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Vladimir Luxuria e il suo “Eldorado” a Calenzano

Lo scorso 22 gennaio Vladi presentava il suo romando Eldorado a Calenzano (Firenze).
Pubblichiamo un articolo sull’evento di danielaedintorni.com

Nella sala del consiglio del nuovo municipio di Calenzano ieri sera folla delle grandi occasioni nonostante il tempo atmosferico non clemente per accogliere Vladimir Luxuria che è venuta a parlarci del suo libro più recente, “Eldorado”, introdotta dal sindaco della città e presentata da Bert D’Arragon, suo amico di lunga data e scrittore lui stesso.

Come ha detto il primo cittadino nella sua introduzione dei dodici milioni di persone uccise dallo sterminio nazista nei famigerati lager la metà erano ebrei ma non si deve dimenticare che gli altri sei milioni erano i cosiddetti “diversi”: rom, diversamente abili e omosessuali; e ha aggiunto che non si deve mai abbassare la guardia per non dimenticare perché potrebbe accadere di nuovo se la coscienza dei cittadini non è sempre vigile.

E per parlare degli omosessuali uccisi dalla follia hitleriana è stata invitata Vladimir Luxuria perché il suo “Eldorado” è focalizzato proprio su questo; infatti alla domanda di Bert D’Arragon sul perché lei abbia deciso di scrivere proprio questa storia Vladimir ha risposto raccontando che trovandosi un giorno invitata a parlare, sempre in occasione della giornata della memoria, su omosessuali e sterminio è stata colpita dagli occhi (ed ecco perché ha voluto mettere un occhio in copertina) di una persona omosessuale che durante la seconda guerra mondiale si esibiva en travesti nel locale più celebre di Berlino, l’Eldorado appunto (in cui ha cantato pure Marlene Dietrich).

In questo locale ci fu poi un’improvvisa retata e furono tutti portati via, chi solo in carcere chi poi nei lager in cui erano costretti a indossare, come marchio d’infamia, un triangolo rosa che li distingueva come la stella gialla per gli ebrei. Quasi nessuno è purtroppo sopravvissuto perché, come ha detto Vladimir, se non venivano uccisi erano comunque indotti al suicidio soprattutto per gli atroci esperimenti che facevano su di loro i medici dei campi di sterminio.

Da questo episodio è nata in lei l’esigenza di raccontare, di far conoscere questa pagina della storia per non dimenticare mai, per fare memoria, perché non si ripeta più quelle atrocità.

Come ha ben detto Bert D’Arragon nella sua introduzione è bello vedere che alcuni Comuni investano in cultura come ha fatto ieri quello di Calenzano, è sempre più raro che accada e per questo condividiamo i suoi ringraziamenti al Sindaco e alla sua giunta.