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Vladimir Luxuria: la mia Italia Migliore

FaceMagazine intervista Vladimir Luxuria che presenta il suo nuovo libro: L’Italia migliore.
Il mondo dello spettacolo è davvero tutto compromessi e favoritismi?

Vladimir Luxuria è una di quelle persone che sembra avere sempre piena consapevolezza di ciò che fa, di come lo fa. E di quello che è. Una cosa è certa: non dà mai l’impressione di essere in un determinato posto “a caso”.
Foggiana d’origine, dopo una laurea in lingue, dagli esordi televisivi sul palco del Maurizio Costanzo Show come direttrice artistica del Muccassassina, serata disco gay della capitale che grazie a lei diviene un vero e proprio brand, all’attività di scrittrice, all’esperienza in Parlamento ( fu la prima – e ad oggi unica – transgender ad essere eletta alla Camera dei Deputati tra le file della sinistra di Bertinotti), al successo in TV, Vladimir Luxuria si riscopre e ripropone ogni volta sempre diversa e altrettanto uguale a se stessa.

Grande comunicatrice, ha cavalcato il mezzo televisivo facendone l’ennesima freccia al suo arco. Nel 2008 vince la sesta edizione dell’Isola dei Famosi riuscendo a sdoganare la figura del transgender nelle case e nei salotti dell’Italia media, conquistando anche in questo caso un traguardo ambito da molti: anteporre il valore del proprio essere al pregiudizio tipico di chi giudica una persona solo per il suo orientamento sessuale.
In Tv tornerà qualche anno dopo come co-conduttrice dello stesso reality che la vide vincitrice e sempre un reality è protagonista del suo quarto ed ultimo romanzo, L’Italia migliore, edito da Bompiani.

Recensito come “una critica corrosiva ai vizi della società dello spettacolo che si salda alla rappresentazione cristallina della femminilità”, l’opera intreccia l’esistenza di due donne molto diverse, Camilla e Marianna. La prima vive in provincia accudendo la madre malata di Alzheimer. La seconda, nota conduttrice TV, si fa di coca e ha ottenuto di condurre “L’Italia migliore” andando a letto con il direttore dell’emittente per cui lavora.

Qual è la tua idea di Italia migliore?
La mia “Italia migliore” corrisponde ad un’Italia della solidarietà. Siamo popolo unito solo se solidali, disposti a premiare il merito e a non dimenticare i bisognosi. L’Italia migliore è resistente, onesta, altruista e creativa. Nel mio romanzo invece Italia migliore è il titolo di un cinico docu-reality.

Il mondo dello spettacolo è davvero tutto compromessi e favoritismi?
No. Raccontare un episodio che si svolge in un contesto non vuol dire che tutto il contesto sia così. Nello spettacolo ci sono talenti, professionisti, ma anche uomini e donne che hanno un santo in paradiso o un potente nella camera da letto.

Ti cimenti nella descrizione di due universi femminili estremamente complessi, anche se per motivi diversi. Che donne sono Camilla e Marianna?
Camilla è la buona reputazione, il buon nome di famiglia nella provincia, la brava ragazza, madre e moglie che accudisce la mamma malata di Alzheimer. Marianna è la ragazza chiacchierata: tante avventure mordi e fuggi, droga, ribellione, quella che abbandona il paese e la mamma per andare in città e diventare famosa.

Rispetto al Movimento “Se non ora quando?”, a cui hai aderito, hai sollevato alcune perplessità circa il rischio di facili moralismi. Perché?
Parto da un presupposto: una donna deve essere libera di decidere come vestirsi e come e quando svestirsi. Senza che a imporlo sia un maschilista o una bigotta dell’ultima ora.

Secondo te qual è il rapporto tra media e mondo LGBT? Pare che in televisione i gay debbano essere necessariamente “personaggi” più o meno folkloristici. Di lesbiche, poi, nemmeno l’ombra.
Intanto se ne parla e non è più un tabù. Alcune trasmissioni fanno buona informazione, altre cercano gli aspetti più morbosi. Dovrebbero dare più spazio alla auto-narrazione.

L’Italia pare avere un problema enorme con il concetto di inclusione. Vale per gli immigrati, così come per i cittadini LGBT. Qual è il tuo giudizio, partendo dalla tua esperienza di Onorevole e che è esperienza è stata? Pensi mai di tornare in politica?
“Dimmi chi escludi e ti dirò chi sei” era un motto di don Gallo. La mia esperienza da onorevole? Breve ma intensa. Credo di aver contribuito a far riflettere il popolo italiano su temi come la discriminazione e i diritti civili. Ti dirò… la voglia di ritornare in politica “mi sta risalendo”.

Il recente caso Barilla si è rivelato un clamoroso boomerang per l’azienda. Il rischio di boicottaggio a livello mondiale ha spinto il suo proprietario a chiarire le sue posizioni e a “chiedere scusa”. Quale conclusione possiamo trarre da quanto avvenuto?
La conclusione è che Guido Barilla è stato costretto a presentare le sue scuse perché rischiava davvero un danno economico superiore alle aspettative. Ha invitato i gay a mangiare altra pasta e lo abbiamo preso in parola, con questo boicottaggio. Comunque le scuse vanno sempre accolte.

Cos’è davvero la “famiglia” secondo te?
Dove c’è amore c’è casa.

Dopo anni di discussioni molto accese, la Camera dei Deputati ha approvato le norme che introducono aggravanti per i reati di Omofobia. Non senza ulteriori polemiche per l’emendamento presentato da Gitti di Scelta Civica – e votato dal Pd -, che esclude dall’applicazione delle aggravanti le “opinioni espresse all’interno di organizzazioni di natura politica, culturale o religiosa”. Una norma che sui social network è già stata ribattezzata “salva partiti come Forza nuova”, o “associazioni come “MilitiaChristi”. Questo ha suscitato le ire dei militanti glbt..
L’emendamento crea una discriminazione proprio all’interno di una legge studiata per combattere le discriminazioni. Allo stato attuale, se sei un comune cittadino e fai dichiarazioni violente ed omofobe sei perseguibile. Non se appartieni a un partito, associazione, ente religioso…

In un Paese dove c’è un elevato tasso di omofobia quali ritieni che siano gli strumenti davvero utili per contrastare la cultura dell’ omofobia e la della transfobia?
Una legge che punisca gli omofobi di oggi e prevenga gli omofobi di domani. Con una cultura dell’educazione civica nelle scuole.

Dopo Muccassassina, dopo dodici anni, sei tornata alla direzione artistica del Gay Village di Roma che si è concluso ospitando il sindaco Marino. In questi anni, credi che il famigerato “mondo LGBT” sia cambiato, sia evoluto?
E’ sicuramente più “auto-consapevole”, meno nascosto e clandestino, meno afflitto da sensi di colpa.

Ho letto di quando ricordavi “il Sirtaki che ballavamo alle cinque del mattino”, alla fine di ogni Mucca, tenendoci per mano. “Ci sentivamo dei pionieri”, hai dichiarato. Ma oggi, venti anni dopo, questi pionieri cosa hanno conquistato? L’associazionismo LGBT, oltre ad organizzare celebri feste, può rivendicare traguardi sociali concreti?
Abbiamo tutti diritto a divertirci, ognuno come e dove vuole. L’aspetto ludico non solo non è incompatibile con l’impegno di militanza ma può servire a sostenerlo, se, ad esempio, si utilizzano i soldi incassati di notte per finanziare in parte manifestazioni in pieno giorno.

Come giudichi la situazione politica attuale? Quale uscita auspichi da questo lento tramonto del Governo Letta?
Non mi fido del governo delle larghe intese. Questa alleanza non è gay-friendly.

Eri molto legata a Don Gallo. In che misura questo legame ha influito sul tuo rapporto con la religione?
Mi ha posto delle domande. Ha rappresentato la chiesa inclusiva, di cuore.

In “Tutto su mia madre” di Almodovar Agrado afferma con orgoglio: “Una è più autentica quanto più somiglia all’idea che ha sognato di se stessa”. Oggi ti riritrovi nell’idea che hai di te stessa? In che grado è cambiata l’idea che avevi ed hai di te stessa?
Cerco anche io di somigliare il più possibile all’idea che ho di me stessa, facendo i conti con la realtà e il tempo che passa.

Ho notato che non hai un profilo facebook…
Ho twitter: @vladiluxuria

Dopo “L ‘Italia migliore” hai un nuovo progetto nel cassetto?
Sì, non fare un ca…. per un po’ di tempo!

(Credits Foto: Corrado Ferrante | make up: Gennaro Marchese)