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Toscana Pride: musica, balli e travestimenti per reclamare i diritti civili ancora negati

Un bel racconto del Pride da pisanotizie.it

Diverse migliaia di persone sfilano sabato pomeriggio per le strade del centro e sul lungomare di Viareggio. Luxuria: “Non ci faremo sacrificare dal Pd sull’altare dell’alleanza con Casini”. Lacrime e baci quando l’assessore regionale Scaletti celebra 10 matrimoni gay.

Musica in strada, balli e coivolgimento popolare. Ecco il vero “carnevale estivo” di Viareggio, forse l’unico vero evento di un’estate sottotono. E’ andato in scena il Toscana Pride con almeno 5.000 persone, in gran parte giovani ma non solo, che sabato 7 luglio hanno sfilato per le vie del centro e sul lungomare. “La nostra immortale favolosità” era il titolo della giornata, con il David di Michelangelo a fare da testimonial.

E l’iconografia “queer” c’era tutta: poliziotti sadomaso, drag queen sgargianti e Miss Trans in pose osé. Un arcobaleno di orientamenti sessuali e mentali che diventano poi stili di vita e motivo di appartenenza ad una comunità. Ma non si è trattato solo di dare spettacolo, quello lo hanno fatto bene i carri viaggianti dei locali più famosi della Marina di Torre del Lago: Il Frau, il Mamamia, il Priscilla.

Il “Pride” viareggino è stato organizzato da un popolo che, anche nella civile Toscana, reclama diritti per tutt* e chiede risposte alla politica. Diritti negati, più in generale, a tutte le coppie di fatto, che non possono avere le reversibilità della pensione, l’accesso alle agevolazioni e alla successione, il diritto di assistere il partner nella malattia e nella morte. E in più, il diritto a non essere discriminati, derisi, se non osteggiati apertamente.

Le “fasce” c’erano, insieme ad alcuni gonfaloni: molti rappresentanti delle amministrazioni versiliesi hanno sfilato col tricolore, anche se nessun sindaco ha preso parte al corteo, che è stato aperto dai vessilli dei comuni di Pisa, Livorno, Campi Bisenzio e Gavorrano, insieme a quello della provincia di Firenze. “Avevamo invitato anche il comune di Firenze – racconta Antonella Coniglio, assessora alla Politiche Sociali, ma il sindaco Matteo Renzi ha detto no e quindi oggi siamo qua ancora più convinti di esserci”.

C’erano i sindaci di Livorno Alessandro Cosimi e Marco Filippeschi di Pisa, addobbato di “fascia rainbow”, che festeggiava anche i 15 anni esatti dall’istituzione del registro delle unioni civili nella sua città. C’erano il vicesindaco di San Giuliano Terme Yuri Sbrana, Lara Burberi del comune di Calenzano e molti altri. Per la Regione Toscana, non solo Cristina Scaletti, assessore alla Cultura e al Turismo, ma anche il presidente Enrico Rossi in maniche di camicia e sorridente, accompagnato dalla moglie, che ha sfilato per brevi tratti.

“E’ apparso come la Madonna di Lourdes – ha detto alla fine Regina Satariano, storica animatrice del Consorzio Friendly Versilia e del consultorio transgender – e poi è scomparso, ma comunque ci ha messo la faccia”. E ce l’hanno messa anche il deputato dell’IdV Fabio Evangelisti, la consigliera regionale Daniela Lastri, il presidente della Fondazione Carnevale di Viareggio Alessandro Santini che ha sfilato insieme al suo compagno, alcuni sindacalisti della Cgil e della Fiom.

Per Vladimir Luxuria, madrina della manifestazione, è stato un vero e proprio bagno di folla: ad ogni passo un autografo, un abbraccio, un bacio o una foto ricordo. Signore anziane, ragazzi ma anche mamme e bambini, tutti hanno voluto fermarla ed esprimerle un pensiero. Una popolarità forse dovuta più al suo lavoro di conduttrice televisiva che al suo passato da parlamentare, ma che è il segnale di come il suo personaggio sia diventato familiare a molte persone, in maniera assolutamente trasversale.

E proprio Luxuria, dietro al sorriso gentile, dal palco improvvisato sul carro d’apertura ha espresso l’analisi politica più lucida. Mentre negli USA Barack Obama fa quello che aveva promesso (la riforma sanitaria) e in Francia François Hollande vuole trasformare i Pacs in matrimoni veri e propri, in Italia c’è Mario Monti, sul quale è bene stendere “una trapunta pietosa”. E c’è il Pd che vuole allearsi con l’Udc, “il partito più omofobo che abbiamo”.

“Se saremo noi, le nostre vite, i nostri diritti, ad essere sacrificati sull’altare di questa alleanza – ha detto Luxuria – io non voterò un centrosinistra che va da Bersani a Vendola passando per Casini e inviterò tutti a non votarlo”. E poi ha concluso con un gioco di parole: “Su questo sarò intransigender!”. Magari sarà stato il clima di libertà, ma il suo intervento ha fatto sventolare ancora di più le bandiere del Pd e dei Giovani Democratici che hanno partecipato al corteo.

Fra i remix di Raffaella Carrà, Flashdance, Rino Gaetano e in mezzo a tante bellezze seminude, una giovanissima portava al collo un cartello emblematico: “il mio problema non è essere lesbica, ma essere disoccupata”. Un discorso in cui tutto si lega: salute, welfare, lavoro, reddito, genitorialità, condivisione delle lotte, autodeterminazione. Questo è stato il manifesto politico della manifestazione, incarnato dalla presenza fisica di chi ha qualche difficoltà in più a sopravvivere nella società.

Come ad esempio i “genitori rainbow”, persone di diversi orientamenti sessuali che affrontano il duro compito di crescere dei figli. O il movimento “Vorrei ma non posso. It’s wedding time!”, che chiede di poter celebrare i matrimoni fra persone dello stesso sesso. “In Italia abbiamo un problema di spread anche nei diritti civili” ha detto l’assessora Scaletti, sottolineando il ritardo del nostro Paese rispetto al resto d’Europa.

Ma a Viareggio, almeno simbolicamente, dieci coppie hanno potuto pronunciare il fatidico sì. Di fronte al maestoso Hotel Principe di Piemonte dal quale è stata srotolata un’enorme bandiera arcobaleno, Denise e Giulia sono state le prime e la commozione è salita alle stelle, quando erano già le nove di sera. Poi è stato il turno di Serena e Chiara, che si sono baciate appassionatamente. E poi ancora Barbara e Norma, Veronica con Eveline, Laura con Daniela, Carlo con Alessandro.

A officiare il rito, l’assessora regionale Cristina Scaletti, che ha dato lettura degli articoli 3, 29 e 30 della Costituzione, oltre all’articolo 4 dello Statuto della Regione. “Tutti i cittadini sono uguali davanti alla Legge… la Repubblica riconosce i diritti della famiglia… è un dovere e un diritto dei genitori crescere e ducare i figli..”, queste le parole della Carta Costituzionale. A cui si aggiunge l’articolo quattro dello Statuto regionale, sul rifiuto di “ogni xenofobia legata all’etnia, all’orientamento sessuale..” etc.

Insomma, pace fatta fra Viareggio e quel mondo “lgbtiq” che ha costruito la fortuna della Marina di Torre del Lago, ma che quest’anno ha visto i propri locali chiusi e costretti anche ad emigrare? “Questo è l’inizio di una nuova fase – ha detto Alessio De Giorgi, direttore di Gay.it e patron del Mamamia – perché la città vuole continuare a essere la mèta di questo tipo di turismo”. Solo uno striscione di Forza Nuova è apparso lungo il corteo, attaccato poco prima del passaggio dei manifestanti e lasciato lì da solo. Ben altre, anni addietro, sono state le manifestazioni di intolleranza che si sono verificate in città.

Il sindaco Luca Lunardini, nel suo discorso, ha parlato di come la vicenda-simbolo del locale di New York dove iniziò la rivolta gay il 27 giugno 1969, sia simbolica per capire che “un bar, un locale, non è solo un luogo di aggregazione, ma lo si frequenta anche per sentirsi parte di un’unità” e questo è ciò che è accaduto a Torre del Lago. Oggi, ha detto il sindaco, “alla presenza delle autorità regionali, dico che ogni sforzo deve essere fatto affinché quest’esperienza possa continuare, ricercando forme di compatibilità insieme al Parco di Migliarino San Rossore e Massaciuccoli”.