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Vladimir Luxuria a Trieste contro l’omofobia in Russia

Martedì 26 novembre alle 11.00 in Piazza Ponterosso, nel bel mezzo di una Trieste blindatissima per il vertice intergovernativo italio-russo, le associazioni Arcigay Arcilesbica Fvg, Certi diritti, Iris, Uaar e Jotassassina esibiranno una bandiera arcobaleno di 100 metri quadrati, per contestare le leggi omofobe varate da Mosca.

Martina Seleni intervista Vladimir

Sentiamo le ragioni della manifestazione spiegate da Vladimir Luxuria, ex parlamentare ed attivista per i diritti LGBT, eccezionale sostenitrice dell’evento.

Perché per te è importante essere presente alla manifestazione dell’Arcigay a Trieste?
L’omofobia non è un fenomeno endemico: non esistono delle nazioni dove non si verifichino questi atteggiamenti violenti nei confronti delle persone gay, lesbiche, transessuali. L’omofobia esiste anche in Italia: qui, purtroppo, non c’è ancora una legge contro l’omofobia, e manca una legge di riconoscimento affettivo tra persone dello stesso sesso. In Russia, però, la situazione è veramente degenerata, perché c’è un fenomeno troppo dilagante, troppo violento, sia di strada che di Stato.

Che cosa succede nelle strade?
Episodi di violenza, che accadono in tutto il territorio russo. Ad esempio, adescamenti nei confronti di adolescenti gay, che vengono attirati in una trappola da ultranazionalisti skinhead che li insultano e li picchiano e poi pubblicano su internet le foto di questi ragazzi umiliati, come monito per terrorizzare tutta la comunità…

Perché parli anche di omofobia di Stato?
Perché Vladimir Putin, il “macho” dalla cintura nera di karate, il grande amico di Berlusconi, è colui che ha voluto una legge liberticida, ovvero una legge per cui basta parlare di omosessualità per rischiare una multa, se non addirittura il carcere. Quello che stiamo facendo io e te in questo momento, in Russia potrebbe essere sancito da una multa, o peggio.

Anche rilasciare un’intervista sulla libertà di orientamento sessuale?
Anche. Qualsiasi manifestazione in cui si parla di questi diritti, viene bollata come propaganda. Secondo questa visione distorta e machista, è come se bastasse parlare di omosessualità per creare nuovi omosessuali, e come se questo costituisse un pericolo!

Una situazione piuttosto pesante, per la comunità LGBT russa…
Secondo questa legge non rischiano solo i cittadini russi: qualsiasi persona gay, anche italiana, che si rechi in Russia per motivi di turismo o di lavoro e che vada mano nella mano con il suo partner, oppure parli di omosessualità, lì rischia un processo. E siccome siamo sicuri che durante l’incontro bilaterale si parlerà soltanto di turismo, di questioni economiche e di gas, mentre delle violazioni dei diritti umani non se ne parla mai, faremo questa manifestazione, per ricordare come questo importante partner commerciale per l’Italia sia anche uno Stato che rende la vita davvero difficile non solo ai cittadini gay russi, ma anche a chi va in Russia per turismo o per lavoro.