immedesimi nelle condizioni dei concorrenti. Devo dire che i momenti più belli di tutta questa esperienza erano quelli in cui avevo il compito di portare il cibo a Cayo Solitario, a Carmen Russo, ad Aida Yespica, quando i loro compagni vincevano una prova. Sarà stata una forma di sublimazione dell’istinto materno, ma dar da mangiare a chi ha fame e vedere la gratitudine nei suoi occhi è stato semplicemente bellissimo.

Nel salotto televisivo di Silvia Toffanin, esile guida di “Verissimo”, hai affermato di essere finalmente pronta per l’amore e – ti cito – per “trovare due spazzolini in bagno anziché uno”. Che cosa è cambiato in questi anni, che cosa ti fa sentire pronta a vivere i sentimenti con una partecipazione e un’intensità diverse?

La consapevolezza che piangersi addosso non porta a nulla. E lo dico da foggiana: noi foggiani abbiamo scritta nel DNA questa tendenza al vittimismo, alla lamentela. Ogni tanto, invece, bisogna pensare a se stessi come carnefici, mettersi in discussione. Io ho capito che esperienze pregresse, vecchie ferite, il ricordo di persone che mi hanno fatto del male quando ero molto piccola, mi avevano portata o a essere molto dissidente o a cercare sempre il pelo nell’uovo affinché quel matrimonio non s’avesse da fare. Ora sono pronta a vivere una storia in assoluta serenità, senza troppe pippe mentali.

Sempre la Toffanin, novella Madame de Staël, ti ha chiesto se ti mancasse la politica e tu hai risposto che non ti manca per niente. Ma che cosa ti farebbe cambiare idea? Che cosa ti farebbe tornare sui tuoi passi e riprendere la via di Montecitorio?

Lo farei se mi trovassi di fronte a una coalizione o a una maggioranza che senza sconti o compromessi, senza farsi influenzare dal Mastella o dal Casini di turno, mantenesse ciò che promette sul tema dei diritti civili. Fin quando non ci sarà una coalizione che vorrà dar vita a una governo “aperto” come quello di altre nazioni occidentali, non credo che mi tornerà questo desiderio. Ciò non toglie che io sia sempre pronta a sostenere chiunque vorrà candidarsi per portare avanti queste battaglie.

Non hai mai dimenticato il legame con la tua città di origine: torni spesso a Foggia per abbracciare genitori e amici. La città sta vivendo uno dei suoi momenti più bui, e negarlo significa avere seri problemi cognitivi. Foggia sta naufragando, chi manderesti in nomination?

Tutti coloro che si sono disinteressati al sud, a Foggia in particolare: le politiche nazionali, che hanno impedito a Foggia di diventare sede dell’Autorità Alimentare pur possedendone tutti i requisiti, sia i governatori locali che non hanno fatto quanto dovevano per questa città. Come si fa a rimproverare, poi, chi abbandona la città per cercare fortuna altrove? Anch’io l’ho fatto, e nonostante ciò sono certa del fatto che questo impoverisca la città privandola di energie preziose. Ma io voglio essere ottimista: penso che tanto più buia è la notte, tanto più vicino il giorno. Però ci deve essere uno scatto di orgoglio da parte dei cittadini foggiani, per avverare il cambiamento.

E se i foggiani ti chiedessero, e non sono pochi quelli che lo farebbero, di candidarti per diventare sindaco di Foggia?

Sono talmente consapevole dell’importanza del ruolo del sindaco, che rifiuterei: sono così impegnata tra teatro, libri, televisione, che non potrei dedicarmi a questa carica con l’attenzione e la dedizione dovute. Però tra qualche anno, quando sarò più… “vintage”, ci potrei pensare.