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Eldorado

Eldorado

Eldorado

Il primo romanzo di Vladimir Luxuria

Edizioni Bompiani – Collana Narratori Italiani
Pagine 320, Prezzo € 18,00 -Acquista Online
EAN: 9788845267109

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E’ l’immagine emblematica del romanzo: Karl muore dopo un intervento ‘riparativo’ intrapreso dai medici nazisti per eliminare la sua omosessualità. Mentre muore sente il sangue che scende dalla testa e pensa di avere sui capelli una corona di spine. Ma nel delirio terminale riesce a sintetizzare la storia dell’evoluzione così: “dalla scimmia eterosessuale a Oscar Wilde!” Eldorado è un romanzo che tocca tanti luoghi dell’omofobia di ieri e di oggi, dall’olocausto degli omosessuali alle minacce al circolo ‘Mario Mieli’ di Roma di poco tempo fa, ma lo fa dosando con sapienza i toni della tragedia e dell’ironia.

Raffaele, il protagonista, è un anziano omosessuale originario di Foggia, trasferitosi a Milano da molti anni. Lo spaccato che si apre sulla sua vita non è confortante: uscire e frequentare un locale gay lo espone alla derisione e al disprezzo dei giovani frequentatori. Nel cuore del libro c’è anche una questione poco conosciuta: com’è, cos’è, la terza età per un gay? Tutti si interrogano sul fatto se omosessuali si nasca o no, ma in pochi sanno come, gay, si invecchia.

Ma Eldorado, il primo romanzo di Vladimir Luxuria – titolo ispirato al nome dello storico locale omosessuale berlinese chiuso dai nazisti dopo la promulgazione del Paragraph 175 che nel 1933 consegnò migliaia di gay alle carceri e ai lager – è soprattutto un viaggio nella memoria.

L’inizio: Raffaele dà un passaggio a un ragazzino che sembra intenzionato a sedurlo, ma che appena giunti in periferia estrae un coltello, lo picchia e gli porta via la macchina. La triste vicenda è l’occasione per riandare al passato: ai tempi che precedettero la seconda guerra mondiale, quando Raffaele si esibiva en travesti all’ Eldorado, insieme a due “sorelle”, Franz e Karl. Il destino avrebbe bussato alla porta ben presto: un’irruzione delle SS, l’arresto, il rimpatrio per Raffaele, e per Karl e Franz la tortura e la deportazione ad Auschwitz, verso il nulla. Luxuria scrive pagine importanti sui modi della detenzione nei lager, alle torture eugenetiche, e compila una lista infinita di morti nel lager di Sachsenhausen.

Raffaele intraprenderà un viaggio verso est per fare i conti con ciò che di tragico e inaudito è accaduto negli anni del nazismo. Tornerà non privo di speranza, sapendo che essa passa attraverso la memoria personale e collettiva, e deve essere scandita dalla lista di quei nomi che hanno pagato a caro prezzo la propria voglia di libertà e di amore. Vladimir Luxuria torna con un romanzo ironico e intelligente, che con grande pudore e fermezza denuncia le umiliazioni estreme subìte dagli omosessuali in uno dei momenti più bui della storia umana, ma ci ricorda anche che la vita ha in serbo sempre grandi sorprese, fosse pure per chi ha molto sofferto.

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55 Commenti a “Eldorado”

  1. Carissima Vladimir, volevo semplicemente complimentarmi con te per la bellezza e l’intensità del tuo nuovo libro. L’ho divorato pagina dopo pagina e mi ha davvero emozionato… avevo già letto la tua opera precedente, ma questa volta hai davvero superato te stessa. La storia è destinata a tramutarsi in un film di successo :-) Ci siamo incontrati velocemente a Genova per il “pride” alla presentazione di “Le favole non dette” e sono rimasto affascinato dalla tua intelligenza e simpatia. Ora mi manca il tuo primo libro che presto provvederò ad acquistare! Un sincero abbraccio

  2. Si legge tutto d’un fiato, una storia emozionante e coinvolgente. Spero ne facciano un film!

  3. Ciao complimenti davvero bellissimo, grazie per avermi fatto sorridere con le sorelle rebecca ingrid e Anita grazie x avermi fatto piangere nel campo di sterminio grazie x la serenità che hai dato a Raffaele in vecchiaia grazie

  4. Carissima Vladimir …sono arrivato a pagina 185 del suo nuovo romanzo, l’altro giorno ero alla Fnac di Milano (avevo la polo arancione ed ero in piedi) e quando un ragazzo le ha detto che aveva pianto leggendo il libro, dentro di me mi sono detto “che esagerato”.
    Ma adesso capisco che il ragazzo non esagerava, ci sono delle pagine davvero crude, povere di amore, carenti di affetto, lei è davvero riuscita a ricreare dentro me delle immagini talmente forti che mi hanno fatto esplodere in un pianto davvero sentito dentro…le faccio i più sinceri complimenti, in bocca al lupo…spero di rincontrarla presto

  5. ve lo avevo detto che qualcuno avrebbe pianto…
    è un romanzo da leggere e da FAR LEGGERE. a tutti. indistintamente.
    un pugno in pancia e un ago nel cuore.

  6. Ciao Vladi, sono a Las Vegas per lavoro e, come ti avevo detto, ho portato con me il tuo libro.
    Ho finito ora di “viverlo” ed è vero ció che mi hai scritto “amerai Raffaele”, ma avresti potuto aggiungere senza peccare di presunzione “amerai anche me”.

  7. Vladimir e’ meraviglioso. Il più bello dei tuoi libri. Il tuo modo di narrare e’ bellissimo e mi sentivo come se stessi vedendo un film. Poi le ricerche e gli studi a Berlino. Che persona meravigliosa sei.
    Ti meriti un oscar per i diritti umani. Grazie per tutto quello che fai. A masterpiece. Spero venda tantissime copie.

  8. Cara Vladi,

    permettimi questo incipit così colloquiale e intimo, ma dopo avermi fatto singhiozzare leggendo le parole del tuo libro mi viene così naturale.

    Sono Antonio, uno dei due “orsetti”, come ci hai affettuosamente soprannominato, che hai conosciuto alla presentazione del tuo romanzo, a Chioggia.

    Da dove cominciare…

    Mi ero ripromesso di non scriverti subito, ma di farlo dopo aver letto il tuo libro. Visto che ieri sera le copie erano finite (tiratina d’orecchie alla libreria!) questa mattina sono andato in centro a prendermi subito una copia del tuo romanzo, Eldorado.

    E ora eccomi qui a scriverti dopo averlo letto parola per parola, pagina dopo pagina, tutto in una volta. È stato come bere un bicchiere d’acqua quando sei assetato, tutta d’un fiato senza perderne una goccia. Perché non è possibile perdersi nemmeno una parola: sono tutte utili ed egualmente indispensabili, nessuna parola risulta fuori posto o ridondante.

    Ero molto curioso di iniziare il libro, principalmente per due motivi. Primo, non lo nego, per curiosità verso il “personaggio” Vladimir Luxuria nella versione scrittrice che non conoscevo; secondo per la curiosità che sei riuscita ad instillare in me dopo la presentazione fatta ieri sera al Chiostro del museo di S. Francesco a Chioggia.
    Tra l’altro, il signore che ti ha presentato (perdonerai la mia ignoranza, ma non ricordo il nome), e che ci ha introdotto al tuo romanzo, lo ha elogiato in una maniera che ho visto emozionarti realmente. Ha fatto una critica veramente molto precisa ed ora che ho letto il libro ne condivido ogni parola.

    Inizialmente l’ho trovato leggero e divertente: la grande ironia di Raffaele ammortizza l’amaro che comunque c’è nella sua vita, che sembra quasi oramai non avere o non volere più possibilità di essere felice. E anche tutti i personaggi che girano attorno a lui, sono divertenti.
    Mi chiedevo quando sarebbero arrivati i pugni nello stomaco promessi.

    Quando sono arrivati, i primi colpi sono stati come un destro e sinistro ben piazzati, mi hanno messo al tappeto: quando Raffaele arriva ad Auschwitz e poi quando legge la lettera di Karl al padre. Non sono riuscito quasi più ad alzarmi in piedi. Almeno fino a che, finalmente anche per Raffaele torna la speranza di far avverare una favola anche per se stesso.
    Pensavo di essermi ripreso e poi quelle ultime pagine, quella postilla e quell’orribile elenco mi hanno steso. Anche adesso che ci ripenso mi si gonfiano gli occhi di lacrime.

    Tante sono state le frasi che mi hanno colpito, nella maggior parte le battute ironiche di Raffaele, e poi quelle così taglienti e acide (ma assolutamente divine) di Franz e Karl.

    Un passaggio del libro in particolare, però, mi si è conficcato nel cuore: “l’ostilità di chi crede di essere superiore al punto tale di arrogarsi il diritto di decidere se accettarti o meno, comprenderti o disprezzarti, rivolgersi a te o insultarti, includerti o cacciarti via. […] era questa l’esperienza che rendeva comunità il popolo omosessuale”.

    Dopo aver letto questa frase non ero più solo dalla parte di Raffaele, ma sono diventato io stesso Raffaele, sono diventato Franz, e Karl e tutti gli omosessuali di quella lista terribile. La verità di questa frase mi ha squarciato il cuore.

    Questo è un romanzo incredibile. Il personaggio di Raffaele è vivo, è reale, ti coinvolge da subito. Ma il passato di Raffa, Franz e Karl è una di quelle cose che non ti aspetti e ti viene sbattuta in faccia senza ritegno e il lettore ne deve fare i conti, volente o no.

    Perdona il mio modo di scrivere: non sono né uno scrittore né un critico. Sono solo un appassionato lettore che ha il privilegio di poter descrivere le emozioni che ha provato leggendo questo libro, direttamente all’autrice.

    Ti faccio i miei complimenti per questo gioiello che sono sicuro ti porterà tanta fortuna, perché questa è una storia che doveva e deve essere raccontata proprio adesso, perché credo che se ne senta di più il bisogno, in questo mondo che si sta spezzando sempre di più dove qui nella “vecchia Europa” c’è un ritorno all’omofobia e a New York si dà il via per celebrare i matrimoni anche per le persone dello stesso sesso. Ma viviamo nello stesso mondo?

    Ma non voglio parlare di questo, proprio a te poi, così attenta a queste tematiche.

    Mi ha fatto molto piacere ieri sera conoscerti, sei stata una sorpresa: intanto perché sei una strafiga (lasciamelo dire!) alta due metri, e sei stata così disponibile con noi che mi sono sentito come se fossimo amici da una vita. Peccato che eri già impegnata con tutte quelle persone perché avrei voluto invitarti, assieme al mio compagno, a cena. Lo so che suona inusuale, ma mi sono sentito molto a mio agio a parlare con te, e per me è veramente strano perché sono tremendamente timido.

    Ma forse mi sono sentito così a mio agio proprio perché noi abbiamo condiviso “quella” stessa esperienza, chi in un modo, chi in un altro, abbiamo percorso comunque una strada comune. Io mi ritengo fortunatissimo per avere avuto dei genitori che, anche se con un po’ di fatica, sono riusciti a comprendere e ad amare quello che sono, senza compromessi. Perché vivo la mia vita con il mio compagno da sette anni in maniera aperta e alla luce del sole. Perché è questo che ho voluto ad un certo punto della mia vita: vivere senza compromessi. E non è stato facile in questo paese ipocrita, bello sì, perché Chioggia è un bel paese dove vivere, ma la gente è ipocrita…

  9. Ho preso finalmente il libro e ho anche finito di leggerlo pochi minuti fa. Che dire… la ringrazio per averlo scritto, perché l’ho trovato davvero pregevolissimo. Tra l’altro, la cassiera della libreria dove l’ho preso si è scoperto essere una sua ammiratrice, così ci siamo messe a chiacchierare suscitando le ire di tutto il resto della gente in fila…
    Tornando al libro, mi è piaciuto da morire il modo in cui ha saputo intrecciare la quotidianità di tanti personaggi, Raffaele in primis, con gli orrori (lontani, ma quanto?) degli anni del nazismo. E a proposito, complimenti in particolare per quei capitoli ambientati ad Auschwitz: sono da togliere il fiato, per l’amarezza e per il dolore. E tuttavia, la cosa davvero bella del suo libro è la speranza che lo pervade, quella speranza che permette di provare ancora gioia nell’attendere il domani. Io, transgender gay, cerco di vivere ogni giorno nell’attesa di cosa accadrà di bello domani. E spero che un giorno arrivi un domani dove certe “classificazioni” cesseranno di esistere. Io stessa, riferendomi a me stessa al femminile, amo pensare che la mia sia la desinenza femminile di “persona”, semplicemente, perché alla fine è quello che siamo tutti. Spero anche, in futuro e magari coi miei libri, di riuscire a fare qualcosa in tal senso. Anche poco, ma è dal poco che si comincia.
    Un paio di anni fa ero in università e una ragazza nel rispondere a una domanda fa: “Io credo che l’arte ormai non abbia più alcun potere.”
    A me si è accapponata la pelle. Ma del resto… se l’arte, se la cultura non ha più alcun potere, perché si tenta così insistentemente di affossarla e di ridurla al silenzio? Questo mi chiedo.

  10. ho finito ora di leggere ELDORADO, bello, divertente, ma sopratutto commovente, al pensiero di cose atroci realmente accadute, finendo di leggere mi sono scese da sotto gli occhiali, lacrime. MERAVIGLIOSO, Grazie per averlo scritto.
    Un caro saluto, ci vorrebbero molte piu persone come te.

  11. E da anni, da quando ho partecipato alla presentazione del tuo secondo libro LE FAVOLE NON DETTE che aspettavo con anzia che scrivessi un nuovo romanzo, appena ho saputo che quel giorno finalmente è arrivato sono corso subbito in libreria a comprare il tuo nuovo libro.
    Lo divorato pagina dopo dagina con ingordizia è emozionante e commovente, scritto benissimo, mi è piaciuto talmente tanto che lo sto rileggendo una seconda volta.
    Sapevo che avresti avuto successo come scrittrice e avevo ragione spero che questa storia diventi presto un film, ma soprattutto spero di incontrarti presto per poterti fare i complimenti di persona e farmi autografare il libro un abbraccio Vladimir da Paolo.

  12. Ho appena terminato di leggere il tuo libro ed ho sentito la necessità di doverti ringraziare, di cuore, per averlo scritto. L’ho acquistato incuriosito dal tema e credo, onestamente, di aver letto raramente un libro più bello. Nella mia mente l’ho associato a “La vita è bella”; non solo per il tema trattato, ma per quel mischiarsi di drammaticità e leggerezza, di lacrime e sorrisi di cui è intriso.
    Tutti dovrebbero leggere le memorie di Raffaele, il destino delle Schwestern, delle troppe Schwestern che ancora oggi ci sono nel mondo.
    Per questo ti dico grazie: tanti, in vita loro, dicono di aver fatto il possibile per migliorare questo nostro mondo. Le persone come te lo possono dire a ragion veduta.
    Mi è successo di incontrarti talvolta con le tue cuffie a passeggio per il Pigneto, zona nella quale attualmente vivo (pur essendo fiorentino) oramai da tre anni. A 38 anni ho deciso di lasciare la mia bella Firenze per rincorrere un sogno, quello dell’amore, e la vita mi ha donato un compagno splendido, con il quale convivo – dopo quattro anni di storia – con lo stesso immutato amore di quattro anni fa.
    Se dovessi incontrarti nuovamente, mi piacerebbe stringerti la mano; non perchè tu sia una persona “famosa”, ma perchè sei, semplicemente, una bella persona.
    Grazie ancora, ti auguro davvero ogni successo.
    La storia di Raffaele resterà sempre dentro di me. Grazie ancora.

  13. Carissima,
    ho finito di leggere proprio in questo momento il tuo libro. Cosa dire? Mi è piaciuto… l’ho trovato coinvolgente, divertente e triste, a volte familiare (molte battute condivise…) a volte dolorosamente lancinante sia per i ricordi personali sia per quelli di “movimento”. Ti sei resa conto che hai scritto un film, vero?
    Spero che qualcuno, con il cuore e con gli occhi come i nostri, se ne accorga.
    Un abbraccio ed una buona estate.

  14. sto leggendo il tuo romanzo..
    sono una lettrice accanita e molto esigente, ma non posso che farti tanti tanti complimenti.
    ti seguo da parecchio, ti stimo e qesta tua creatura non fa altro che aumentare la tua popolarità.
    con sincero affetto

  15. Ho letto il libro tutto d’un fiato ed ora che l’ho chiuso mi sento come se mi avesse abbandonata un amico.
    L’infinita bontà di Raffaele verso tutto e tutti, la sua diversità non celata, anzi forse fatta da lui stesso anche oggetto di malinconica e sottile ironia, verso gli altri e in primis verso se stesso, la sofferenza alla quale sa di poter andare incontro e con la quale deve confrontarsi, mi hanno intenerita e commossa.
    Il pellegrinaggio nel lager,( che ho constatato che hai realmente fatto),con il racconto del polacco sopravvissuto a condizoni inennarrabili di atrocità, per analogia mi ha riportato a quel bellissimo film di Benigni LA VITA E’ BELLA con quel volere di Franz e Karl a tutti i costi, anche al limite del possibile, di dare con gli ultimi sprazzi di ironia una parvenza di normalità a una vita che di normale ormai non ha più nulla.
    Sono rimasta basita per la descrizione crudele di quel tragico balletto e del suo mortale epilogo dove si arriva al paradosso della brutalità umana..

    Si’, i tuoi due personaggi li hai creati ma altri episodi uguali e peggiori sono realmente accaduti con i vari dottor Morte, da Mengele e giù di li’.E dire che con molta probabilità, forse certezza, O.D.E.S.S.A. esiste ancora e altre sette simili discriminano, picchiano, uccidono in nome della cosidetta normalità. Ma cos’è in effetti la normalità?

    Carissima, che dire? Che il libro mi è piaciuto? Che mi ha fatto meditare? Che ho incontrato una realtà che sapevo esistere ma( mea culpa),sentivo distante?Abbiamo tutti un bel dire” io non discrimino nessuno” ma per dirlo dobbiamo guardarci dentro senza false ipocrisie.Il mondo è ancora tenacemente attaccato a stereotipi e per estirparli ci vuole un lavoro capillare

    Ti ringrazio per avermi aiutata a prendere realmente coscienza delle diversità in tutti i campi, che infine, se solo lo vogliamo, tali non sono.
    Tutti desideriamo poter invecchiare come il tuo Raffa con accanto una mano amica e una buona parola.
    Se non avessi saputo dosare la tragicità e l’ironia il libro sarebbe stato uno strappalacrime. Cosi’ invece è un lavoro bellissimo che ci aiuta a riflettere e forse a capire di più la vita e a considerarla sempre degna di essere vissuta anche, se come dici tu, aiutati da un bastone che ti aiuta a stare in piedi.

    Grazie Vladi

    P.S. Ciò che mi ha colpita, non piacevolmente ( voglio essere franca ), è la futura mamma che incoscientemente si fa una canna.Ho conosciuto donne drogate e so che è difficile uscire dal giro, ma pensare a un innocente che senza colpa nasce con l’epatite, mi lascia sempre perplessa.
    Spero che cambiare si possa, come nel modo di pensare cosi’ anche in quello di fare.

  16. Eldorado,
    un romanzo ondivago tra passato presente e speranze.
    Un viaggio attraverso le sensazioni, i ricordi, gli stati d’animo, i patimenti e
    l’amore che può giungere inaspettato in qualunque momento, segnando
    così una svolta, La svolta che per una vita si è sognata, agognata, fino a
    rassegnarsi che non sarebbe più arrivata.
    La Storia, quella con la “S” maiuscola, narrata con energia dai personaggi,
    dal personaggio, dal ricordo, a volte impolverato, da cui scaturisce come un
    fiume in piena l’immagine realisticamente viva degli avvenimenti di una vita e
    della realtà storico- sociale in cui sono stati vissuti.
    Un filo rosso unisce le vicissitudini della narrazione incarnata in personaggi
    fortemente reali, come potrebbe essere ciascuno di noi, semplicemente
    pennellato di verga su di una pagina bianca, la paura della diversità, la
    richiesta corale di accettazione, la forzata lotta del sopravvivere, la decisione
    del resistere, la speranza in un altro futuro, non per chi vive l’oggi, ma per
    creare una società più giusta per il domani.
    Esplode ad ogni pagina l’indignazione verso l’indifferenza, la tolleranza,
    il malcelato perbenismo che non dice perché non è conveniente e quindi
    tollera; ma è da questa ipocrisia che scatta la riscossa, la richiesta di un
    tenace schiaffone alla morale ed alla società assopita, anestetizzata, che ha
    lasciato risollevare la testa all’odio all’intolleranza ed alla paura del diverso.
    Il libro è denuncia, sociale, civile culturale.
    L’omofobia di un tempo, che giunse in apoteosi ad enunciare la purezza della
    razza, a considerare gli omossessuali deviati, malati da curare, da internare
    nei campi di sterminio, se non accettavano di cambiare, o semplicemente
    da gassare perché omosessuali, è la dura regola del triangolo rosa affisso
    in bella mostra sulle divise del campo, reietti tra i reietti, allontanati dagli
    altri reclusi, perché anche nella miseria del dolore un simbolo ed i pregiudizi
    fanno al differenza tra l’essere maggioranza coesa nel dolore e l’essere
    respinti nel dolore.
    L’omocausto è memoria viva, coscienza di una comunità, che non deve
    dimenticare e che nell’unità deve rivendicare il proprio diritto di esistere ed
    amare.
    L’omofobia odierna, rigurgito di una politica cieca ai cambiamenti di una
    falange estremista, da isolare, isolata, ma nociva perché terroristica, punitiva,
    così come lo erano le ss e le camice nere.
    L’omofobia filo rosso, nei diversi contesti storici, nelle diverse realtà sociali,
    ma sempre e comunque da lottare per estinguerla per sradicarla, quella si

    vero male di un popolo, di una società.

  17. Un libro che osserva e interroga il lettore

    (Che cos’è la normalità? Una minestrina di verdura)

    Dovrebbe essere la fine degli anni Ottanta del secolo scorso. La storia è ambientata in quel periodo. Eppure la contemporaneità, il recentissimo 2010, ci fa l’occhiolino da tutte le parti. Raffaele è un vecchio attore e omosessuale nato quasi ottant’anni prima a Foggia, nel meridione d’Italia. E’ un artista di varietà che indossa abiti femminili e si propone con successo al pubblico nei panni di una vecchietta, Nonna Wanda, l’ex serva di scena Wanda Osiris alla ricerca dello stesso successo che era riuscita ad ottenere la mitica soubrette. Una sera dopo cena, sul tardi, un po’ troppo tardi per una persona ormai entrata nella vecchiaia profonda, Raffaele decide di uscire di casa in cerca di avventure. Questa sua leggerezza, il suo voler considerarsi giovane a ogni costo, lo porterà prima a farsi praticamente cacciar via da dei giovani impegnati a divertirsi in un locale per gay in cui i vecchi sono mal sopportati, e po, a farsi picchiare e rapinare da un ragazzo che con molta imprudenza ha fatto salire in macchina e che finirà per rubargli l’automobile. Sarà l’esigenza di ritrovare seppellito fra le sue vecchie carte, il numero di targa della macchina, che ha dimenticato, così da poterlo comunicare alla polizia, a fargli ripercorrere un viaggio sempre più profondo nella memoria. A poco a poco cominceranno ad affiorare i ricordi di una vita complessa, ricca di soddisfazioni ma costellata anche da solitudini e dolori inenarrabili: dall’infanzia vissuta nella nativa Foggia, alla scoperta delle sue tendenze omosessuali, alla fuga da una realtà della provincia meridionale in cui era costretto a mimetizzare la propria condizione, fino all’approdo nella Berlino dell’inizio degli anni Trenta. Raffaele, illudendosi di essere arrivato nell’Eldorado delle libertà individuali e della libertà d’espressione, così come in effetti era stata la Berlino di un decennio prima, non si accorge di essere finito dritto, dritto, nella tana del lupo. Arriva a Berlino nel momento della vittoria del Movimento nazional-socialista e dell’ascesa di Hitler al potere. Gli capita di sostituire il terzo componente di un trio en travestì chiamato Die Schwestern, le sorelle, che si esibisco al celebre locale gay Eldorado. Quest’ultimo, Anton, in arte Ursula, ha pensato bene di fuggire dopo essere stato minacciato e malmenato da un gruppo di ragazzi appartenenti alla Gioventù hitleriana. Ma la stessa sera del suo debutto, quanto sale sul palco insieme ai suoi colleghi Fraz e Carl, in arte Rebecca e Ingrid, il locale viene invaso dalle SS . Lo squadrone è capitanato da un’inquietante figura, una giovane donna bionda in divisa, che si trova evidentemente in stato di gravidanza avanzata. Una donna che porta un bambino in grembo, è una figura che potremmo normalmente identificare come un simbolo dell’armonia e della speranza. Al contrario qui diviene la mostruosa personificazione del male e dell’aberrazione del pensiero umano. La condizione di gravidanza né amplifica ulteriormente la dimensione malvagia, surrealmente e definitivamente contraria a ogni norma della natura. La fattrice, la dea madre una e trina, non si manifesta quale fonte della vita e della creazione, ma quale manifestazione incarnata dell’estrema perversione dell’essere. Franz e Karl verranno deportati nel campo di sterminio di Aushwitz e Raffaele, non essendo “di pura razza ariana” perché italiano, e non essendo quindi considerato pericoloso per il futuro del popolo tedesco, verrà rispedito in Italia. Dopo molti anni e proprio in occasione di questo suo laborioso lavoro di recupero della memoria, Raffaele che per tutta la vita a veva sperato di poter rivedere i propri amici, avrà modo di scoprire, durante una viaggio in Polonia e la vista ai campi di di sterminio di Auschwitz e Birkenau, che entrambi avevano purtroppo fatto una fine orribile.
    Ho appena terminato di leggere Eldorado di Valdimir Luxuria, edizioni Bompiani. La conclusione è comunque catartica e ottimistica: Raffaele riuscirà a ritrovare la serentità e ad accettare la propria condizione di anziano grazie all’affetto incondizionato dei suoi cari e quello dei suoi amici. Ma esiste anche una postfazione in cui l’autrice ci porta a confrontarci con la cronaca dei nostri giorni, ci catapulta nella cosiddetta modernità, nella Berlino del 2010 e in quest’Europa schiacciata dalla burocrazia e dalle assurdità delle leggi di mercato e in cui i fondamentali diritti umani continuano, ahimé, a venir calpestati. Segue, pesante come un macigno, l’elenco dei nomi, con il luogo e la data di nascita e di morte, di tutti gli omossessuali finora riconosciuti come vittime del campo di concentramento di Sachsenhausen. Non mancano i ringraziamenti, quelli a persone che sono state particolamente vicine all’autrice, ma anche a tutte quelle figure che hanno contribuito a stimolarne la creatività. E’ un fantasioso elenco di miti personali antichi i moderni, dall’attore Giorge Burns a, allo scrittore queer cileano Lemebel, da Botticelli alla Carrà, da Pasolini a Mozart, da Nonna Papera a Colerige, da Bambi a Jenis Joplin e via elencando.
    Chiudo il libro, l’occhio iper-truccato che immagino sia quello di una drag queen, mi osserva dalla copertina, sul retro, gli intensi e ironici occhi scuri di Vlady sembrano seguirmi, dovunque mi sposti. Questo è decisamente un romanzo che non ti lascia passare inosservato, che ti punta addosso il suo sguardo e sembra voglia interrogarti, pretende delle risposte. Si tratta per molti versi un libro necessario, sia per il suo autore-autrice, visto l’ineguagliabile potere catartico che possiede la scrittura, sia per chi, da lettore, si trova invischiato nelle sue pagine che si presentano come un insieme stratificato che offre diversi piani di lettura e si lascia trascinare da un ritmo sincopato, alternante, in cui numerosi e discontinui flash memoriali si travasano balzando nel presente, nella cronaca. Eldorado è una grande pentola, il contenitore in cui si sono trovati a cuocere, mescolati insieme, ricordi personali e collettivi, speranze, quelle di chi aspira un giorno ad essere accettato in quanto essere umano al di là del fatto che la sua condizione ne faccia un portatore di diversità, o quelle di chi desidera semplicemente imparare a vivere in pace e in armonia con sé stesso e con il mondo. Raffaele, il protagonista del romanzo, in quanto omosessuale, è il rappresentante di una minoranza che tutt’oggi non viene riconosciuta da gruppi sociali autoproclamatisi “normali” puri, giusti, regolari, e che in questa diversità scorgono una potenziale minaccia alla propria omogeneità di gruppo. Anche gli altri personaggi che fanno parte del suo piccolo mondo privato, la sua anziana e apprensiva sorella, la vicina di casa con la sua irrequieta figlia che per seguire la passione per le droghe ha scordato come si fa ad appassionarsi alla vita, la sua agente Vivienne, la fortunata, che pur vivendo in un mondo vacuo come quello dello spettacolo, riesce a ritagliarsi i suoi benefici spazi di normalità potendo contare su marito devoto e innamorato e sui due figli – quasi una favola. Tutti loro si trovano in una condizione perenne di ricerca dell’armonia. Riuscire a raggiungerla vuol dire spesso saper accettare la propria condizione di esseri umani e i propri limiti, prendere coscienza dello stato delle cose, ad esempio smettendo di contrastare, negandola, la vecchiaia, come cerca di fare Raffaele, ma anche come sta facendo tutta la società occidentale che insegue il mito della gioventà e dell’efficienza ad ogni costo, ma imparando ad accoglierla in quanto segmento naturale della vita.
    Per noi lettori appartenenti a una minoranza nazionale, e per noi abitanti di un Paese perennemente in transito e in crisi qual’è la Croazia, nel leggere questo libro non possiamo evitare di sentirci doppiamente coinvolti. Da una parte perché anche noi, essendo un piccolo popolo di italiani autoctoni che vivono disseminati fra Croazia e Slovenia, abbiamo dovuto imparare a nostre spese che cosa significa essere considerati diversi in quanto minoritari rispetto a una maggioranza che si presenta sempre tendenzialmente fagocitante e aggressiva – e ciò in modo più o meno palese, a seconda dei vari momenti storici e politici che hanno attraversato questo territorio di confine. Dall’altra parte i recenti inaccettabili episodi di intolleranza e di violenza che hanno accompagnato la manifestazione del gay pride che si è svolta a metà giugno a Spalato, e la mancata condanna di questi da fatti da parte del governo e delle autorità politiche locali, ci fanno sentire il bisogno di schiaffare il libro di Vlady sul muso di una bella fetta della società croata contemporanea, così staticamente autocelebrante e volutamente retrograda, così pronta a godere nel proprio stato di isolamento da diventare l’inevitabile un focolaio per lo sviluppo di patologie sociali, di dinamiche identitarie che portano verso lo sciovinismo, l’ultanazionalismo, l’intolleranza razziale e di genere , l’odio per coloro che dichiarano apertamente la propria diversità dal punto di vista degli orientamenti sessuali.
    In Eldorado, come ho già avuto modo di accennara, ritroviamo ricostruzioni storiche ampiamente documentate, che riguardano la ciclica insensatezza dell’umano agire, frutto della mostruosità dell’umano pensiero, come la repressione e l’eccidio nei campi di sterminio degli omosessuli che furono compagni di sventura di altri milioni di disgraziati colpevoli di appartenere a dei gruppi sociali svalutati dal regime nazista, ma anche episodi che appartengono alla cronaca recente ed esempi delle moderne intolleranze nostre quotidiane. Cosa significa essere omosessuale? Raffaele a un certo punto del romanzo ha un intuizione e dice –cito -.”Quelli che come lui avevano avuto tutti un’esperienza in comune: l’ostilità di chi crede di essere superiore al punto tale di arrogarsi il diritto di decidere se accettarti o meno, comprenderti o disprezzarti, rivolgersi a te o insultarti, includerti o cacciarti via. Ebbe un’iluminazione: altro che gusti sessuali, era questa esperienza che rendeva comunità il popolo omossessuale, come la Shoh per gli ebrei, la schiavitù per i neri, il maschilismo per le donne, l’inquinamento per le api”.
    (A proposito delle persone che si arrogano il diritto di tollerare o meno, di accetare o meno qualcuno, cito la reazione di Bertolino, il mitico gatto rosso di un mio amico, che in risposta a alla frase pronunciata da un collega del mio amico che aveva sentenziato che lui gli omosessuali li tollera, andò dritto dritto a fargli la pipì sul letto).
    Nel romanzo troviamo anche tanta ironia: battute servite con garbo e sagacia, frasi dall’umorismo pungente che servono che servono sempre a dare equilibrio e una giusta distanza all’insieme . Eccone alcuni esempi. Una battuta che possiamo definire di genere: “Andarono a prenderlo Viviene e la sorella, “come la carica dei nostri” nei film western, sebbene Raffaele avesse sempre tifato per gli apache, se non altro per solidarietà verso altri uomini che si mettevano le piume in testa.” Ci fanno sorridere le frasi graffianti che si scambiano le altre due sorelle del Trio Dei Schwestern: Franz, in arte Ingrid protesta perché Karl, detto Rebecca, fuma in camerino: “Se ci fosse qui Giovanna D’Arco te lo direbbe anche lei che fumare fa male alla salute!” E l’altra pronta risponde: “ Non so se il fumo fa male al fegato, so solo che tu mi ingrossi la bile a furia di ricordarmelo. Tra coloro che non fumavano sono annoverate personalità come Nerone, Lady Machbeth e il conte Dracula. Voi non fumatori non siete certo un bell’esempio!”
    Altra battuta in ricordo della teza sorella fuggita per paura della rappresaglia nazista: “Ma te la ricordi quando si spogliava in camerino? Emanava un tale tanfo che mi si appannavano tutti i gioielli!” I due prendono di mira Raffaele assoldato per sostituire la terza sorella del Trio: “Da dove vieni?” gli chiedono “Foggia” “Questo spiega tutto, sarà un posto così noioso dove persino i travestiti in realtà sono donne.”
    Vladimir riporta anche interi monologhi che Raffaele snocciola facendo ridere il pubblico quando indossa i panni di Nonna Wanda.
    Ma all’improvviso ci imbattiamo in descrizioni minuziose e delicate di eventi minimi che incantano , come nel montaggio di un film di un qualche raffinato cineasta cinese alla Wong Kar-wai in cui lo sguardo del regista si sofferma sulla ritualità dei gesti dei protagonisti e la visione dell’ascesa del fumo di una sigaretta assume la simbologia di un’ascesa al cielo. Magiche, pacificanti, le descrizioni proposte da Vladimir Luxuria della preparazione di una pientanza, dell’accurata operazione di trucco e vestizione di un vecchio artista che si traveste da donna e cerca di nascondere con il cerone i segni di un recente pestaggio. Descrizioni che appaiono come delle oasi di bellezza,degli attimi in cui l’umana, incessante ricerca di un’armonia con se stessi e con la natura approda ad un fine. Giriamo una pagina e repentinamente l’atmosfera cambia e le descrizioni che seguono sono quelle di episodi di una violenza estrema, quasi pasoliniana, quindi nuovamente, ciclicamente, dopo lo strazio arriva il conforto del caldo e disinteressato sguardo di un amico, di una vicina di casa, arrivano dei momenti di un’umanità disarmante, degli esempi di tenerezza e intimità fra esseri umani, che possono tradursi in un semplice gesto: alla fine di un capitolo in cui il protagonista si scioglie in lacrime al ritorno da un viaggio in Polonia, dopo aver aver scoperto la terribile fine toccata dai suoi amici tedeschi deportati ad Auschwithz in quanto omosessuali, la sua insopportabile vicina di posto in aereo gli porge con semplicità un fazzoletto. L’autrice per bocca di Raffaele commenta. “C’è ancora un barlume di speranza e un buon motivo per restare a vivere e invecchiare in questo mondo: il gesto di soccorso di uno sconosciuto”.
    Nel suo romanzo Vlady Luxuria non manca di posare il suo sguardo critico e spesso divertito, sulle tipiche contraddizioni della società occidentale contemporane in cui si è sviluppato un tipo di cultura popolare determinato dalla telecrazia, da chi, possedendo i media e potendo contare sulla television – power, sul controllo della socieà grazie al controllo dei media, è in grado di uniformare gusti e pensieri.
    Quella di Eldorado è, torno a ripeterlo, anche e soprattutto, la storia della ricerca del delicato equilibrio fra l’essere umano e la natura, della ricerca della normalità. Non sto parlando della vieta e fallace contrapposizione fra ciò che è naturale e ciò che è artificiale, ma del difficile cammino che l’uomo che dovrebbe compiere per imparare a vivere sul pianeta di cui fa parte. Scriveva quache mese fa Claudio Magris in un bellissimo commento, una volta si usava dire elzeviro, apparso sul Corriere della Sera, a proposito della recente catastrofe e che ha colpito la centrale nuclerare di Fukishima, in Giappone, in seguito al terremoto, che l’uomo non è il peggior nemico della natura ma è più autoditruttivo che distruttivo: l’uomo con il suo comportamento sta minacciando sé stesso, la propria normalità. Cos’è la normalità? Leggendo Eldorado, mi viene da pensare che questa sia una minestrina, una semplice, profumata, tranquillizzante minestrina di verdura. Un cibo povero che a parte l’acqua, gli ortaggi e del pane raffermo, non contiene altro, neanche il sale. L’unico elemento “luxurioso” è‘ rappresentato da una pioggia di coriandoli fatta di foglie di prezzemolo appena tritate che vengono sparse a crudo sulla zuppa, a fine cottura. Il romanzo inizia proprio con la descrizione minuziosa della preparazione di una cena. E’ sera, il vecchio Raffaele si sofferma un attimo ad osservare l’orologio a pendolo a forma di baita, ornato da pigne e altri elementi un po’ kitch, regalo di compleanno dei suoi amici, ovvero amiche, “carogne” che in questo modo hanno voluto ricordargli che il tempo passa e che lui non può farci assolutamente niente. Pur mangiando da solo, Raffaele non manca di apparecchiare la tavola con cura e solennità, come fosse un rito. La tovaglia è quella ricamata che gli è stata lasciata in eredità dalla madre defunta e sulla tavola mette anche una candela e un vaso tubolare con un unico fiore, un crisantemo. Ogni gesto di questo anziano signore possiede la leggerezza e insieme la gravità di un rito domestico che questi sembra celebrare nell’ossequio del ricordo, nel rispetto delle tradizioni di famiglia, ma anche nel rispetto della tradizione tout court, di ciò che lo lega per vincoli di sangue a un’arcaica Italia meridionale in cui la filosofia di vita si fa proverbio e sentenza e in cui nei secoli si è saputo fare di povertà virtù. In tutto il romanzo in effetti quando si parla di cibo ritroviamo “la minestra”, la zuppa, vuoi quella consumata all’inizio del romanzo da Raffaele o quella di barbabietole, il famoso borsch che assaggia in un ristorante della Polonia, ma anche l’insipida e anacquata zuppa che viene servita ai prigionieri nel campo di concentramento di Auschwitz. La minestra, elemento base del nutrimento da che l’uomo ha scoperto il fuoco ed ha compiuto quindi il primo atto di civiltà, rappresenta proprio il risultato della raggiunta armonia fra l’uomo, – tendenzialmente portato ad adattare l’ambiente alle sue esigenze – e l’ambiente stesso. Non si tratta, sembra voler dirci Vlady, di evitare gli interventi sulla natura ma si tratta di saper riconoscere il proprio ruolo in questo mondo, di imparare a sentirlo respirare per unirsi al suo respiro.
    E’ buona regola cercare di separare uno scrittore dalla sua opera, ma non bisognerebbe mai dimenticare che un autore scrive di quello che conosce. Personalmente non riesco a dimenticare che dietro a questo romanzo c’è un individuo che ha scelto un nome d’arte impegnativo come Vladimir Luxuria, un nome che Vladimiro Guadagno porta appiccicato sulla sua personalità come un brillocco sfavillante appuntato sull’orlo della scollatura, una persona che nella sua vita che dovuto affrontare un lungo e difficile percorso fatto di disagi e di conquiste, probabilmente, perché ciò capita ad ognuno, anche di sbagli, a cui sono seguite immancabilmente delle rinascite. Una persona che è riuscita a guadagnarsi, giorno per giorno, il suo diritto alla “peculiarità di genere”, a trasformare la croce dell’altrui insofferenza, in un’arma fatta di umorismo e acume, che ha saputo coniugare il legittimo bisogno di affermarsi a livello popolare, diventando a tutti gli effetti un personaggio, con il bisogno di conoscenza, di amore per lo studio. Vlady Luxuria, è riuscita ad unire la passione per la cultura tout court con quella per l’impegno a livello politico e sociale, senza mai per questo trascurare una passione sincera e bruciante, insopprimibile, per il frivolo, il frusciante, il merlettato, il glamour. Un connubio capace di far tremar le vene e i polsi a ogni borghese degno di essere chiamato con questo nome.
    Ieri sera ho trascorso un po’ di tempo a chiacchierare con mio padre Edoardo, un augusto professore di 86 anni che nel salutarmi mi ha detto: “Domani vai a presentare Vladimir Luxuria, mi raccomando, trattalo bene!” “Ma papà” ho risposto “non ho nessuna intenzione di trattarlo male.” E lui , continuando come se non avessi aperto bocca: “Perché è una persona che ha saputo affermarsi e dare prova delle sue capacità nonostante tutte difficoltà iniziali e tutti i pregiudizi con cui si è dovuto scontrare. Digli pure che lo ammiro.”

  18. A noi i picconi ! Ho finito il libro. Ho pianto dalla rabbia e ho riso con amarezza. Grazie! Ancora una volta Clap Clap Clap

  19. Vladi ho finito ora di leggere il tuo libro mi ha regalato bei
    momenti di lettura ìntenso e veritiero ti voglio bene ma questo lo
    sai vero?

  20. Gentile Vladi, dopo la presentazione del suo libro a Sestri Levante, Marisa ed io abbiamo letto ELDORADO tutto d’un fiato. E’ veramente molto bello, non solo per l’argomento trattato ma soprattutto per come è stato scritto. Ci auguriamo vivamente che molto presto lei ci torni a trovare a Sestri per presentare un’altra sua opera. Se poi desidererà tornare anche solo per riposare e lo vorrà, Marisa ed io saremo liete di ospitarla. Con grande grande affetto!!!!

  21. Quest’anno a scuola mi hanno chiesto di leggere un libro per l’estate.. Un giorno guardando pomeriggio cinque c’eri tu come ospite e una persona ti fece i complimenti e lesse una frase del libro che subito mi ha colpita e da li ho detto questo è il libro esatto.. tra una cosa e un’altra Ho comprato il libro solo una settimana fa. Inizialmente avevo paura di non fare in tempo ( perchè non leggo spesso)e invece in una settimana esatta l’ho finito.. Questo libro è qualcosa di SPETTACOLAREEEEEEE.. Mi ha fatto ridere, arrabbiare, piangere.. Complimenti.. Complimenti davvero. Per me sei una gran donna e ti stimo e con la lettura del tuo libro ho confermato il mio pensiero.. Sicuramente leggerò anche quelli prima =) Ancora complimenti =)

  22. Da anni colleziono materiale gay sorico,e so bene come durante la Repubblica di Weimar la vita gay di Berlino fosse sorprendentemente viva,e come altrettanto sorprendentemente sia stata spazzata via con l avvento del nazismo.Bene che si parli di quell epoca,ben vengano libri come il tuo.Ben vengano altri e numerosi libri su questo periodo storico.
    grazie!
    Luca

  23. In questi giorni ho concluso la lettura di Eldorado…che dire, ancora una volta sei riuscita a farmi commuovere. Grazie!

  24. complimenti Vladimir per il tuo nuovo libro: Eldorado sulla storia di Raffaele ho assistito con molto interesse alla presentazione giovedi 18 a sant’antioco, hai datto una scossa a molte persone , nel far capire la realta gay in italia e nel mondo, ci vorrebbero tante persone come te’, per cambiare le cose in questa italia tanto civile, che civile non e’. grazie Vladimir

  25. difficile sintetizzare in un messaggio le emozioni che mi ha dato eldorado. Ho trascorso due giorni in compagnia di un piccolo capolavoro. Grazie.

  26. ti sautai così in attesa di leggere il tuo libro:

    ” due mondi in uno”

    l’emblema e la fierezza dell’umano
    centro stabile
    un mondo con più possibilità!
    eravamo a Chioggia il 2/7/11

    l’emozione è il sale della vita complimenti ciao

  27. Ciao Vladimir, sono Arianna…ero una delle tante teste che cercavano di emergere dalla moltitudine di gente che ti stava ascoltando alla libreria Moderna di san Donà di Piave, questa estate, mentre raccontavi il tuo Eldorado. Il mio bimbo, 16 mesi, purtroppo scalpitava e non sono riuscita a salutarti ma ti ho lasciato il libro da autografare…per mio figlio…al quale voglio trasmmettere i valori con cui sono stata cresciuta io..il rispetto e l’amore verso il prossimo.
    Tu lo hai fatto…lo hai dedicato “al piccolo ma grande Edoardo”..un giorno glielo darò!Io intanto l’ho appena terminato….e Vladimir…grazie di essere riuscita a farmi ridere e commuovere allo stesso tempo.Grazie di avermi ricordato cos’è la vera sofferenza e solitudine…io sono fortunata e porterò il piccone per abbattere i muri quando si presenteranno non preoccuparti. Io lavoro con gli adolescenti in una comunità residenziale…i problemi sono molti per loro e noi educatori cerchiamo di essere presenti e portare affetto e ascolto…io porterò anche il tuo libro! Mentre lo leggevo ho pensato alla “Vità è bella” di Benigni e al suo stile contraddittorio…un capolavoro difficle da ricalcare ma il tuo libro mi ricorda lo stile di Benigni…che ti fa ingoiare un rospo e poi te lo addolcisce con una risata…brava!bellissimo…grazie

  28. Ciao Vladi
    Sono ancora la pischella di 14 anni di cui non ti ricorderai di sicuro…
    Comunico che:ho appena finito di leggere el dorado ed è ufficialmente uno dei migliori libri che abbia letto!!!Ci ho pianto e ci ho riso sopra,mi sono affezionata ai suoi personaggi(soprattutto alle sorelle,così ironiche e forti fino alla fine!!)ma soprattutto mi ha lasciato qualcosa…non so come spiegartelo,ma adesso sento di voler fare di più per difendere i diritti delle minoranze LGBT in Italia…come posso fare?
    Sei una grande,continua così!!Ancora complimenti!!

  29. Eldorado di V.Luxuria ed. Bompiani

    Premetto che amo le tematiche gay, o sopra le righe.
    Leggo molto.
    Sinceramente ho comprato questo libro per due motivi.
    Primo volevo leggere qualcosa di questa autrice sopralerighe, perché l’ho sempre ritenuta una donna ironica e pure colta essendo laureata.
    Secondo mi aveva interessato l’idea: l’Eldorado, luogo di incontro e spettacolo dei gay in epoca nazista a Berlino, quindi mi immaginavo un romanzo con molti elementi storici e abbastanza impegnativo.

    Devo dire che in tutte e due le aspettative mi sono ritrovata delusa.
    La storia è più che altro incentrata su Raffaele il protagonista , e il suo mondo di amici e parenti, con continui stacchetti di avanspettacolo e battute perché lui in effetti è un attore gay che interpreta nonna Wanda.
    Questa ironia , anzi comicità,talvolta carina, è sempre presente in tutte le pagine anche le più crude.
    Alleggerisce molto il romanzo ma devo dire che mi ha disturbato parecchio.
    Lo ha subito, e per sempre incanalato in una sorta di romanzo comico quando in origine non voleva esserlo ( lo si evince dal tema che l’autrice voleva trattare: la deportazione e lo sterminio di massa dei gay).

    Si deve arrivare almeno oltre cento pagine per trovare i primi accenni all’Eldorado e alla storia centrale che comprende i due amici di Raffaele: Franz e Karl. Due travestiti che si esibivano con lui in un numero al locale, e che mi hanno tanto ricordato le sorelle Bandiera nazionali, togliendo originalità alla storia.
    In realtà anche questa amicizia è di breve durata, due sere appena perché Raffaele sostituisce una certa Ursula scappata, e di cui non si sa più niente, e subito dopo il locale viene chiuso e loro imprigionati.
    Tutta questa parte è troppo superficiale e poco approfondita. Dai personaggi e la loro interiorità, al locale stesso, di cui in pratica non sappiamo niente.
    L’autore sembra prendere un fatto storico , fare una breve ricerca e volerne tirare fuori un romanzo, mettendoci un paio di capitoli brutali anche su Auswitz, quando tratta della morte dei due amici. Ripeto però tutto troppo superficiale, scontato e banale. Compreso il finale e oserei dire inutile anche l’inizio.
    Insomma un romanzo che parte da una buona idea, la quale non è sviluppata; la storia viene fuori scoordinata, tenuta appiccicata con espedienti deboli,risulta superficiale anche nel trattare la tematica gay, e difficile da immaginare se non fosse per i nostri personali ricordi sugli orrori della guerra e del razzismo.
    Ovvia, banale, e che non apre nessuno squarcio nuovo o polemico sull’epoca.
    Peccato, con gli agganci , la possibilità di fare ricerche e la mente frizzante di Luxuria, poteva venire fuori un bel romanzo.
    Unico punto a favore , cercare di smuovere gli editori a pubblicare storie a tematica gay. E sarebbe ora!

  30. ho appena letto il tuo libro.. in un solo giorno, come non mi succedeva da tempo! Brava..le emozioni che hai regalato sono tali da farmi sentire in debito. Così..visto il tuo riferimento qui a Cagliari, al fatto che il tuo prossimo libro avrà delle ambientazioni in Sardegna… se vorrai.. sarò disponibile a svelarti qualcosa di noi sardi e della Sardegna (diversa da quella dei gossip!!)…Grazie

  31. Grazie ,per l ‘emozione ,i ricordi risvegliati ,la voglia di continuare ad amare sempre e comunque .

  32. ho terminato il libro. Complimenti, mi è piaciuto molto….. ho provato molte emozioni leggendolo,
    dalla paura alla gioia, alla commozzione. Mi sono fatto coinvolgere dal racconto e dalle vicessitudini
    di Raffaele. A volte immedesimandomi in lui, altre volte sorridendo della sua squadra di amicizie. Per quanto riguarda
    i campi di concentramento, non ci sono parole per una cosa del genere, ho letto altre libri su questi argomenti
    e devo dire che il tuo non è certo da meno.

    in bocca al lupo per il prossimo romanzo, che ovviamente comprerò.

  33. Ieri ho finito di leggere Eldorado; mi è piaciuto molto, anzi moltissimo; un’occasione per riflettere, con un sorriso, non solo sulla nostra storia ma anche sul presente e sul modo di intendere gli altri. Pelo nell’uovo?: Roger (pg. 232) è il bassista dei Pink Floyd; Mina- forse- non sarà contenta di essere raccontata come già in attività quando Raffa è ancora bambino e si deve alzare per andare a scuola…

  34. Cara Vladi, ho sempre apprezzato l’autoironia e l’intelligenza emotiva con cui hai affrontato il tuo personale e difficile percorso di vita, la carriera politica e soprattutto l’impegno sociale, quale autorevole rappresentante dei diritti e delle istanze della comunità GLBT. Il tuo romanzo primo è un piccolo capolavoro che mi ha divertito, turbato e commosso. Certamente non lascia indifferente il lettore, che viene rapito da una scrittura veloce e pungente. Come romanzo della memoria, affianco ad un classico quale “Se questo è un uomo” di Primo Levi, sarebbe auspicabile una sua proposta in ambito scolastico, laddove la Storiografia ufficiale tratta della deportazione di milioni di ebrei, tacendo peraltro (o giusto accennandola) quella di migliaia di omosessuali e di appartenenti ad altre minoranze etniche. L’alto valore pedagogico e didattico, che mai scade nella pedanteria o nella prosopopea di certa saggistica, è suffragato dalla poesia di una trattazione fluida, intima e incredibilmente ironica, paragonabile solo a quella de “La vita è bella” di un geniale Benigni. Dopo tanti anni, mi è venuto il desiderio di tornare a Berlino per ritrovare i siti della trattazione, come in una sorta di pellegrinaggio storico-catartico.
    Grazie e complimenti!

  35. la tua creazione … scioccante e fantastica allo stesso tempo … a tal punto che ho voluto rivivere per la seconda volta di seguito la storia di “Raffa”: un libro verità dove attorno al protagonista ruotano altre verità ad incastro … mi hai “cotonato” il cuore.
    Ho provato emozioni fortissime e mi ha riportato indietro negli anni a quando ho visto e affrontato per la prima volta il film: “La scelta di Sophie” con Maryl Streep.
    Un libro che raggiunge la perfezione di concezione ed una musicalità di espressione difficilmente imitabili dove i versi sono in modo particolare espressione del tuo io, del tuo animo: dolore, malinconia, terrore, mistero, ma anche falicità e serenità, il tutto filtrato attraverso la tua sensibilità e reso in uno stile particolare, che, se talvolta diventa facile musica, altra volta diventa pura espressione sinfonica.
    La poesia che ho provato nel vivere il tuo libro mi ha dato vari passaggi: una pura evocazione di paesaggio, un paesaggio surrealista in alcuni casi “oppressivo”, ma sempre rappresentato con uno stupefacente disincantarsi, come se tutto fosse fuori dal tempo e dallo spazio.

  36. Ho appena finito il tuo nuovo libro:
    bellissimo e commovente!
    Un grazie di cuore

  37. …only few words: wonderful!!!!!

  38. Tesoro, il tuo libro mi ha commosso come da tempo non mi accadeva. Il romanzo è certamente la tua dimensione. Questo è un capolavoro. Ottimo per un adattamento cinematografico. Una forma snella, raffinata e vibrante come un arco. Lo consiglierò sicuramente ai miei studenti.

  39. Che tu fossi una grande donna l’ho sempre saputo, ora so che sei anche un’ottima scrittrice. Eldorado è un libro gustoso, ironico, spumeggiante, e il tutto copre il dolore.

  40. cara Vlad, pensavo a te in merito allo “scandalo” di Bocchino e la trans Manila Gorio…..ma dico: uno non puó frequentare una trans che da scandalo? non è pazzesco o sono io che vivo in un mondo parallelo? Bocchino è costretto a smentire con colonne sul fatto quotidiano. ma non ti fa incazzare sta cosa? sei firte. in bocca al lupo per il romanzo! :)

  41. Sei stata bravissima ad avere l’idea di questo libro, a sciverlo, a inserire quell’intelligente ironia.
    Grazie, Vladimir, grazie per averci donato questa PERLA.

  42. Ho letto il tuo romanzo Eldorado ed è stato emozionante e commovente allo stesso tempo, mi ha provocato un vortice di emozioni, rabbia, speranza, gioia… sono stata rapita e l’ho letto tutto di un fiato. Sei fantastica io ti ammiro e ti conosco da sempre non dimenticherò mai il periodo del film “La vespa e la regina” io ero una comparsa insieme ad altre mie amiche, avevo circa 25 anni, tu sei entrata nel locale, non era il Qube, non ricordo il nome, sono anni che non vado per locali, ormai sono una donna sposata…:-) le mie amiche si sono tutte voltate a guardarti e i commenti sono stati:”guardate quant’è bella Vladi” “Non l’avevo riconosciuta vestita in modo così semplice…è bellissima” Avevi un paio di jeans e una giacca corta, nera, leggera, legata che ti faceva una vita da vespa. Ti sei messa a parlare con un tipo delle quinte, io mi sono avvicinata e senza dire niente ti ho guardata, tu non ti sei voltata hai continuato a parlare con il tipo, ma hai alzato un braccio e me lo hai messo intorno alla spalla e mi hai stretta a te (le mie amiche rosicavano) è stato un gesto bellissimo SEMPLICE E SINCERO. Ed è questo che mi piace di te…tu sei questo…semplicità e sincerità.

  43. ho letteralmente “bevuto” il tuo romanzo,
    scrittura scorrevolissima-capitoli non eccessivamente lunghi
    delicatezza nel trattare argomenti poco conosciuti per gli etero-educazione letteraria
    infine la descrizione dei lager(non ci sono mai stato)oggi mi sembra di esserci stato e mi hanno turbato nel profondo (grazie).

  44. Ho appena finito di leggere il tuo libro, Eldorado, il primo in libreria non l’avevano l’atro giorno, l’ho ordinato..sono impaziente di leggerlo. Eldorado mi ha veramente stregata, commossa e fatto sorridere. Volevo farti i miei complimenti. Ieri sera sono rimasta sveglia fino a notte fonda per finirlo. Incredibile. Una volta che lo inizi è impossibile fermarti. Ti considero una grande donna, un fantastico personaggio televisivo, intelligente, con questo libro ho capito che sei anche un’ottima scritrice, ironica e drammatica, coinvolgente. Spero di un giorno di conoscerti. Ce ne vorrebero di persone come te in quest’Italia, in questo mondo!!!

  45. Ciao Lux, chi ti scrive è Luca Manduca, il tipo che ha presentato il tuo Eldorado a Milano, da Pier, lo scorso settembre. Mi hanno incaricato di realizzare delle pitture sulla Shoah per la conferenza (tema: Arte e Shoah) organizzata per gennaio 2012 a Reggio Emilia dall’ISTORECO. Il tuo Eldorado mi ha aiutato a trovare l’ispirazione (ho realizzato ben 5 tavole a tecnica mista… mica “mulinciane”) e, inoltre, di non rischiare, dato il tema, di sfornare banalità e retorica. Quindi… grazie! Spero tanto che tu stia proseguendo sulla strada della scrittura.
    Un Kiss “virtuale” e buona vita…

  46. ciao vladi amica mia,
    sono ilaria la tua amica mattacchiotta come mi hai definita tu…
    intanto che dirti:già il titolo del libro è tutto un romanzo…eldorado…sembra una città di quelle dei film di animazione,invece poi leggendo il libro ti accorgi che in quella città i gay hanno sofferto moltissimo e quindi apprezzo il fatto che hai ambientato il romanzo proprio lì.
    tu ti batti da sempre per la diversità e sai che come amica appoggio tutto ciò che dici e che fai…
    il tuo libro l’ho comprato appena uscito e ho avuto la fortuna di assistere alla conferenza stampa a torino alla fiera del libro in cui lo hai presentato.ho scoperto così tante cose in più di questo meraviglioso romanzo.tu hai il potere di illuminare ogni cosa che fai…sei una brava persona,gentile,educata,disponibile,super intelligente ed io non posso che farti i miei più sinceri complimenti x eldorado…io che sono diventata tua amica e ti ringrazio per avermelo permesso,posso confermare che il romanzo l’hai scritto con il cuore e con l’anima…sei stata bravissima vladi…e quando ti vedrò a torino la prossima volta non mancherò di dirtelo di persona…promesso…!!!tvb…baci vladi amica mia…dalla tua amica mattacchiotta ila.

  47. Buongiorno Vladi! Un caloroso abbraccio da chi ha avuto il privilegio di leggere il tuo libro e l’immensa gioia di averti saputo emozionare….. Spero di rivederti presto. Massimo

  48. Per chi, come me, si era sino a oggi imbattuto in Vladimir Luxuria tramite il non sempre benevolo mezzo televisivo e, tuttavia, si era costruito, se non la convinzione, quantomeno la impressione di una persona sicuramente non banale e, anzi, da osservare e seguire con attenzione, la lettura del suo “Eldorado” può sicuramente rappresentare l’anello mancante, quella intima concessione che l’artista, ad un certo punto del suo percorso, sente l’esigenza di offrire, senza mezzi termini, a chi desidera entrare nella propria sintonia.
    A parte la raffinatezza data a tecniche certo non nuove di scrittura, come quel tocco personale che innalza la leggiadria, la leggerezza di alcuni momenti, colpisce la narrazione del dramma, del dolore e della disperazione dei suoi personaggi, mai rassegnati, anzi sempre pronti a “sfottere” la vita avversa.
    Una sorta di antidoto alla rassegnazione, un nuovo modello di maschera che si indossa ma non si vede, che nasconde ciò che non può e, anzi, non si vuole nascondere, senza elemosinare le lacrime di chi non possiede il privilegio di saper piangere.
    Eldorado è un romanzo che a fine lettura ti pone delle domande, ti invita riflettere, ti chiede di te e, soprattutto, ti induce a strappare una promessa all’autrice, quella di raccontarci il più presto possibile dell’amore tra Raffaele e Adalberto e di trasformare, così, il lieto fine in un promettente inizio.

    Pensiero su “ELDORADO” di Massimo Sentinella
    alla presentazione del libro all’Auditorium Verdi
    del Teatro Comunale di San Severo (FG)

  49. Vladimir Luxuria sei straordinaria

  50. Eldorado è un romanzo che ho trovato molto coinvolgente…e anche attuale: perchè i pregiudizi (come l’omofobia, figlia dell’ignoranza…) sono duri a morire. Mi sono divertito con Raffaele, ho riso con la sua ironia…ho sofferto leggendo le torture, esperimenti e umiliazioni varie… E ho pianto leggendo la lettera di Karl al padre. Le ultime pagine – lista dei morti – siano da monito per tutti: mai più un simile orrore! Grazie Vladimir per le emozioni che sei riuscita a regalarmi. Fabry .

  51. vadimir luxuria è una donna meravigliosa,da tutti i punti di vista.Lei sta combattendo da anni contro la transfobia e l’omofobia,e questo le fa molto onore .Io so che cosa signifa essere una persona discriminata dallo STATO,perchè “come dicono loro sono diverso”,ma questo nn è assolutamente vero,io sono un essere umano,come tutti quanti,solo che sono nato in un corpo diverso,e che voglio cambiare per sentirmi me stesso,e questo secondo voi è una descriminazione?a me piace come sono e nn voglio cambiare,e so anche che il mio percorso nn sarà facile,per arrivare al mio grande scopo,che è quello di diventare uomo,e so anche che a questo c’è un limite,ma come si dice :chi si accontenta gode,so che nn potrò avere figli,perchè nn ho lo sperma di un “uomo biologico”,ma si dice anche: che i figli sono di quello che li cresce e nn di quello che li fa.Vladimir continua cosi ,stai andando alla grande,TI VOGLIO BENE DA TIZIANO E GRAZIE DI QUELLO CHE STAI FACENDO!!!!!!!

  52. Carissima Vladi, sono appena uscita dalle pagine di Eldorado, l’ho trovato bellissimo,grandi emozioni, ti cattura pagina dopo pagina.
    Come sempre tanti complimenti e spero che continuerai a regalarci altre pagine di grandi emozioni.
    Sei una grande, un affettuoso abbraccio

  53. Cara Vladimir, ho finito questa notte di leggere Eldorado, mi scuso con te perché all’inizio ho cominciato a leggere il libro con superficialità, credendo che fosse un semplice romanzo a tematica.
    Piano piano il libro mi ha preso e grazie a te ho colto anche il senso e la profondità delle tue parole, sei riuscita a commuovermi portandomi alla conoscenza di certi risvolti dei lager nazisti che conoscevo, ma non così in fondo.
    Non credevo che questa lettura mi appassionasse così tanto.
    Ti ringrazio e lo consiglierò e lo regalerò presto ad altri miei amici.
    Complimenti di cuore.

  54. Ho finito proprio ieri di divorare il libro Eldorado. Ho trovato il suo romanzo estremamente interessante e pieno di energia, complimenti davvero per la carica e la voglia di andare avanti a testa alta che è riuscita a trasmettere!

    Mi scusi per l’italiano un po’ “rovinato” ma non vivo in Italia e non ho molte occasioni per usarlo.

    Un saluto dalla Cina,
    ancora complimenti.

  55. […] h 18-20 , Spazio Pucci, via Canaletto 108 Vladimir Luxuria presenterà a Modena il suo romanzo “Eldorado” – Ed. […]

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