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Che Luxuria questa Italia!

Lo sguardo di Monica Vitti, per L’Espresso, su Fuori di Gusto con Vladi, Fede e Tinto

Non è difficile immaginare il capo degli autori di “Fuori di gusto” (La7, domenica alle 11) mentre ulula al cospetto del suo staff:

«Oh raga, mi è venuta un’idea bellissima!!!!».

E mentre attorno a lui cresce un senso di curiosità, ipotizzo a seguire l’esposizione di cotanta trovata:

«Allora, l’idea sarebbe quella di abbinare ogni inquadratura del programma a una canzone che faccia da colonna sonora, e sottolineare questa duplice fruizione con l’inserimento in video di titoli e autori delle musiche».

«Geniale!», avrà esclamato al volo il più affettuoso del gruppo.

«Ottimo!», si saranno aggiunti gioco forza gli altri.

E così adesso, aldilà di ogni ragionevolezza, ci ritroviamo a seguire una trasmissione gastro-geografica condotta da Vladimir Luxuria e dal duo Fede & Tino in cui ogni (mini)azione è tormentata dal corredo di note.

C’è la signora Guadagno alle prese con una cavalcata equina? Parte il ritornello di “Furia cavallo del west”.

Ci sono Fede(rico) e Tino a bordo della loro Land Rover? Via libera alla melodia della battistissima “Sì viaggiare”.

C’è, ancora, l’ingresso dei conduttori in una cantina pugliese? Immaginatevi -perché così è andata- che in sottofondo Capossella stornelli «Ahi permette signorina, sono il re della cantinaaa…».

Un assurdo, una tortura, un’inutile insistenza della quale non si sentirebbe il bisogno.

Perché oltrepassando il dettaglio del cilicio musicale, “Fuori di gusto” è una trasmissione che merita di essere teleraccomandata, visto che illustra con coerenza e -a volte- profondità l’intersezione nazionale tra meraviglie naturali e attività agroeconomiche.

Uno spettacolo che Luxuria e i suoi boys maneggiano con competenza e leggerezza, non limitandosi a elencare la trafila di coltivazioni o eccellenze vinicole, ma preferendo al baratro cartolinesco l’analisi di quest’Italia sana e auspicabile.

Un contenitore, insomma, in cui i concetti di filiera corta o bioalimentazione diventano parole piene, giustificate da immagini e interviste e non da semplici slogan.

Certo, poi bisogna patire l’eccesso battutaro del trio Vlady-Fede-Tino (tipo: «Quel cinghiale ti guarda strano…». Risposta: «Sì, in cinghialesco»), ma è un accettabile effetto collaterale.

La piccola degenerazione di uno spazio in cui si tenta -riuscendoci- di premiare gli italiani che aggiungono alle tradizioni il piacere del cambiamento.

Non verso il peggio, per una volta.