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Cécile Kyenge e Vladi a Venezia, per il sogno di Martin Luther King

Il ministro dell’integrazione Cécile Kyenge è intervenuta allo Spazio Luce Cinecittà per presentare I have a dream, campagna di sensibilizzazione che porta il nome della storica affermazione di Martin Luther King, diventata uno dei simboli della lotta contro il razzismo e a favore dell’uguaglianza. A moderare l’incontro, la giornalista Lucia Annunziata, a supportarlo, Vladimir Luxuria, attivista, scrittrice, attrice ed ex parlamentare. Presenta il progetto il Garante per l’infanzia e l’adolescenza Vincenzo Spadafora.

“Bisogna mettere insieme le diversità e far capire che non sono pericolose”, afferma il Ministro. Le persone non devono sentirsi in colpa di essere ciò che sono. E questo lo dobbiamo far capire anche attraverso esempi concreti di persone che hanno fatto la nostra storia.
“Perchè – continua Vladimir Luxuria – il sogno dell’uguaglianza è un principio, se vogliamo, anche banale, self evident, è ovvio che siamo tutti stati creati per essere uguali, ma purtroppo certe categorie pensano di essere più uguali delle altre”.

“Ammiro il ministro Kyenge – dice Luxuria – perché mi piacciono i politici che non fanno di razzismo e omofobia un mestiere per ottenere seggi. Mi sono emozionata stringendole la mano e non capita spesso, con un politico. Il sogno dell’uguaglianza è un principio, se vogliamo, anche banale, ‘self evident’: è ovvio che siamo tutti stati creati per essere uguali, ma purtroppo certe categorie pensano di essere più uguali delle altre. Vedo figure di riferimento straordinarie in Martin Luther King e in Nelson Mandela. Il mio augurio è che questo sogno possa essere realizzato in Italia, che tutti i rappresentanti delle categorie GLBT non debbano sentirsi sfortunati per essere nati in questo paese, che possano essere giudicati per i loro pregi – il saper ascoltare e aiutare gli altri – e non per l’etichetta. Purtroppo, il termine ‘gay’ declinato in vari dialetti oggi è ancora considerato un’offesa. Esiste un bullismo di tipo omofobo che attacca la psiche: fino a poco tempo fa gli stessi gay pensavano quasi che essere picchiati fosse giusto, si sentivano in colpa. Oggi, per fortuna, no, c’è consapevolezza maggiore e questi atti vengono denunciati. Ma vi ricordo che al momento non abbiamo un ministero  delle Pari Opportunità. Mi arrabbio quando penso che Josefa Idem si è dimessa per un affare di poche migliaia di euro e stanno tutti a parlare di come salvare il destino di Berlusconi, per faccende molto più gravi. Spero che il Ministero di Cécile Kyenge riesca a farsi carico anche di questo buco nella nostra amministrazione e la invito al gay village, struttura che io stessa gestisco, dove sarebbe, probabilmente, l’unico politico applaudito e non fischiato”.

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