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Come Diventare Transgender

Un’intervista di Antonio Migliorino per controcampus.it

«Negli anni ’50 quelle come me venivano rinchiuse nei manicomi, come il Maddalena di Aversa in provincia di Caserta. Poi l’elettroshock, psicologi, somministrazione di testosterone, predicozzi moralistici, discriminazioni varie, insulti… oggi l’argomento è sdoganato ma episodi di isolamento non mancano affatto… soprattutto nella sfera del diritto alla casa e al lavoro…»

Diventare Transgender. Il fenomeno transgender affonda le proprie radici culturali e sociali nei lontani e caotici anni sessanta. Gli evidenti bagliori edonistici, la ribellione studentesca ed il dilagante senso di euforia naturalistica ventilato dai gruppi hippy incoraggiarono i primi coming-out transgender, decretando l’inizio di una vera e propria persecuzione sociale e giudiziaria. In quegli anni, la parola trans non possedeva alcun senso. Le persone che manifestavano tendenze non del tutto conformi al proprio genere anagrafico erano etichettate come socialmente pericolose e, pertanto, rinchiuse in carcere o in manicomio. Nell’epoca anteriore ai vari interventi legislativi nazionali, dunque, diventare transgender significava esporsi ad impietose repressioni istituzionali e sociali.

In Italia, il movimento trans nacque ufficialmente nel 1979 e contribuì in maniera a dir poco rilevante, all’emanazione della legge 164 del 1982.

Come diventare transgender oggi. Da circa trenta anni, il sistema sanitario nazionale tende ad accogliere di buon grado ed a riconoscere da un punto di vista sociale i diritti relativi alle persone che desiderano diventare trans. Il desiderio recondito e, per certi versi, inconscio di acquisire sembianze fisiche del tutto opposte a quelle di nascita, risulta ormai ampiamente accettato e tutelato attraverso la predisposizione di appositi gruppi di psicoterapia propedeutici agli interventi chirurgici ed ai trattamenti a base di ormoni.

Per la scienza i trans sono individui caratterizzati da disturbi dell’identità di genere e del comportamento sessuale. L’assistenza psicoterapeutica, dunque, rappresenta una condizione necessaria, un ostacolo inevitabile. Al di là delle opinioni scientifiche, transgender, travestiti ed omosessuali sono esseri umani meritevoli di rispetto e tolleranza.

L’articolo 3, comma 1°, della costituzione italiana recita che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche e condizioni personali e sociali”.Il secondo comma, invece, tende ad enunciare il principio della necessaria rimozione degli ostacoli che tendono ad impedire il pieno sviluppo della persona umana.

Spesso, i transgender sono vittime d’isolamenti e ghettizzazioni. Non tutti gli individui, purtroppo, accettano, rispettano e tollerano le libertà individuali, ed in particolare, il fenomeno transgender. La lotta alle discriminazioni, alle ostilità ed alle umiliazioni perpetrate ai danni delle categorie sociali deboli rappresenta uno dei fulcri nevralgici dell’ideologia democratica.

Nel 2003, al fin di annichilire ed elidere i contegni denigratori e discriminatori a cui possono andare incontro i transgender durante il proprio percorso, l’ormai nota pronuncia sovranazionale della Corte Europea dei Diritti Umani, ha riconosciuto “l’esistenza di un diritto fondamentale all’identità di genere” che non deve dipendere necessariamente dall’intervento chirurgico demolitivo – ricostruttivo degli organi genitali. Sulla scorta di tale disposizione, dunque, l’inesorabile desiderio di diventare trans e di ottenere il riconoscimento giuridico di appartenenza all’altro sesso, ha assunto sembianze e peculiarità a dir poco innovatrici.

Secondo la Corte di Strasburgo, la modifica dell’identità di genere relativa ad un aspirante trans, cioè l’acquisizione giuridica dell’appartenenza al genere anagrafico opposto, può prescindere dalla sottoposizione ad un intervento chirurgico. Ad ogni modo, tale sentenza, per quanto avveniristica e necessaria possa apparire, non è stata del tutto recepita dalla giurisprudenza italiana, la quale, ad oggi, tende ancora ad applicare la normativa contenuta nella legge 164 del 1982. Nemmeno la proposta di legge del 2007 finalizzata ad apportare modifiche essenziali al sistema dei diritti inerenti ai transgender, promossa dall’allora onorevole Wladimiro Guadagno, in arte Vladimir Luxuria, è riuscita finora a smuovere le acque.

La legge 162/1982, che regolamenta l’iter normativo e burocratico da rispettare per diventare transgender,  tende a conferire all’intervento chirurgico il rango di “obolo cruento”, senza riconoscere ufficialmente la figura del transgender intesa quale persona fisica. Il legislatore dell’82 tese a rinnegare l’esistenza di una vera e propria neo-identità di genere ed a stabilire che l’acquisizione dell’attribuzione sessuale diversa da quella enunciata nell’atto di nascita, dovesse essere una conseguenza logicamente prevedibile di un iter caratterizzato da un percorso psicoterapeutico e da un intervento chirurgico.

Ad oggi, la situazione relativa ai diritti dei transgender risulta del tutto invariata. Se, da un lato, lo Stato, ed in particolare il sistema sanitario nazionale, tende a coprire le spese relative all’intervento chirurgico ed alla terapia psicologica, dall’altro, la rettificazione dell’attribuzione del genere anagrafico appare in grado di concretarsi soltanto in base ad una minuziosa certificazione medica ed alla sentenza, emessa dal tribunale competente, che accoglie la domanda dell’istante. Al di là delle critiche e delle opinioni di pensiero contrastanti, la legge 164 ha avuto il pregio di fornire il primo supporto giuridico, assistenziale e sociale relativo al complesso iter di transizione. Un supporto embrionale e, per certi versi, incompleto, che ha lambito, giuridicamente, il fenomeno transessuale, senza tuttavia riconoscere ufficialmente la figura del transgender come nuova tipologia di genere anagrafico.

Desiderosi di ampliare i nostri orizzonti conoscitivi in merito al percorso esistenziale da effettuare per diventare transgender, abbiamo sentito la simpaticissima Vladimir Luxuria, la transgender più famosa del Bel Paese, nonché la prima ad essere eletta al parlamento di uno Stato Europeo.

Vladimir Luxuria, Lei è una delle artiste italiane più note ed apprezzate. Attrice ed autrice teatrale, conduttrice televisiva dotata di grande simpatia e talento, ha da sempre manifestato il suo impegno e la sua sensibilità, sostenendo diverse campagne sociali. E’ stata eletta alla camera dei deputati nella XV legislatura. Ma è anche una brava scrittrice.

Di recente, ha pubblicato la sua ultima fatica letteraria, L’Italia Migliore (Bompiani, 2013): un romanzo realistico, che racconta il nichilismo televisivo con un linguaggio limpido e cristallino.

Vladimir, al di là del cinismo esasperante dell’epoca moderna, esiste davvero un’Italia Migliore? Ci parli del suo interessantissimo romanzo.

“Certo che esiste un’Italia migliore! Quella dello sguardo d’amore di una madre e di un padre pronti a lottare per difendere il presente e il futuro dei propri figli, senza curarsi troppo del giudizio degli altri; di chi pur se in difficoltà non si lascia tentare dalla disonestà, di chi fa il volontario, di chi studia per diventare più capace. C’è anche l’Italia peggiore: di genitori che voltano le spalle a un figlio che gli altri giudicano diverso, di chi, pur se già ricco e magari assessore, si fa rimborsare dai cittadini il costo di una cravatta, di chi è spinto dall’egoismo, da chi non si applica e cerca scorciatoie per ottenere qualcosa, come la protagonista del mio libro, Mari Lupa, che per avere un programma tv da condurre va a letto con il direttore di rete”.

Che cosa significa diventare transgender oggi? Immagino sia un percorso difficile.

“Essere transgender vuol dire non riconoscersi parzialmente o totalmente con il proprio genere della nascita e decidere di ascoltare se stessi, la propria interiorità e adattare l’esterno all’interno, perché il cervello è più importante dei testicoli”.

Nel lontano 1952, Christine Jorgensen si sottopose, con successo, alla prima operazione chirurgica relativa al cambiamento di genere. Fu un evento rivoluzionario. Che cosa significava, invece, diventare transgender ieri? Potrebbe renderci edotti in merito alla sua esperienza personale ed, in generale, al percorso di transizione?

Negli anni ’50 quelle come me venivano rinchiuse nei manicomi, come il Maddalena di Aversa in provincia di Caserta. Poi l’elettroshock, psicologi, somministrazione di testosterone, predicozzi moralistici, discriminazioni varie, insulti… oggi l’argomento è sdoganato, ma episodi di isolamento non mancano affatto… soprattutto nella sfera del diritto alla casa e al lavoro”.

Potrebbe parlarci dell’assistenza, della copertura per le spese e dei finanziamenti elargiti dallo Stato, e, in particolare, dal sistema sanitario nazionale, in relazione al percorso di transizione ed all’operazione chirurgica?

“Lo Stato copre le spese del cambiamento dei caratteri sessuali primari, prevalentemente dei genitali in forza di una legge di Stato del 1982 che consente la rettifica del genere. Dovrebbero esserci più centri di accoglienza sul territorio nazionale”.

Secondo Lei, al di là delle inesorabili prospettive conservatrici, esiste davvero una ‘naturalità’ del corpo umano? Oppure, l’identità di un individuo è una conseguenza logicamente prevedibile del “divenire” e delle esperienze relative al percorso esistenziale?

“Esiste certo il corpo come ci è “dato” dalla natura, ma l’uomo ha da sempre inciso culturalmente su di esso: tatuaggi, piercing, diete, palestre, chirurgia medica ed estetica, farsi la barba, i capelli e tagliarsi le unghie… noi cambiamo genere perché vogliamo vivere in armonia con noi stessi nell’unica vita che ci è consentito vivere”.

Perché, secondo Lei, nella seconda decade del terzo millennio, alcune persone, mosse da afflati xenofobi, tendono ancora a non accogliere di buon grado realtà e percorsi di vita diversi, ma egualmente meritevoli di rispetto, come quelli relativi all’universo transgender?

“Perché molti ergono se stessi a modello di normalità pronti ad allontanare chiunque si discosti da tale pietra di paragone. Appunto… hanno il cuore di pietra e l’indice del giudizio ingessato”.

E’ vero che non tutti i transgender si ritengono omosessuali e che alcuni non disdegnano l’idea di consumare rapporti amorosi con le donne?

“Bisogna, infatti, distinguere tra identità di genere (transgender) e l’orientamento sessuale. Una trans può essere attratta o da uomini (come me e come la maggioranza) o da donne”.