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Sul Don (Fiume d’amor)

Un articolo di Vladimir Luxuria per l’85° compleanno di Don Gallo.
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Guido. Ascolto la radio in macchina. Una trasmissione molto seguita, “La Zanzara” su R24. Il tema è la visita di Papa Francesco a Lampedusa. Il conduttore, Giuseppe Cruciani, commenta dicendo che chi parte dalle coste africane per l’Italia si assume il rischio della morte. Stringo le mani al volante. Si sta dicendo che c’è chi la morte la desidera, se la va a cercare, che i morti seppelliti nel cimitero del mar mediterraneo lo hanno meritato. Poco importa se annegati durante il viaggio di andata o, dopo i respingimenti leghisti e destrorsi, durante quello di ritorno. In fondo chi scappa da una guerra, dalla fame, dalle carestie farebbe bene a viaggiare su un aereo, magari in classe business, per non assumersi tale rischio? Chi è perseguitato nella sua terra per motivi di razza, nazionalità o religione non può tentare la fuga, è rischiosa… con buona pace della Convenzione di Ginevra del 1951. Professi una religione osteggiata da fanatici fondamentalisti? Non fuggire, votati al martirio!

Mi immagino il sorriso saggio e ironico di don Gallo se avesse ascoltato quella frase! Lui avrebbe apprezzato il gesto del papa nel lanciare una corona di fiori nel mare in ricordo di tutti e tutte coloro che oggi non possono più pregare (giovani uomini, bambini, donne in attesa…). Si sarebbe emozionato come mi sono emozionata io nel vedere un’Italia che dopo anni di respingimenti, razzismo, egoismo, odio, strumentalizzazione politica alla ricerca di consenso fondato sulla paura dell’altro che invade i tuoi spazi vitali… finalmente un gesto riparatore, quel rispetto per i defunti per i quali nell’antichità si fermavano persino le guerre per permettere riti funebri, ed evitare che gli spiriti dei morti senza degna sepoltura portassero sciagure ai vivi.

L’omosessualità è un dono di Dio”, una delle frasi forti del Don. In alcune parti del mondo tale dono si trasforma in una disgrazia. Immagino un giovane ragazzo gay che rischia di essere frustato, arrestato se non addirittura ucciso nel suo paese d’origine… tenta la fuga, è disperato, disposto a tutto pur di conservare la vita e la sua dignità, contratta un prezzo, si imbarca, è respinto senza neanche poter spiegare il motivo della sua fuga mentre la nave si agita sulle onde, o magari si vergogna a farlo davanti agli altri o semplicemente perché non sa esprimersi… durante il viaggio di ritorno la barca si capovolge e va a fondo lui e le sue speranze. La corona di fiori, ragazzo caro, è anche per te.
E’ per ricordare che quando si impedisce il riconoscimento dello status di rifugiato, di perseguitato, di profugo non si va solo contro la Convenzione di Ginevra ma anche contro le direttive europee (ratificate anche in Italia) di accoglienza anche per chi è perseguitato per motivi legati al proprio orientamento sessuale.

Io questa donna me la sposerei!” mi disse il Don al Suq di Genova durante la presentazione di un mio libro, alzandomi la mano. Lui ha sposato per primo la causa degli ultimi. Lui ha educato al rispetto per gli altri che vanno rispettati prima ancora che per il colore della pelle, l’etnia, la religione, la classe sociale, la sessualità, la costituzione fisica e mentale…. vanno rispettai in quanto creature nate su questa terra.
Creature volute da Dio, il grande Padre che ha tanti nomi, ma che, a differenza di pessimi suoi presunti rappresentanti su questa terra, ci ha voluti tutti, e voluti per quello che siamo e non per quello che qualcun altro, in nome di falsi moralismi, vorrebbe che fossimo.

Don Gallo ha aperto le sue braccia e la sua comunità a tutti, per questo anche io ho voluto la comunione al suo funerale… lui che non distoglieva lo sguardo infastidito borghese sui poveri, i mendicanti, i matti, gli storpi… lui che ci ha guardato negli occhi tutti, come la telecamera di un Pasolini o di un Pippo Del Bono che si stringe sulle rughe di un povero contadino o sul sorriso cariato di una migrante. Don Gallo che per me continua a vivere nella sofferenza quotidiana degli altri per le strade, in un canto di dolore con la voce di Moni Ovadia e nella danza della vita per le strade sotto le casse del carro di un Pride. Auguri al Don, fiume di bontà!