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Donna Moderna intervista Vladimir Luxuria

L’Italia Migliore per Vladimir luxuria non è  certo quella dei reality tv, protagonisti del suo nuovo romanzo (L’Italia migliore, appunto). È fatta da chi è solidale con i deboli, e sa rimboccarsi le maniche. E le donne in politica?«Non conta il genere, ma il cervello» dice. «Per questo apprezzo Cécile Kyenge. Mentre Laura Boldrini mi ha deluso».

L’intervista di Mariella Boerci per il settimanale Donna Moderna (in edicola).

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«Le vacanze? Mordi e fuggi: quattro giorni a Creta e due a Peschici. Fine». Fine? «Sì». Affilata e pallida nella calura capitolina di fine agosto, Vladimir Luxuria, per tutti “la Vlady”, non recrimina su questa strana stagione (un po’ sottotono rispetto agli anni sfavillanti dell’Isola e del Parlamento) che la vede impegnata con la direzione artistica del Gay Village, la rassegna più affollata dell’Estate Romana, «una movida da 5.000 persone ogni sera».

Anzi. «Mi sono rimessa in gioco con un’esperienza che mi ha molto coinvolta e riesce anche molto a farmi divertire» assicura. La sua esistenza del resto, come lei stessa riassume, «è stata tante cose»: spettacolo, militanza politica, impegno alla Camera dei deputati.Ma è stata anche «tante sfide, tanti momenti difficili». Per esempio nel 2008, candidata con la Sinistra Arcobaleno, è stata spazzata via dal Parlamento con tutto il partito («ho sofferto molto»). Oppure, l’anno scorso, quando L’Isola dei Famosi, che doveva presentare, è stata cancellata all’ultimo dai palinsesti. «Mi sono detta: “Be’, vuol dire che farò altro”». Infatti. In quest’«altro», oltre alla direzione artistica del Gay Village e a un programma su La7, Fuori di Gusto, c’è anche un libro, «il quarto», che esce in questi giorni per Bompiani: L’Italia migliore. Non un saggio, ma un romanzo in cui la protagonista è una ragazza disposta a tutto pur di conquistare un suo spazio in tv.

L’Italia peggiore, quindi. O, forse, la solita Italia.
Ride a gola piena. «Sì, il titolo può trarre in inganno, ma è quello del format che consacra il personaggio. Però, e lo dico subito, il mio libro non vuole fare nessuna morale o divisione tra buoni e cattivi. Avendo bazzicato molto nelle tv, racconto semplicemente un mondo che conosco. E affronto il tema della ricerca della felicità, che tanti, come questa ragazza che lascia il paese, identificano con la notorietà, il successo, la visibilità mediatica».

Anche lei, molti anni fa, ha lasciato il paese, il Sud.
«Vero. Il viaggio, il trasferimento, le folle che ti assalgono con il telefonino sono esperienze piuttosto autobiografiche. Ma, nel mio piccolo, io ho capito abbastanza in fretta che la felicità dipende dagli affetti, non dal successo, dal potere, dalla notorietà».

Nel suo libro, l’Italia migliore è un reality che mette in lizza alcuni “eroi” contemporanei: uomini, donne e un cane. Alla fine,
il televoto assegna la vittoria al cane. Perché?
«Perché sotto i riflettori della tv anche i migliori si trasformano: diventano ambiziosi, competitivi. Il cane no. Il cane resta quello che è. Per questo vince, anche se la scelta vuole essere ironica».

Torniamo alla realtà. Il premier Enrico Letta ha ricordato che, oltre la crisi, esiste un’Italia migliore ed è quella che dobbiamo mettere in mostra. È d’accordo?
«Sicuramente esiste un’Italia che sta dimostrando da tempo di essere migliore di molti politici che la governano e che continua a credere nel Paese e ad amarlo. Quella che, senza rincorrere interessi personali né la luce dei riflettori, si dedica alla cura degli altri ed è solidale con i deboli. Quella che si rimbocca le maniche, stringe i denti e va avanti con dignità. Quella che, nel quotidiano, si dà da fare in silenzio e prova a riemergere. Quella che mette da parte gli egoismi, gli sprechi e dà più valore alle cose, al merito, al risparmio. Io mi auguro che, finita la crisi, non venga dimenticato ciò che le difficoltà ci hanno insegnato».

E in politica l’Italia migliore qual è? In Parlamento sono arrivate tante donne.
«Ma i leader di partito sono comunque uomini: Berlusconi, Epifani, Grillo, Monti… Detto questo, in politica non è questione di sesso, ma di cervello. Guardi Cécile Kyenge: al suo posto, altri avrebbero inzuppato il pane nel sugo della discriminazione.
Lei invece non solo continua a mostrarsi misurata, ma sfodera addirittura l’ironia davanti a chi le lancia le banane: “Che spreco, con questa crisi”. Chi invece mi ha delusa è Laura Boldrini, che pure ha detto parole molto belle sui diritti civili e sulla strage di Bologna. Non ha chiesto a Letta di nominare un nuovo ministro per le Pari Opportunità dopo le dimissioni di Josepha Idem, ma si è persa ad applaudire la cancellazione di Miss Italia. E noi, intanto, siamo ancora senza un ministero così importante. La politica dovrebbe fare delle cose concrete, non solo chiacchiere e sceneggiate. Come certi sindaci, che affrontano quotidianamente i problemi della gente e rispondono ai cittadini: Matteo Renzi a Firenze, Leoluca Orlando a Palermo, Michele Emiliano a Bari. Sono loro la politica migliore. Io li stimo molto».

Stimava molto anche don Gallo, che se n’è andato da poco…
«Con don Gallo c’era qualcosa di più della semplice stima. Lui non mi ha giudicata: mi ha accolta, mi ha ascoltata, mi ha amata. E, come me, ha accolto senzatetto, migranti, tossici, gay, lesbiche e trans. Lui era la Chiesa migliore. Non a caso ricordo la sua felicità quando Bergoglio venne eletto Pontefice. È a questo Papa, che parla spesso degli ultimi ed è vicino alla gente, che oggi guardo con emozione e speranza. Un Papa che ha l’umiltà di dire “chi sono io per giudicare un gay” mi turba profondamente; mi riavvicina a una Chiesa che a lungo mi ha fatto sentire esclusa. Dopo 15 anni di buddismo, forse è il momento di riconciliarmi».

E che cosa pensa della raccolta di firme al Meeting di Comunione e Liberazione contro la legge sull’omofobia?
«Penso che sia la solita sceneggiata all’italiana. Ma anche che, in sé, questo disegno di legge sia comunque molto discutibile, molto debole. All’italiana, appunto».

Dica la verità: non rimpiange la politica?
«Non questa politica, dove pure ci sono tante persone di qualità che si danno da fare. Semmai, rimpiango di non essere riuscita a fare di più, quand’ero in Parlamento, per i diritti civili, per cui l’Italia è la Cenerentola d’Europa. In ogni caso, per portare avanti le proprie idee non occorre la Camera dei deputati: si può fare ovunque. Su un palcoscenico, in tv, sulla pagina di un giornale, con un libro… È quello che sto facendo».