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In cucina ho capito che sono una cozza!

Vladi intervistata da Vanessa Ravizza per Visto del 7 Marzo (in edicola): «Non mi riferisco alla mia scarsa abilità culinaria, bensì a una scoperta che ho fatto girando l’Italia col mio programma Fuori di gusto: questo mollusco è uno dei pochi esseri viventi che durante la sua vita può decidere di cambiare sesso. Proprio come me…»

Dalla buvette di Montecitorio alla fame sull’Isola dei famosi, fino alle prelibatezze dei cibi di tutta Italia, Vladimir Luxuria ne ha fatta di strada. Eppure, a giudicare dalla sua linea da top model il cibo sembra essere uno dei suoi ultimi pensieri. È la prima domanda che faccio a registratore spento, ma avendo più o meno la stessa taglia e lo stesso appetito, non è necessario rispondersi.

Non parliamo di linea, dunque, ma di coincidenze sì. Come sei arrivata a girare l’Italia per Fuori di Gusto con due esperti di gourmet come Fede e Tinto?

«Devo ringraziare un cibo, anzi “il cibo”, perché questo è il significato del termine cuscus. Ogni anno a San Vito Lo Capo, in Sicilia, si tiene un festival internazionale, il Cuscus Fest, appunto, dove questo antico piatto africano, che è entrato nell’alimentazione tradizionale della nostra isola, viene interpretato nel suo senso più importante, come piatto della pace e dell’integrazione tra i popoli. Io da anni sono madrina di questa manifestazione che è davvero una grande festa, dove gli chef di tutto il mondo si ritrovano fianco a fianco con le donne nordafricane, per creare rutti insieme piatti meravigliosi. Ed è proprio durante l’edizione di quest’anno che mi sono successe due cose bellissime. La prima è stata passare del tempo con Fede e Tinto (alias Federico Quaranta e Nicola Prudente: ndr), i conduttori di Decanter, la storica trasmissione enogastronomica di Rai RadioDue, presenti al festival come voci ufficiali della manifestazione. La seconda… scoprire che cosa lo chef Filippo La Mantia è in grado di fare con le mani al di fuori della cucina»

Ovviamente, adesso devi spiegare cosa intendi…

«Nulla di vietato ai minori… Ho avuto modo di vedere Filippo La Mantia suonare la fisarmonica sul palco con Bennato e posso assicurare che quest’uomo ha le mani d’oro, e trasforma in arte tutto ciò su cui si posano le sue dita».

Ma come si arriva alla TV e a Fuori di gusto partendo dalle chiacchiere radiofoniche e dalla buona musica?

«Considerali ingredienti crudi di un piatto. E tra questi ingredienti c’era anche il fatto che mi fosse appena scaduto il contratto con un’altra radio, 101, con la quale avevo una collaborazione. Sfacciatamente ho detto a Fede e Tinto: “Mi piacerebbe lavorare con voi”. E abbiamo fantasticato su ciò che si poteva fare insieme, accennando appunto al progetto di una trasmissione Tv itinerante che andasse a caccia di ciò che di buono ha il nostro Paese».

Tutto però è rimasto lì a decantare per un po’…

«Esatto: lanciato l’amo, ho aspettato che qualcosa si muovesse, e per una strana coincidenza lo stesso giorno in cui, anni fa, ricevetti la chiamata per partecipare all’Isola dei famosi, stravolta ho ricevuto una telefonata da parte del duo Fede-Tinto con la proposta di accompagnarli in questa avventura on the road in giro per l’Italia per parlare di bellezze paesaggistiche, storiche e culinarie. Io, che sono una gran curiosa e ho tanta voglia di imparare, ho accettato al volo, non come esperta o critica gastronomica, perché non lo sono, ma come una persona che ama mangiar bene, ama il proprio Paese ed è convinta che abbia molto di buono da offrire. Non solo per il palato».

Cosa ti sta entusiasmando di questa avventura?

«Il fatto di stare in mezzo alla gente, di scoprire,  puntata dopo puntata, l’Italia che non delude, l’Italia delle signore che fanno la spesa al mercato e con pochi euro tengono a pranzo ogni giorno famiglie che sembrano tribù; degli uomini che tornano da una notte in mezzo al mare e vendono il pesce al porto, o di quelli che, all’alba, vanno a caccia di tartufi con i loro meravigliosi cani. Stare in mezzo alla gente vera mi sta insegnando tanto: mi sto arricchendo da questa esperienza televisiva e sono davvero contenta di farla».

Stando in mezzo alla gente «vera», come dici tu, cos’hai colto della crisi che sta attraversando il Paese? Anche alla luce delle varie trasmissioni che puntano sul green e sul cico, pensi che ci sia un ritorno alla terra dopo la grande fuga verso le fabbriche degli anni del boom economico?

«Io sono convinta che noi possiamo trasformare, a volte, anche quello che è un problema in una risorsa, ma per fare questo dobbiamo essere bravi. Abbiamo vissuto anni di consumismo, del panino morsicato e buttato per strada, dello spreco. Ora la gente ha iniziato a fare i conti con queste difficoltà, con le ristrettezze, ma non tutti affrontano la cosa con spirito vittimista e rassegnato. C’è stato, lo dicono le statistiche, un aumento nella vendita di farina e uova perché la gente ha capito che facendosi il pane e la pasta in casa risparmia, e magari si diverte anche a riscoprire gesti e tradizioni dimenticati. Quello che dico alla gente che incontro viaggiando per l’Italia è: “Cerchiamo di prendere il positivo dal negativo, diamo più importanza ai prodotti della terra, agli animali”. Non si deve buttare niente, si deve risparmiare e, per farlo, si deve tornare a un know how culinario di base, bisogna reimparare a farsi le cose da soli. Questo è l’atteggiamento mentale vincente che cerco di spiegare alla gente: trasformare il negativo in positivo è sempre stato il mio segreto nella vita, e ne ho passate tante…»


Vladi alle prese coi tortellini modenesi!

Nelle varie puntate realizzate finora, che cosa ti è rimasto di più in mente?
«Ho ancora i brividi ripensando all’emozione provata davanti a una rezdora, ovvero a una esperta nel tirare la sfoglia, come si dice in Emilia-Romagna. Vedere l’abilità con cui questa donna, ultrasettantenne e quasi cieca tirava la sfoglia fino a renderla un velo, ne saggiava la consistenza solo con i polpastrelli e poi, senza bisogno della vista, realizzava dei tortellini perfetti: è arte, arte pure, questa. E pensa che è riuscita a insegnare persino a me a farli in maniera quasi decente…
Un’altra esperienza indimenticabile è stata andare a caccia di tartufi. Credo che neppure le riprese televisive abbiano saputo trasmettere tutta la gioia, l’eccitazione e l’entusiasmo di quei cani che, trovato il loro prezioso tesoro, scodinzolavano come pazzi e scavavano la terra con una delicatezza impensabile, poi prendevano tra i denti il prezioso tubero e lo posavano ai piedi del padrone, accontentandosi di una carezza prima di correre via a cercarne altri.
Ma il momento più bello è stato quello con gli allevatori di cozze tarantini. In quella puntata non solo ho imparato la differenza tra cozza maschio e cozza femmina, ma ho scoperto addirittura che le cozze, se necessario, possono cambiare sesso durante la loro vita in modo da garantire la riproduzione della specie. E lì ho capito finalmente cos’ero nella mia vita precedente: una cozza. Ma di quelle belle, nere lisce e lucide, non una cozza pelosa… E da quel momento ho un sogno: vorrei che un pittore mi ritraesse come Venere, solo che io non nascerei da una conchiglia ma da una cozza».

Leggi l’Articolo Originale con le Ricette dei Piatti che Vladi e Vanessa hanno mangiato durante l’intervista

La tua linea non ha nulla da invidiare a quella di Venere: come la mantieni?

«Per la legge del contrappasso questa nuova esperienza in Tv sta riparando ai danni fatti al mio corpo dall’Isola dei famosi: sono tornata che sembravo un ramoscello secco e ci ho messo tanto per riprendere qualche chilo, ma Fuori di gusto, con tutte le leccornie che mi dona la gente che incontro, mi sta dando una mano. Non temo di ingrassare troppo, però, perché io ho il mio segreto magico: non uso, per scelta, la macchina e mi muovo a piedi per Roma. Ovunque debba andare, metto scarpe comode, le cuffiette con la musica alle orecchie e gambe in spalla. Così risparmio benzina, non rischio multe, scopro la città, tengo la linea e non inquino. A tavola, lo ammetto, davanti alle cose buone non mi trattengo: mi piace la sensazione tutta meridionale di dover far pressione sulla sedia per alzarsi dopo un pranzo… terrone».

Che ne pensi del fiorire di negozi biologici? Moda o un bisogno di nutrirsi sano?

«Su questo non ho dubbi: meglio trans che transgenico. Io credo alla qualità dei prodotti. Oggi c’è un ritorno “moderno” alla terra. Sto conoscendo tanti giovani che, magari dopo esersi presi una laurea e un master, decidono di aprire masserie didattiche. Bisogna togliersi lo stereotipo del contadino rozzo e vecchio: in Italia sta nascendo una nuova campagna, moderna, nobile, colta che sarà la nostra ricchezza».

Non hai mai la tentazione di tornare in politica?

«Piuttosto che scendere in campo scendo in campagna perché preferisco sporcarmi gli stivali di sterco e di fango veri piuttosto che non tornare là. Sai che cosa rispondevo a chi, prima delle elezioni, mi chiedeva per chi votare? Dicevo: “Votatevi a Sant’Antonio!”. Ma non farmi aggiungere altro, che mi passa la fame».