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La Luxuria che non t’aspetti

fonte: donne-magazine.it

Vladimir Luxuria qualche giorno fa era a Cortefranca, un piccolo comune nel bresciano, per parlare del suo ultimo libro “L’Italia migliore”. Nell’occasione viene intervistata da una sua amica, Sabrina Baglioni.

A vederla entrare così, look casual e sguardo timido, viene da pensare che sono lontani i giorni in cui guidava le sfilate del Gay Pride.

Golfino bianco, sciarpa floreale, stivali bassi, la Luxuria si è quasi emozionata nel vedere un folto gruppo di bambini accoglierla sul palco sulle note di “Aggiungi un posto a tavola”.

È davvero una Luxuria che non t’aspetti: modesta, sottotono, voce bassa. Una donna diversa da quella che siamo abituati a conoscere forse, dal piccolo schermo, ma che non perde una delle sue caratteristiche principali, ovvero l’ironia. E nemmeno la sincerità, va detto, visto che la presentazione del suo libro si rivela un’occasione per parlare a tutto campo della sua vita, senza freni e senza imbarazzi, nemmeno davanti ai tanti bimbi che la osservano, da sotto il palco.

La vita di Luxuria è stata davvero una giostra velocissima, vale la pena ricordarlo: classe 1965, nata in una Foggia particolarmente “chiusa”, laureata in Lingue e Letterature Straniere a Roma, alla fine degli anni ottanta inizia il suo impegno nel movimento per i diritti della comunità gay, lesbica, bisessuale e transgender. Nel 1993 diventa direttore artistico del circolo di cultura omosessuale “Mario Mieli” e organizza “Muccassassina”, la festa alternativa più famosa in Italia. Dal 1994 diventa inoltre organizzatore e performer di tutti i “Gay Pride” fino al World Gay Pride Roma 2000.

Dopo quell’anno, l’impegno artistico e culturale di Vladimir si rivolge soprattutto al teatro, all’informazione e alla pubblicistica. Nel 2006 inizia il suo impegno politico: candidata come indipendente nelle liste di Rifondazione Comunista, viene eletta alla Camera dei deputati nella circoscrizione del Lazio divenendo la prima parlamentare transgender in tutta Europa. Il suo impegno in questo senso è indubbio: è stata presente a 4360 votazioni elettroniche su 4875, circa 89,4 percento. Percentuali non proprio scontate, di questi tempi…

Quando ti sei accorta di essere diventata famosa?

Devo dire che la mia vita è facilmente divisibile in due tranches (ho detto tranches, non trans!): la prima, quella che è durata fino ai miei 23 anni, è stata una vita da “sconosciuta”. Il mio unico pensiero era scappare da Foggia. Non è stata affatto una vita semplice. In quel periodo iniziavo a vestirmi da donna: uscivo di casa con un look normale e poi mi infilavo nelle cabine del telefono e mi cambiavo, mettevo vestiti femminili. A pensarci bene le cabine telefoniche sono state i miei primi camerini! E, quando uscivo, camminavo come se sfilassi, come se fossi una top model: sentivo gli sguardi degli altri su di me e non vi dico le telefonate che i miei genitori ricevevano a casa. Per me, però, era un momento utile: riuscivo a vedere, di nascosto, l’effetto che facevo. Poi viene la seconda fase della mia vita, quella della popolarità. È iniziata quando ho organizzato, a Roma, la manifestazione “Muccaassassina”, quando ho partecipato al gay pride e con le mie ospitate in televisione al Maurizio Costanzo Show.

E quindi la popolarità: cosa è secondo te e che importanza ha?

Per me ha rappresentato un antidoto al pregiudizio. Mi ha aiutata a farmi conoscere e mi ha dato l’opportunità di svelarmi al pubblico per quella che sono. Oggi infatti mi sento stimata, sento l’affetto che molte persone nutrono per me. Ed è stata un “toccasana” anche per la mia famiglia: immaginatevi, mio padre che inizialmente ha affrontato con grandissima difficoltà la mia esperienza, la mia trasformazione, oggi è iscritto all’associazione dei genitori che hanno figli transgender. Le persone che mi hanno seguito, in televisione ma anche durante i miei anni in politica, hanno fatto in modo che non mi sentissi più, come agli inizi succedeva, un “fenomeno da baraccone”. Hanno stimato e premiato la mia persona vedendomi lavorare, vedendomi applicare e impegnarmi per gli altri, nelle mie campagne in Parlamento.

Il successo televisivo quindi aiuta?

In realtà, secondo me, il successo non meritato, quello che arriva improvvisamente solo grazie alla presenza in televisione, non è altro che una popolarità effimera. Qualcosa di immeritato, che svanisce tanto in fretta quanto è arrivato. È un meccanismo pericoloso: è infatti molto più facile abituarsi che disabituarsi al successo! Altra cosa invece è la popolarità dovuta al tuo lavoro, ai risultati del tuo impegno, al riconoscimento delle tue capacità. Detto questo, permettetemi di dire che, piuttosto che avere successo in televisione, cerchiamo di avere successo nella vita: quando una persona, ne basta solo una, ti deve la sua riconoscenza per un tuo gesto, per un tuo comportamento, per il tuo impegno… ecco, quello sì che significa avere successo.

Il tuo libro, “L’Italia migliore”, racconta di un reality show in cui i concorrenti sono persone considerate degli “eroi”. Ecco, per te chi sono i veri eroi?

Sono le persone che aiutano, accolgono, sostengono gli altri in maniera disinteressata. Sono i volontari che ho conosciuto in Mozambico: gente che ha studiato, si è laureata, per mettere a disposizione degli altri le proprie conoscenze. Sono le persone che, quotidianamente, non smettono di avere rispetto della gente, al di là di qualsiasi orientamento religioso, sessuale, insomma al di là di qualsiasi diversità.

È stata più dura in Parlamento o all’Isola dei famosi?

All’Isola dei famosi: lì si mangia molto meno! Anche se una cosa in comune ce l’avevano: ho trovato pescecani in entrambi i casi! A parte gli scherzi, ho molto rispetto per le istituzioni. Ho lavorato portando avanti la mia causa e quella di tutte le persone che, come me, lottano per avere uguali diritti. Devo dire che, della politica, non mi è piaciuta l’ipocrisia. L’ipocrisia e la doppia faccia che alcuni politici avevano e ancora hanno.

Dell’omofobia, invece, cosa pensi?

È una brutta malattia che va combattuta al pari di tutte le altri forme di violenza, come la misoginia o la xenofobia. Insultare una persona, isolarla, emarginarla, schernirla, maltrattarla e addirittura ucciderla solo perché diversa è una grande ingiustizia. È davvero una freccia avvelenata che può portare a compiere gesti estremi: l’abbiamo visto, anche in Italia, ripetutamente. Ma che fastidio ci danno le persone diverse? Che fastidio ci danno le persone transessuali? Non è che, magari, chi si sente infastidito non ha fatto poi così bene i conti con la propria sessualità? È vero, per combatterla ci vuole una legge efficace. Ma la possiamo combattere tutti noi, già con il nostro comportamento quotidiano. Facciamo sentire isolato chi discrimina, isoliamo la persona violenta. Tolleriamo solo una discriminazione: quella contro gli stronzi e i disonesti!

Quando torni al tuo paese, a Foggia, come ti senti?

È buffo: quando avevo 16 anni e facevo le mie prime apparizioni in città vestita da femmina, le persone non esitavano a telefonare a mia madre per lamentarsi. Adesso quando torno sembra sia arrivata Sofia Loren! A parte le battute, devo riconoscere di avere avuto fortuna, nonostante tutto, nella vita: ho avuto certamente dei momenti molti difficili però, ammettiamolo, l’Italia di oggi non è come quella degli anni ‘50 o ‘60. Lì me la sarei vista brutta, forse.

Non ti imbarazza parlare della tua trasformazione davanti ai bambini?

Ho imparato sulla mia pelle che se ad una domanda di un bambino non rispondi, ti guarda con diffidenza. Invece, se gli rispondi, magari anche cautamente, spiegandogli in maniera semplice cosa è successo nella tua vita, lui si sente soddisfatto e se ne va. Ecco, mi basta spiegare che da piccola, nonostante fossi maschio, adoravo giocare con le bambole e tanti altri giocattoli per bambine. E quindi, ho preferito essere donna. Basta rispondere, ai bambini!

Un’ultima domanda: la politica è un capitolo chiuso nella tua vita?

Sono davvero tante le persone che mi fanno questa domanda: in effetti sento che a molti farebbe piacere se tornassi in campo. Perché no? Se dovesse esserci un partito che mi fa questa proposta potrei accettare. La porta non è chiusa, diciamo socchiusa per ora. Devo riconoscere che forse un merito l’ho avuto: sono brava a spiegare e trattare di temi anche delicati in maniera semplice. Non perché sei seduta in parlamento devi parlare il politichese. Io ho sempre continuato a utilizzare un linguaggio semplice, che tutti potevano capire immediatamente. Sì, devo dire che questa è una mia capacità, un punto di forza. Ogni tanto bisogna anche riconoscerli, i nostri meriti!