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Gay Pride 2013 a Palermo scelta giusta

Il Prossimo Gay Pride si svolgerà a Palermo. La scelta è stata annunciata qualche giorno fa all’Assemblea nazionale delle associazioni gay, lesbiche e transessuali.
Paolo Guagliardito de ilmoderatore.it intervista Vladi, che aveva caldeggiato la celta del capoluogo siciliano.

Qualche giorno fa, attraverso una nota congiunta al termine dell’Assemblea nazionale delle associazioni gay, lesbiche e transessuali, le associazioni Arcigay, Arcilesbica, Famiglie arcobaleno, Agedo, Certi Diritti e MIT hanno comunicato la scelta della sede del Gay Pride nazionale del 2013. Per la prima volta nella storia della manifestazione si è scelta una sede del sud Italia: Palermo.

Noi de “Il Moderatore.it”, abbiamo contattato Vladimir Luxuria, transgender, ex deputata e da sempre impegnata nel riconoscimento e nella difesa dei diritti degli omosessuali, per conoscere il suo pensiero su questa scelta e sulla situazione degli omosessuali nella società di oggi:

La guida statunitense Frommer’s ha recentemente definito la Sicilia come una “roccaforte dell’omofobia”. Secondo lei, il fatto che sia stata scelta Palermo come sede del Gay Pride Nazionale 2013, è un messaggio a tutti coloro che hanno ancora dei pregiudizi sull’omosessualità?

“È importante. Io ho molto caldeggiato la scelta di Palermo come sede di questo Pride 2013. In qualche modo ho battezzato la nascita, in passato, del pride in questa città e sono convinta che Palermo sia in grado di ospitare quello nazionale, soprattutto perché ogni volta abbiamo trovato un clima non ostile. Sono altre le città realmente omofobe, quelle dove appena scendi in strada a manifestare ti picchiano. Mi viene in mente Spalato, quella è una città in cui gli omosessuali subiscono continue violenze”.

Rispetto a molti paesi europei l’Italia è abbastanza indietro per quanto riguarda il riconoscimento di diritti alle persone omosessuali. Per esempio, in Italia non c’è una legge che tuteli questi ultimi, mancanza questa che ha causato in passato diversi episodi di violenza in tutta Italia. Perché la lotta all’omofobia è un argomento che non si affronta? Sembra quasi che l’omosessualità sia un tabù.

A qualcuno da fastidio che esista una legge che contenga le parole “omosessualità” e “omofobia”. In particolar modo l’Udc, trovando sponda nel centrodestra, ha fatto di tutto per affossare qualsiasi nuova legge in merito. Sono i veri e propri eredi della Democrazia Cristiana. Noi ai tempi della Democrazia Cristiana non esistevamo, non avevamo nessun diritto, eravamo invisibili. Ecco, ci vorrebbe una legge che, come la legge Mancino, dia un’aggravante per i reati a sfondo omofobo. Esiste, appunto, per quelli a sfondo razziale, etnico e religioso, quindi penso sia necessario crearne una per tutelare in qualche modo gli omosessuali”.

È esatto parlare di “omofobia”? Si tratta davvero di una fobia o è solo bigottismo e ignoranza?

Omofobia non è proprio paura. Non è come la claustrofobia (la paura degli spazi chiusi, ndr). Chi ha paura cerca di evitare, di scansare la sua fobia. Ad esempio, un claustrofobico evita in tutti i modi di stare in spazi chiusi. Gli omofobi invece cercano gli omosessuali, si appostano all’uscita delle discoteche, dei locali, per poi picchiarli. Succede fin troppo spesso, abbiamo sentito anche recentemente di episodi di violenza simili. L’omosessualità è stata rimossa da tempo dall’elenco delle malattie mentali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Io adesso in quell’elenco ci metterei gli omofobi”.

Quanto conta la sessualità di una persona per far sì che essa si affermi nella società di oggi?

“La sessualità è importante, questo è indubbio, ma non c’è solo questo. C’è anche l’affetto, il modo di porgersi e tutta una serie di fattori che sono più o meno importanti per far parte della società di oggi. Spesso ci sono degli omosessuali repressi che risultano essere i nostri peggiori nemici. Ho sentito recentemente, per quanto riguarda le elezioni regionali in Sicilia, le dichiarazioni di Crocetta, che è appunto un omosessuale dichiarato, e Fava. È particolare come sembri più a favore degli omosessuali Claudio Fava, rispetto a Crocetta. Fava ha preso delle posizioni nette, riguardo l’omosessualità e il riconoscimento dei diritti civili, anche in materia di adozioni, mentre Crocetta no. Probabilmente a causa dell’accordo che ha con l’UDC, la famosa UDC di cui parlavamo prima…”

Sente mai il bisogno di tornare in Parlamento a fare politica?

“Ogni tanto sì. Quando vedo tante ingiustizie e tante persone che hanno bisogno di aiuto, tornerei”.