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No all’omofobia! L’appello di Amnesty International per l’Italia

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Amnesty International si batte per la tutela dei diritti umani e contro ogni forma di discriminazione.

Questa volta scende in campo per tutelare la comunità LGBTI italiana.

Gay, bisex e transessuali continuano ad essere vittime di numerosi episodi di violenza omofoba e vedono ancora negata la piena parità di diritti.

È necessario agire, agire subito.

Amnesty Italia si rivolge direttamente alle istituzioni, chiedendo al Governo e al Parlamento interventi su alcuni punti ben precisi:
  • adoperarsi affinché la discriminazione basata su orientamento sessuale o identità di genere sia adeguatamente prevenuta e contrastata attraverso una legislazione e con prassi pienamente in linea con gli strumenti internazionali e regionali a tutela dei diritti umani;
  • garantire che i crimini motivati da finalità di discriminazione o di odio verso  le persone Lgbti abbiamo lo stesso trattamento sanzionatorio previsto dall’attuale normativa (c.d. legge Mancino-Reale) per quelli motivati da finalità discriminatorie di altro tipo;
  • assicurare un’effettiva protezione alle vittime di reati di stampo omofobico e transfobico, garantendo il loro pieno accesso alla giustizia;
  • assicurare che og
    ni atto di violenza e i reati di stampo omofobico e transfobico siano efficacemente indagati e i responsabili siano portati di fronte alla giustizia;
  • eliminare ogni forma di discriminazione nella legislazione sul matrimonio civile, prevedendo il matrimonio per le coppie omosessuali, riconoscendo i matrimoni e le unioni celebrate all’estero e garantendo pari diritti ai figli delle persone omosessuali;
  • garantire l’accesso gratuito alle cure mediche necessarie al benessere, all’integrità e all’autodeterminazione delle persone Lgbti;
  • assicurare che gli atti dello stato civile e tutti i principali documenti siano modificabili al fine di rappresentare adeguatamente l’identità di genere, e che la scelta dell’identità di genere sia garantita per ciascuno.
L’appello, per intero, potete leggerlo sulla pagina ufficiale del sito di Amnesty International.

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