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Vladimir Luxuria ai giovani: «Non sentitevi sempre sostituibili»

Arrivismo. Coca. Sfruttamento. Ne L’Italia migliore l’ex deputata attacca i reality.
E invita i ragazzi ad avere fiducia. L’intervista di Enzo Ciaccio per Lettera43.it

Foto di Marco E. Pelizza

Il suo quarto libro – L’Italia migliore (Bompiani) – sta già facendo discutere perché racconta di spregiudicati reality tivù, di volontari sfruttati con gelido cinismo, di carriere costruite sui favori sessuali, della cocaina che «non è più prerogativa dei ricchi ma ha invaso il mondo dello spettacolo come le redazioni giornalistiche, le aule parlamentari e perfino gli uffici, le fabbriche, le scuole».

LA REGINA DELL’ISOLA 2008. Vladimir Luxuria, 48 anni, all’anagrafe Vladimiro Guadagno, è stata la prima transgender in Europa eletta in un parlamento (con Rifondazione comunista). È attrice, scrittrice, ha condotto programmi televisivi. E di reality ne sa qualcosa, visto che ha vinto nel 2008 l’Isola dei Famosi.
«Sto dalla parte di coloro – e sono troppi – che oggi si sentono sempre sostituibili», confessa Luxuria a Lettera43.it. Una battaglia, la sua, che potrebbe riportarla in politica. «Non escludo di ricandidarmi in parlamento», ha aggiunto. «Purché si faccia vivo un partito che rilanci la lotta per i diritti civili e non prenda in giro gli italiani».

DOMANDA. L’Italia migliore è un libro sulla tivù trash?
RISPOSTA. No, racconta la preziosità dell’essere umano.
D. Cioè?
R. Lo smarrimento dei giovani che si sentono sempre di più rimpiazzabili.
D. Insomma, i precari.
R. Anche. I ragazzi di oggi vivono una tragedia inedita.
D. Quale?
R. Sono convinti che non servano più le competenze perché nessuno deciderà mai di investire sulle loro capacità.
D. La protagonista del suo libro, per esempio, ruba il posto di conduttrice tivù con mezzucci…
R. Sì, fa la furba. Ma poi verrà ripagata con la stessa moneta. E se ne tornerà al paesello, in provincia.
D. Cosa vuol dire a 20 o 30 anni sentirsi «sempre sostituibili»?
R. Perdere pian piano la fiducia in se stessi. Amarsi e stimarsi sempre di meno.
D. Di chi è la responsabilità?
R. È durissimo dover crescere in una società che non valorizza i meriti ma premia i furbi ed espelle senza complimenti i più fragili, i meno corrotti, quelli che rispettano le regole.
D. Qual è allora l’Italia migliore?
R. Non certo quella rappresentata dalla famiglia della mia protagonista che fa finta di niente perfino di fronte a un abuso subìto da parte del padre.
D. Quindi?
R. È l’Italia che vale. Fatta da gente pronta ad aiutare gli altri, da migliaia di volontari che operano ogni giorno sul territorio, dalle mamme che si dedicano ai figli disabili.
D. Nel libro, la tivù dei reality strumentalizza proprio i volontari pur di far crescere l’audience.
R. Il reality prevede che chi compie il gesto giudicato più altruista vinca 500 mila euro. Il cinismo trasforma la generosità dei volontari in esasperata competizione.
D. A questo proposito lei ha duramente criticato la trasmissione The Mission, ambientata nei campi profughi africani.
R. I volontari veri stanno con i profughi ogni giorno. Senza pretendere di avere i riflettori puntati addosso. Si dovrebbero raccontare le loro storie.
D. Nel suo libro la protagonista assume cocaina per reggere lo stress e i rapporti sessuali col suo capo.
R. Sì, ma non è che tutti i conduttori tivù, i giornalisti o i politici si droghino o si comportino male.
D. Però lei ha dichiarato: «Eletta in parlamento, mi sono subito accorta che la più sobria ero io».
R. Nel 2006 sbarcai alla Camera dei deputati con il marchio di fenomeno da baraccone. Mi riferivo alla mia sobrietà mentale.
D. Soltanto?
R. Bè, confesso che mi è anche capitato di salire in ascensore con alcuni deputati alle 8 di mattina e di accorgermi che erano già alticci: esalavano alcol come se fossero appena usciti dal pub. Ricordo molti atteggiamenti alterati: da che cosa, non so.
D. La cocaina è ormai diventata droga di massa…
R. Non è più la droga dei potenti e neanche quella cui faceva riferimento Freud per viaggiare nella propria memoria o l’escamotage per sollecitare l’ispirazione artistica.
D. Lei l’ha definita «il segnale che ti manda dio per farti capire che stai facendo troppi soldi». Conferma?
R. Sì.
D. Ma non le manca la politica?
R. In questi cinque anni ho partecipato a centinaia di manifestazioni e mi sono battuta per i diritti civili.
D. E il parlamento, le manca?
R. Non escludo di ricandidarmi alle prossime elezioni politiche.
D. A condizione che…
R. Che si faccia vivo un partito in grado di riproporre al primo posto le battaglie per i diritti senza prendere in giro nessuno.