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Dal Cinismo alla Fragilità. Riflessioni su L’Italia Migliore

Le Riflessioni di nmk sul libro di Vladimir Luxuria L’Italia Migliore, Bompiani 2013

L'Italia Migliore - un Romanzo di Vladimir LuxuriaIl titolo è L’Italia Migliore, ma quest’ultima fatica di Vlady Luxuria potrebbe avere come sottotitolo Dal cinismo alla fragilità. Perché tale è il percorso biografico di Marianna Battiston, fuggita dal paese-prigione per diventare a qualsiasi costo ‘qualcuno’ nella grande città. L’Italia Migliore è anche il titolo del programma televisivo che Marianna riesce ad ottenere in veste di presentatrice impiegandosi a Italia TV, in un ruolo ambìto da molte colleghe e che lei, cinica e determinata, si è accaparrata andando a letto con il vecchio e disgustoso direttore di rete. È il tempo del cinismo.

Nel corso della conduzione, Marianna – che ora si chiama Mari Lupa e fa uso di cocaina – scoprirà tutte le liturgie del potere e dei moderni miti: culto della giovinezza, ansia della perfezione corporea, idolatria del successo,ossessione della crescita economica, tirannia della moda e dell’apparire. È quanto il suo ambiente dei mezzi di comunicazione di massa le propone come valori e come pratiche sociali appetibili e desiderabili. Idee malate, visioni del mondo non avvertite come pericolose, e quindi tanto più capaci di diffondere i loro effetti nefasti senza trovare in lei la minima resistenza. Cosicché la star è preda di una sorta di perenne euforia, sorretta dalla droga, dalla coca, senza accompagnemanto di crisi o di riflessione.

Intanto il reality show L’Italia Migliore riscuote un grande successo. In sei puntate di novanta minuti l’una, il martedì sera, vengono presentati sei protagonisti sconosciuti che hanno compiuto atti di eroismo, gesti meravigliosi di estrema generosità verso il prossimo loro. E così, secondo il solito rituale, Incoronata avrà come codice voto lo 01 per aver dato degna sepoltura coi risparmi di una vita a uno sconosciuto polacco morto in circostanze drammatiche; Olga, la badante moldava che a Venezia ha salvato la vita al proprio assistito, avrà il numero 02; Marco, che ha salvato da un pirata della strada una donna con il passeggino sulle strisce pedonali, sarà contrassegnato dal numero 03; Eugenio, lo studente di Pesaro che ha salvato un olandese che stava per affogare, avrà lo 04; Caterina, che è perita tragicamente per aiutare la figlia Filomena, handicappata, scampata miracolosamente a un incendio, avrà post mortem il numero 05; Zeus, il pastore tedesco del soccorso alpino che ha salvato un malcapitato dalla valanga, avrà il numero 06. Ecco l’Italia migliore! Questa sì che è l’Italia migliore. L’Italia dei migliori, di quelli che amano il prossimo loro come e più di loro stessi. I telespettatori sceglieranno con il televoto il vincitore, e questi otterrà un montepremi di 500.000 €.

Ma tra i nostri eroi ed i televotanti ci sono i soliti velenosi e spietati opinionisti che devono far salire lo share e allora le tentano tutte pur di mettere i protagonisti del reality l’uno contro l’altro. E qui scatta diabolicamente la competizione. Nulla è più come sembrava. Tutte le nostre aspettative vengono tradite. Gli eroi buoni, marchiati con il codice, si trasformano sotto le luci della ribalta. I sei personaggi in cerca del malloppo, si scagliano l’uno contro l’altro, si scavalcano, si calpestano a vicenda. Questi gli eroi votati all’accoglimento del prossimo? Questi eroi del nulla? Che delusione! Comunque si arriverà anche alla serata della premiazione. E sarà il quadrupede, Zeus, a vincere il premio e gratificare il pubblico con escrementi in diretta. Tra cinici, arrivisti e prevaricatori era giusto che vincesse un cane.

Mari Lupa è sfinita dal lavoro e dalla coca. Una sera, in centro città, si accascia su una panchina, per overdose e infarto, ignorata dai passanti insensibili a qualsiasi forma di solidarietà. Dopo il funerale, sarà immediatamente sostituita da altre conduttrici che ricorreranno, come lei, a scorciatoie, furbizie, compromessi, raccomandazioni, corruzioni, prostituzioni. Lei non ha fatto in tempo a realizzare il sogno di tornare al suo paesello, dove vivono sua madre affetta da Alzheimer e Camilla, la brava e buona sorella conformista. Il padre era morto e, di lui, le due sorelle avrebbero cercato di rimuovere il ricordo delle molestie sessuali.

Sarebbe stato il tempo della fragilità. Mari Lupa, ridiventata Marianna, avrebbe fatto i conti con i fantasmi della sua infanzia, avrebbe compreso lanatura ingannevole dei miti della metropoli, li avrebbe smontati e avrebberaggiunto – dopo essere ridiventata ‘nessuno’ – la percezione umana per capireil valore di tutti, per sentire il bisogno degli altri, il bisogno dei legami affettivi della famiglia d’origine. Avrebbe scoperto che la felicità è quella antica, quella che sta nella giusta misura, quella che consiste nel conoscere se stessi, i propri limiti, le proprie virtù da far fiorire nella giusta misura, perché – quando si oltrepassa quella – si va incontro alla catastrofe. Se si capisce questo, la fragilità diventa una forza che unisce, diventa solidarietà. Ma Marianna non ha fatto in tempo a tornare.

nmk