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Elogio della diversità, “Per l’Oms il trans è ancora un malato”

“Da ragazza, a causa della mia diversità, sono stata spesso insultata e anche picchiata. Ora ogni giorno cerco  l’armonia con me stessa e col mondo”.
L’intervista di Milena Di Camillo per Liberalamente, giornale di Fareassieme.

Fareassieme, Servizio di salute mentale di Trento, pubblica un’intervista a Vladi sul tema del disagio mentale e dell’emarginazione. (Qui tutta la rivista in pdf

Quando le è capitato di “incrociare” il disagio mentale?
Il mio primo ricordo è legato all’infanzia, quando vivevo a Foggia.
C’era una ragazza, si chiamava  Rachele, che tutti conoscevano. Da  adolescente aveva assistito al suicidio del fratello, subendone uno choc causa del suo disagio mentale. Di quel fatto diceva “quello stupido di mio fratello, prima stava sul balcone e poi non c’era più!”.
Per quella sua condizione di fragilità Rachele veniva spesso insultata e aggredita dai ragazzi e alcuni di loro ne abusavano anche sessualmente. Io avevo stretto amicizia con lei, ci parlavo… nelle sue difficoltà mi identificavo anch’io perché, a causa della mia diversità, spesso ero stata insultata e picchiata. Ma poi, nel corso della mia vita, ho incontrato tante altre persone con disagio mentale.

Lei ha subito violenze e discriminazione, solo perché “diversa”…
Ci sono molte cose per cui mi sono identificata con la storia del disagio mentale. Per il senso di vergogna da parte della famiglia oppure per l’idea di nascondere queste “imperfezioni”; una sorta di confino che sono stati i anicomi, ad esempio.
Voglio ricordare che fino agli anni cinquanta nel manicomio di Aversa, l’ospedale psichiatrico Maria Maddalena, c’era una sezione particolare in cui venivano rinchiuse persone affette da ‘sindrome da travestitismo’ e ancora oggi nel museo di criminologia di Roma ci sono esposte delle foto in bianco e nero dove si vedono queste persone tenute con le catene ai polsi e alle gambe, con una ciotola messa ai loro piedi come se fossero dei cani: erano persone come me. Sul sito www.change.org ho lanciato una petizione perché dal prossimo elenco della patologie dell’Organizzazione mondiale della sanità venga rimossa la condizione del trans che non è una malattia: il fatto di non riconoscersi nel sesso di nascita, non vuol dire follia ma vuol dire rendersi conto di questa cosa e operare e agire per equilibrare la mente col corpo. Il paradosso è che nel 1990 l’Oms ha depennato dall’elenco dei disturbi mentali l’omosessualità.

Lei si sente “sana di mente”? Cosa stabilisce chi è sano di mente e chi non lo è?
Beh, per l’organizzazione mondiale della sanità non lo sarei.
Credo di essere una persona che giornalmente, passo dopo passo, a volte un po’ come nel gioco dell’oca, tornando indietro, cerca di trovare un’armonia con se stessa, con il mondo che mi circonda, con il mio prossimo, con l’ambiente sforzandomi di mantenere un certo equilibrio.
Penso che nessuno di noi possa considerarsi “sano di mente”, io non riesco neanche a definire cosa vuol dire sanità di mente.
Che dire delle persone, considerate sane di mente, diventate complici del nazismo? Ricordo che Hitler e quelli che lo seguivano mandavano nei Lager gli ariani che avevano “disagi sessuali” perché, secondo loro, era un’onta? Chi erano i veri pazzi?

Le ‘diversità’, incluso il disagio mentale, spaventano: che ruolo ha la cattiva informazione nell’alimentare paure e pregiudizi?
Grandissimo. Ci dovrebbe essere una campagna di informazione per far capire che le persone che soffrono di disagio mentale non sono una minaccia agli altri…
Non dobbiamo avere paura di chi reputiamo diverso da noi per qualsiasi motivo.

Viviamo in un’epoca di maggiore fragilità sociale e degli individui, anche lei ha questa percezione?
Io so che nel prossimo elenco dell’organizzazione mondiale della sanità dei disturbi mentali verrà inserita l’ossessione da social network.
Ci sono persone che non coltivano amicizie, solidarietà, ma pensano di sostituire il rapporto umano con il rapporto virtuale.
Credo che questo sia un grande pericolo perché soprattutto chi ha più bisogno di solidarietà, di vicinanza, di contatto umano, di una mano sulla spalla, di una mano stretta, di un sorriso, più risentirà della sostituzione del apporto umano col rapporto virtuale.

Ma secondo lei perché siamo arrivati a questo?
Un po’ di egoismo e direi un po’ la perdita dei valori ma non per fare la bigotta o la retrò della situazione, però effettivamente l’idea è che tu sei vincente solo se sei ricco, bianco, di una certa religione, di un certo orientamento sessuale… credo che sia un grande abbaglio.

Vuole “salutare” il mondo della salute mentale? Una dedica, una canzone, un libro da consigliare, un film che le è piaciuto … ?
Consiglio una visita al Museo dell’Art Brut (museo dell’arte bruta) che raccoglie opere di persone che sono state rinchiuse nei manicomi.
Consiglierei anche un qualsiasi quadro di Van Gogh per dimostrare che a volte la genialità e la follia non hanno una linea di confine così netta.
E poi consiglierei anche la lettura delle opere di Shakespeare, nelle quali viene descritto l’innamoramento con gli stessi sintomi della follia perché così possiamo pensare che la follia è anche un po’ amore.