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«Il governo di larghe intese? Salvo solo il ministro Kyenge»

Un’intervista di Salvatore Coccoluto
fonte: leiweb.it 

La transgender più famosa d’Italia torna in libreria con il suo secondo romanzo, ritratto spietato del mondo della tv. Ma non rinuncia a parlare di politica: «Oggi salvo solo il ministro dell’Integrazione, perché abbiamo vissuto esperienze simili: a me lanciavano i finocchi, a lei le banane»

Foto di Corrado Ferrante

Attrice, scrittrice, personaggio televisivo. Ma anche protagonista della vita politica del paese e attivista nella battaglia per i diritti civili. Vladimir Luxuria è certamente la transgender più nota d’Italia. Parlamentare nel 2006 nelle file di Rifondazione Comunista e subito dopo vincitrice de L’isola dei famosi, sempre discussa e costantemente fuori dal coro, in questi giorni torna con il suo secondo romanzo L’Italia migliore (Bompiani), ambientato in due realtà apparentemente lontane che si incontrano sulla carta: il mondo della provincia e quello della tv. Vladimir racconta la storia di due sorelle, Camilla e Marianna. La prima vive in provincia e conduce una vita ordinaria, con un marito, un figlio e l’anziana madre malata, mentre la seconda è una nota e capricciosa conduttrice tv, che si fa di cocaina e ha ottenuto il programma L’Italia migliore andando a letto con direttore della rete privata Italia tv. Alle spalle di quest’ultima si nasconde un passato di violenza famigliare e di femminilità violata. E quando decide di tornare a casa dovrà confrontarsi con quel dramma. Un romanzo che punge il mondo della televisione e dello spettacolo. E che ci mostra, a detta di Vladimir, come spesso «la ricerca del successo a tutti i costi sia un palliativo per far fronte ai dolori dell’esistenza». Siamo andati a chiedere all’autrice di parlarci del suo romanzo e di raccontarci il suo punto di vista sul mondo della tv. Ma alla fine non abbiamo potuto fare a meno di parlare anche di politica e di impegno sociale.

Vladimir, quanto c’è di autobiografico nel suo romanzo?
«Non c’è un personaggio particolarmente autobiografico. Ovvio ognuno mette qualcosa di proprio nello scrittura. Le riflessioni sulla notorietà, per esempio, sono personali. Anche alcuni episodi: la prima volta che mi hanno riconosciuto per strada o che mi hanno chiesto un autografo».

Lei ha raccontato un mondo di capricci e compromessi. Quanto c’è di reale nella sua storia?
«Ci tengo a precisare che non ho voluto parlare di un mondo cattivo. Semplicemente è il mondo che conosco meglio. E mi divertiva raccontare certe situazioni: le star della tv che si arrabbiano con i parrucchieri, con i costumisti, episodi che ho visto e sentito. Ma non c’è un personaggio reale. Le scorciatoie che prende Marianna, scegliendo di andare a letto con il direttore di rete per ottenere la conduzione di un programma, non appartengono alla realtà, sono fantascienza. Non trova?». (ride di gusto)

Ho capito che non si vuole sbilanciare. Lei è mai scesa a compromessi per lavorare in tv?
«Assolutamente no. Quello che ho ottenuto l’ho sempre raggiunto grazie al lavoro».

Cosa le piace della tv di oggi?
«Apprezzo la qualità. Quelle trasmissioni che non hanno la presunzione di ritenersi gli unici canali di informazione. Mi piacciono i telegiornali e i programmi culturali, i film e le fiction. Invece non sopporto i finti programmi culturali, quelli che ostentano la loro superiorità. Quali in particolare? No, preferisco non fare nomi. Ma anche L’isola dei famosi la ritengo molto più onesta e interessante di certe finte trasmissioni culturali».

Lei è stata eletto deputato nelle file di Rifondazione Comunista nel 2006. Le manca oggi la politica?
«Moltissimo. Siamo in un periodo di ristagno nel nostro Paese, soprattutto per quanto riguarda i diritti delle minoranze. Prima o poi i trans di tutto il mondo faranno manifestazioni davanti alle nostre ambasciate chiedendoci di fare anche noi una legge contro l’omofobia e per i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Siamo rimasti davvero gli ultimi. Solo la Russia ci supera da questo punto di vista».

Le piacerebbe tornare a fare politica?
«Se dovessi incontrare persone che pensano che la mia presenza a livello istituzionale potrebbe essere utile, allora non avrei problemi a farmi avanti».

Oggi dove batte il suo cuore?
«Mi sento in sintonia con Nichi Vendola. Anche se penso che ci siano alcune persone molto valide anche nel PD».

E di questo governo di larghe intese cosa pensa?
«Non mi piace la situazione attuale perché, con la scusa dell’emergenza, hanno creato un clima di paura. Questo è un governo non eletto dal popolo italiano, quindi sarebbe giusto tornare a dar voce ai cittadini».

Non salva proprio niente?
«Salvo alcune persone. Per esempio, oggi mi sento vicina al Ministro dell’Integrazione, Cécile Kyenge. Purtroppo abbiamo vissuto esperienze simili: quando sono entrata in politica a me hanno lanciato i finocchi, mentre a lei le banane. Da qui si vede l’arretratezza culturale del nostro paese. È come quando si guarda uno specchio d’acqua che in superficie sembra limpida, ma poi nel fondo c’è tanta sporcizia. Ecco, la mia presenza e quella del Ministro fanno venire a galla quella sporcizia che in Italia si nasconde sul fondo».