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Primo Maggio contro le mafie: Intervista a Vladi

A Foggia per il Coming Fest – festival contro il racket – Vladi viene intervistata da Federica Cerreta per “The Blazoned Press

Vladi, lei ha deciso di prendere parte all’iniziativa intrapresa dal giovane ingegner Nardella in collaborazione con altre associazioni del posto: il Primo Maggio uniti contro la mafia. L’evento si è svolto nella sua città natale, Foggia. Sappiamo che la realtà del sud è devastante sotto questo punto di vista, lei che l’ha vissuta in prima persona, cosa ne pensa?

Nel 2008, quando fui candidata a Palermo, nella Sicilia occidentale, la prima cosa che ho fatto è stata andare a mangiare in una rosticceria di Palermo che si chiama S. Francesco. L’ho fatto  perchè è stata la prima attività commerciale del ‘No Pizzo’, ‘Pizzo Free’, liberi dal pizzo. Sono una persona che ammira molto il coraggio negli altri, questo perchè anche io ho un pò di coraggio; nella mia vita ho imparato a ribellarmi alle prepotenze di tipo omofobo, di conseguenza mi piacerebbe se le persone si ribellassero alle prepotenze di questi delinquenti che non lavorano e che come dei parassiti vogliono campare come dei papponi sul lavoro degli altri. Quindi, dato che sono consapevole del grosso problema che affligge questa città, credo che sia giusto dedicare la giornata del lavoro al lavoro libero dai mafiosi che sono i nuovi padroni.”

Cambiamo argomento, parliamo della sua esperienza politica. Nel luglio 2006 ha votato in favore dell’approvazione dell’indulto, la norma che poco dopo divenne legge e che prevedeva l’estinzione delle pene detentive nella misura non superiore a tre anni. Nell’arco del tempo è stata utilizzata in maniera diversa, forse impropria, rispetto a come era stata concepita. Se sapesse che le cose si sarebbero evolute in questo modo, prenderebbe nuovamente la medesima decisione?

Io credo nella certezza della pena, chi sbaglia deve pagare. Poi c’è chi, durante la detenzione, si comporta in un certo qual modo, ha una buona condotta; la costituzione prevede che il carcere serva per reintegrarsi nella società. Detto questo, però, c’è da affrontare  un problema enorme: da parlamentare potevo visitare le carceri.. e sinceramente quando vedo, in una cella per quattro persone, dodici detenuti,  mi dico che non è giusto che, oltre alla pena da scontare, ci siano da affrontare anche tutte queste problematiche. Il sovraffollamento è colpa dello Stato e l’idea dell’indulto era quella di dare un segnale per superare l’ostacolo. Dallo sconto di pena, tuttavia, erano esclusi i reati di associazione mafiosa o di pedofilia e via discorrendo, purtroppo non c’è stato dopo un sistema che si è fatto carico delle persone che uscivano; le quali, in alcuni casi, si sono resi autori di nuovi crimini.”

Dopo la cessazione del mandato parlamentare, si è candidata alla camera dei deputati nella circoscrizione Sicilia, nella Sinistra Arcobaleno. Questa forza politica ha riunito: Rifondazione Comunista, Partito dei Comunisti Italiani, Federazione dei Verdi e Sinistra Democratica. Tuttavia, alle elezioni politiche del 2008, il neonato progetto non ottiene seggi e la sua esperienza da parlamentare si interrompe. Lei non è più in politica a causa di questo avvenimento oppure possiamo affermare che la delusione nei confronti di questo mondo abbia contribuito notevolmente?

La delusione non è stata non essere eletti, perchè nel corso di una carriera politica è una cosa che metti in conto. Io vedo continuamente persone che non vengono elette diventare parlamentari o addirittura ministri. La Santanchè, ad esempio, era una persona che nel 2008, come me, non ce l’ha fatta. Criticando Berlusconi affermò che non bisognava votarlo poichè considerava le donne solo in posizione orizzontale, poi Berlusconi le ha offerto un posto da sottosegretario e lei ha cambiato radicalmente idea sul Cavaliere. Quindi, in sostanza, non è quello il vero problema. La mia delusione è stata quella di una sinistra divisa, subito dopo la sconfitta c’è stata una vera e propria divisione interna: Rifondazione da una parte, Vendola dall’altra.. io dico sempre che l’unione fa la forza e queste continue divisioni mi sono pesate. Vedere persone che prima collaboravano insieme e dopo si lanciavano i coltelli mi ha fatto dire basta. Voglio lasciare la politica per continuare ad interessarmi dei temi riguardanti i diritti civili.”

 Questo suo impegno sul fronte dei diritti civili riguarda, ovviamente, anche quello dei diritti negati agli omosessuali. Questi ultimi si può dire che debbano adempiere solo ai propri doveri. Data la discutibilità di questo modus vivendi, pian piano l’Europa sta facendo dei grossi passi avanti: ultimamente in Francia sono stati approvati i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Secondo lei, un Paese come l’Italia avrà mai il ‘coraggio’ di mettersi in pari?

Io credo che l’uguaglianza sia la parola d’ordine. Il matrimonio è un’istituzione solo per gli eterosessuali e non può certamente definirsi democratica. Le persone che nutrono lo stesso sentimento, che non può essere pesato su una bilancia come si fa con la carne dal macellaio, coltivano anche aspettative e speranze che sono uguali per tutti, non sono declinabili in base all’orientamento sessuale. Il matrimonio in Francia si chiama mariage por tous (matrimonio per tutti), vuol dire che tutti possono sposarsi. Non è solo il diritto di due persone che si vogliono bene di poter essere considerati ‘partner’ e coniugi, ma è anche il diritto di avere una sorella che possa diventare cognata, un genitore che possa diventare nonno. Oltretutto la questione riguarda anche la donazione degli organi, decisioni prese al posto di chi ci è stato accanto per anni ma che è diventato incapace di intendere e di volere. L’Italia è rimasta l’unica Nazione in Europa che non si pone il problema. Allora cosa dobbiamo pensare? Che sbagliano tutti gli altri e noi siamo nel ‘giusto’? Questo è un problema grosso di laicità: è un argomento trattato da politici che si richiamano alla religione. La nostra, più che democrazia, dovremmo definirla teocrazia.”

Sappiamo, inoltre, che qualche anno fa, nel 2003, di fronte alla sua abitazione romana comparve la scritta ”Fuori i trans dal Pigneto” firmata con una croce celtica. L’anno successivo una nuova intimidazione, sempre sui muri di casa sua, ”Luxuria Raus”. Senza contare l’alterco che ebbe negli studi di Porta a Porta con Alessandra Mussolini, la quale asserì: ”Meglio fascista che frocio”. Questa è un pò la metafora della vita di chi ha deciso di andare controcorrente. In molti hanno gettato la spugna di fronte alle vessazione che sono stati costretti a subire. Lei si sente vinta o vincitrice della battaglia che ancora oggi conduce?

”Dobbiamo prendere una decisione. Nella vita o ci lasciamo guidare dalla paura o ci lasciamo guidare dal coraggio. Nel momento in cui ho letto quelle intimidazioni, avrei potuto decidere di tirarmi indietro. Ma in questo modo avrei dato la vittoria a loro, devo continuare a maggior ragione; per questo dico che le persone che si ribellano al pizzo sono da ammirare: non si lasciano guidare dalla paura. Bisogna rischiare per far sì che queste persone non ne escano vittoriose, omofobi o mafiosi che siano. Ad ogni modo, mi considererei vincitrice se ci fossero delle leggi, comunque credo di essere dalla parte giusta della storia. Noi siamo i papaveri rossi di questo prato; chi odia, chi si oppone, chi minaccia è erba gramigna.”

In ultimo una domanda un pò ‘spinosa’, se vogliamo: il suo rapporto con Dio?

Gay, lesbiche e trans non vivono in bolle d’aria sospese nell’aria, viviamo tutti su questa terra, siamo i vostri vicini di casa, spesso siamo vostri studenti, vostri compagni di classe, amici, parenti etc. Siamo sostanzialmente i vostri prossimi. Gesù diceva: ”Ama il tuo prossimo come ami te stesso”; ecco, vorrei invitare le persone ad immedesimarsi ‘nell’altro da se’. Credo sia questo il vero insegnamento. Molti, secondo me, hanno interpretato molto male le parole della Bibbia. Se ci fosse più spirito cristiano vero, credo che si vivrebbe meglio.”

A nome della redazione la ringrazio per la cortese disponibilità.

Grazie a voi.”